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09/03/2026

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Risposta: Si, la Cassazione si è espressa.

Assegno divorzile e assegno unico universale:

ok all’attribuzione integrale al genitore collocatario anche in caso di affido condiviso

Dopo la richiesta di una cliente di rispondere alla domanda, approfondiamo la pronuncia della Corte di Cassazione del 22 febbraio 2025 sui presupposti dell’assegno divorzile e sull’attribuzione dell’assegno unico.

Il caso

Il Tribunale di Lanciano dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra le parti, disponendo l’affidamento condiviso del figlio minore con collocamento presso la madre. Il Tribunale assegnava inoltre alla madre la casa familiare e poneva a carico del padre un assegno di mantenimento di euro 600,00 mensili per i figli, oltre ad un assegno divorzile di euro 300,00 in favore dell’ex moglie.
La Corte d’Appello dell’Aquila riduceva l’assegno divorzile ad euro 100,00 mensili, mantenendo il riconoscimento della natura perequativo‑compensativa della prestazione e confermando l’attribuzione esclusiva dell’assegno unico universale alla madre, genitore collocatario del minore.
L’ex marito ricorreva per Cassazione, censurando sia il riconoscimento e la motivazione dell’assegno divorzile e sia la spettanza integrale dell’assegno unico universale alla madre in assenza di affidamento esclusivo.

Le questioni giuridiche

Il marito chiedeva alla Corte se sussistessero i presupposti del riconoscimento all’assegno divorzile in funzione perequativo‑compensativa e come debba essere interpretato l’art. 6, comma 4, d.lgs. 230/2021 in punto di assegnazione dell’assegno unico universale tra genitori separati o divorziati, in particolare se sia legittima l’attribuzione al 100% al genitore collocatario in regime di affidamento condiviso.

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La decisione sull’assegno divorzile

Ebbene per la Corte di Cassazione il giudice di merito aveva accertato che, nel corso di un matrimonio ultraventennale, la ex moglie, pur non del tutto inattiva, si era sostanzialmente dedicata alla gestione familiare e ai tre figli, con rinvio o compressione del proprio inserimento pieno nel mondo del lavoro, con riflessi negativi sulle prospettive reddituali e pensionistiche.
In questa prospettiva, l’assegno non è riconosciuto in chiave meramente assistenziale (poiché la donna è comunque economicamente autosufficiente), bensì in funzione perequativo‑compensativa, per riequilibrare lo svantaggio economico derivante dalla scelta di dedicare energie alla famiglia contribuendo alla formazione del patrimonio comune.​

L’assegno unico universale e il genitore collocatario

Il ricorrente sosteneva che, in mancanza di affidamento esclusivo, l’assegno unico dovesse essere diviso al 50% tra entrambi i genitori esercenti la responsabilità genitoriale, sostenendo che la legge consentirebbe l’attribuzione integrale ad uno solo soltanto nei casi di affidamento esclusivo.
La Corte, muovendo dal tenore letterale della norma e richiamando la circolare INPS n. 23/2022, afferma che, in ipotesi di affidamento condiviso con collocamento prevalente presso uno dei genitori, il giudice può legittimamente stabilire che l’assegno sia erogato per intero al genitore collocatario.
La circolare INPS prevede infatti che, in caso di collocamento del minore presso il richiedente, si possa optare per il pagamento al 100% al genitore collocatario e che il giudice, nei procedimenti giudiziali, possa espressamente stabilire tale modalità, anche in aggiunta all’assegno di mantenimento.​
Secondo la Cassazione, questa interpretazione è coerente con la ratio dell’istituto, che è misura unica a sostegno della genitorialità e della natalità, finalizzata a semplificare e potenziare gli interventi in favore dei nuclei con figli e ad assicurare l’immediata copertura dei bisogni quotidiani del minore nel contesto in cui vive stabilmente.​ Microguida all’assegno unico – Cos’è l’assegno unico per i figli?
L’attribuzione al genitore collocatario è letta come una sorta di mandato ad utilizzare l’intera somma nell’esclusivo interesse della prole, ferma restando la possibilità, per l’altro genitore, di chiedere conto dell’effettivo impiego delle risorse.