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Tribunale dà il via agli incontri tra genitori e figli via Skype e WhatsApp

A stabilirlo è stato proprio il Tribunale di Terni con un provvedimento del 30 marzo 2020. Si è dunque disposto lo svolgimento degli “incontri protetti” tra figli minori e genitori non collocatari attraverso remoto e quindi tramite Skype o WhatsApp. Pronuncia del giudice Monica Velletti che riguarda una coppia con 3 figli piccoli con la madre allontanatasi dalla casa familiare con i bambini per presunte violenze da parte dell’uomo.

Il Tribunale aveva precedentemente stabilito, con ordinanza del 4 marzo, che, date la difficoltà riscontrate dal padre nel mantenere i rapporti con i figli, lo stesso potesse incontrarli in un ambiente protetto o “spazio neutro” con l’ausilio degli assistenti sociali. A causa, però, dell’emergenza sanitaria è stata necessaria la sospensione degli incontri ed è cresciuta la preoccupazione dei genitori per gli spostamenti dei bambini.

Il padre agisce però in giudizio con un’istanza urgente con cui si segnala la mancata attuazione delle statuizioni contenute all’interno dell’ordinanza del 4 marzo ed un comportamento ostativo dell’ex nel fargli avere contatti, anche telefonici, con i figli e come, questa situazione, possa pregiudicare in maniera ancora più grave i rapporti, già difficili, con gli stessi. Al contrario, la madre riferisce come siano i figli a non voler avere contatti e come sia lei a dover sollecitare gli stessi a chiamare.

Data la difficoltà nel capire quale delle versioni corrispondesse alla realtà, il tribunale, a seguito dell’impossibilità dello svolgimento degli incontri protetti in ambiente neutro, proprio a causa del rischio di contagio, ha cercato una modalità di incontri che fosse in grado sia di tutelare il diritto alla bigenitorialità dei minori, sia che non esponesse gli stessi ai rischi dell’epidemia. Ha perciò disposto che gli incontri si realizzino con modalità che evitino il loro spostamento ed il contatto con gli operatori dei servizi sociali. Vengono suggeriti come metodi di incontro via remoto Skype e WhatsApp, tramite i quali si possono effettuare videochiamate che possano essere regolate dagli operatori dei servizi sociali. Viene così da un lato garantito il diritto dei figli di avere rapporti con il padre, salvaguardata la salute degli stessi e si prevengono anche atteggiamenti aggressivi e manipolatori da parte dei genitori. Viene inoltre sottolineato come non vi debba essere la forzatura dei bambini a partecipare a questi contatti che dovranno quindi essere portati avanti su base volontaria e senza forzare i minori qualora opponessero resistenza, agevolando però gli incontri nel caso vi fosse la disponibilità.

Il Tribunale dichiara dunque: “dispone che i responsabili del Servizio Socioassistenziale del Comune (…) organizzino, fino al termine dell’emergenza sanitaria, incontri tra il padre e i figli minori con modalità da remoto, alla presenza di operatore del Servizio Sociale, solo ove ciò sia conforme all’interesse della prole, secondo quanto meglio specificato in motivazione, garantendo comunque la necessaria autonomia dei responsabili del servizio per la organizzazione dei contatti, alla luce delle esigenze che dovessero manifestarsi, anche prevedendo relazioni diversificate tra il padre e ciascuno dei figli”.

È chiaro quanto questo provvedimento sia innovativo sul piano del diritto di visita e diritto alla bigenitorialità permettendo, anche in una situazione di estrema emergenza sanitaria, la possibilità di non perdere i rapporti tra figli e genitori, senza costringere i bambini a correre il rischio di essere contagiati.

 

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e del dott. Ludovico Raffaelli

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