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La madre calunnia il padre e perde il collocamento del minore

Lo sancisce un decreto del Tribunale di Roma dell’11 Aprile 2017. La questione verteva sull’affidamento e collocamento di una bambina, nata il 24 febbraio 2011. Entrambi i genitori ne richiedevano l’affido esclusivo sulla base di gravi carenze sul piano della capacità genitoriale.

Era però la madre ad evidenziare le accuse più gravi nel ricorso, sostenendo che il padre “adottasse condotte violente, psicologicamente ed economicamente prevaricatrici, di accompagnarsi a prostitute, di far uso di sostanze stupefacenti, di utilizzare psicofarmaci e soffrire di instabilità”. Chiedeva quindi, nelle conclusioni dell’atto, di poter ottenere l’autorizzazione da parte del Tribunale di trasferirsi con la minore in Serbia. Il padre replicava sostenendo la falsità delle accuse finalizzate al solo espatrio della bambina.

A causa delle complesse e difficili ricostruzioni della vita familiare della coppia il Tribunale sostenne la necessità di una consulenza tecnica dalla quale emerse una ricostruzione decisamente diversa rispetto a quella fatta dalla madre.

La consulenza ha infatti evidenziato come le accuse mosse dalla donna in merito all’utilizzo di sostanze stupefacenti risultassero prive di fondamento dopo che lo stesso si era sottoposto ai test, e come, in realtà, la figura che più vertesse verso l’inadeguatezza genitoriale fosse quella della madre piuttosto che del padre.

Viene infatti sottolineato come le criticità del comportamento materno fossero evidenti: “appare spesso chiusa, poco comunicativa e disposta ad approfondire sia le tematiche relative alla sua storia (…). Tende spesso a spostare il focus dei suoi discorsi su di lui (il padre della figlia) e sulle sue mancanze o difetti colpevolizzandolo e disprezzandolo non parlando di sé (…)”. Risultò, invece, che il padre fosse più aperto alla comunicazione e che apparisse “pacato e molto disponibile” e “pronto a negoziare anche alcune sue convinzioni o decisioni per il bene della bambina”.

Veniva dunque esclusa dalla consulenza tecnica la possibilità del trasferimento in Serbia della bambina insieme alla madre, ma si consigliava comunque la collocazione presso la casa materna.

Il collegio, in difformità del parere tecnico, ritenne invece che non fosse “conforme all’interesse della minore un suo collocamento presso la madre”, non solo in ragione delle risultanze della consulenza tecnica “quanto piuttosto della sua stessa strategia personale e processuale adottata in questo giudizio”. L’aver quindi dipinto il padre della minore in maniera estremamente negativa insieme a delle gravissime accuse che sono risultate quantomeno “circostanziali” e prive di riscontro, risulta in forte contrasto con quello che dovrebbe essere il ruolo di un genitore che pensi all’interesse della figlia.

È poi solo a seguito dei risultati della CTU che la stessa ha ritrattato la propria versione.

È proprio per tali ragioni che il collegio, mantenendo comunque l’affidamento ad entrambi i genitori, ha disposto il collocamento prevalente della bambina presso il padre disponendo un piano di frequentazione a fine settimana alternati.

Conclusioni

L’Avv. Missiaggia sottolinea “L’interesse del bambino prevale sempre sulle strategie genitoriali che spesso puntano a colpire l’altro per avere una ragione alle volte fallace. In questo caso la denigrazione dell’altro genitore è stato presupposto di una “punizione” del Tribunale volta a far riflettere tutti coloro che intraprendono strade ardue e non supportate da reali prove.

La giurisprudenza è conforme nel ritenere inidoneo quel genitore poco collaborativo con l’altro nello sviluppo del bambino che, come sappiamo necessita di entrambe le figure genitoriali per crescere equilibrato”.

Decreto 2017

 

a cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e Ludovico Raffaelli

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