Il tradimento a prova di “App”

L’iscrizione ad una “App” di incontri può giustificare l’addebito della separazione?”

 

IL CASO

 

Una donna trovava sullo smartphone del marito foto e messaggi compromettenti scambiati con un’altra donna all’interno di una chat. L’uomo, infatti, aveva lasciato aperta la App all’interno della quale si trovava la chat con la sua “amante virtuale”.

Successivamente, la signora, scopriva sul telefono del coniuge anche la ricevuta di pagamento per l’iscrizione ad un sito di incontri.

 

Una volta venuta a conoscenza delle circostanze di cui sopra, la donna insospettita, iniziava ad indagare sul passato del marito e scopriva che lo stesso le era già stato infedele nel 2013.

 

La signora, alla luce dei fatti, chiedeva ed otteneva dal tribunale di Verona la separazione con addebito al marito.

 

L’uomo, negando quando dedotto dalla donna, faceva ricorso alla Corte di Appello di Venezia, che, tuttavia, rigettava l’istanza.

 

Il marito, pertanto, proponeva ricorso per Cassazione sostenendo la violazione del suo diritto di difesa, per non essergli stato consentito di provare che la separazione non era a lui addebitabile, sia in relazione alle sue presunte infedeltà (sms e pagamenti per siti di incontri on line con donne e fotografie prodotte dall’ex moglie), sia perché, al tempo del presunto tradimento aveva assistito l’ex moglie, malata oncologica dalla primavera del 2013.

 

Tuttavia la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 3879 (9 dicembre 2020 – 16 febbraio 2021) confermava il giudizio di secondo grado, compreso l’assegno di mantenimento.

 

 

         COME SI È ORIENTATA LA CORTE CASSAZIONE?

La Cassazione, con ordinanza n. 3879 (9 dicembre 2020 – 16 febbraio 2021), tra le altre cose, sanciva che “anche i pagamenti sui siti di incontri (nel caso specifico si trattava di Meetic e senzapudore.it) possono provare l’addebito della separazione”.

 

È quindi chiaro che, anche se per i giudici di Piazza Cavour, il solo indizio scoperto dalla moglie, ossia il pagamento sul sito di incontri non poteva di per sé provare il tradimento, tuttavia i molteplici indizi, gravi, precisi e concordanti potevano indurre il giudicante a dichiarare il tradimento, che, in quanto causa della separazione, diveniva addebitabile.

 

È evidente che questa sentenza dimostra un cambio di rotta rispetto al passato:

Internet oggi è un mezzo attraverso il quale si può tradire il proprio partner, e pertanto la Cassazione si è orientata per riconoscere il tradimento virtuale (https://studiodonne.it/2021/02/15/cosa-comporta-il-tradimento-online-la-legge-in-famiglia-ep-3/)  indipendentemente dall’effettivo tradimento fisico.

 

In altri termini diviene rilevante “l’intenzione di tradire”, soprattutto alla luce dell’attuale difficoltà ad intrattenere rapporti interpersonali in questo lungo periodo di emergenza sanitaria e in particolar modo durante il lockdown.

 

Sul tema, anche in tempi in cui l’uso di internet non era cosi diffuso, si era già espressa la Cassazione stabilendo che “viola il dovere di fedeltà, ex art. 143 c.c., il coniuge che ricerca on line altri partner.”

 

Infine, è necessario sottolineare che tale principio, era già stato enunciato anche con la sentenza n. 9472 del lontano 1999, secondo cui, anche la semplice “ricerca di un amante” era ritenuta “una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi tale da provocare l’insorgere della crisi matrimoniale”. (https://studiodonne.it/2021/02/12/la-truffa-sentimentale-ex-art-640-c-p-romantic-scam/).