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Cassazione civile ordinanza n. 14591/19: tradimento e abbandono del tetto coniugale non bastano per richiedere l’addebito.

Per la Corte di Cassazione l’infedeltà e l’abbandono del tetto coniugale non sono sufficienti a fare scattare l’addebito della separazione se il partner che lo richiede non dimostra che hanno determinato la fine del matrimonio.

“Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione” art. 143 co.2 cc

E dunque niente addebito alla ex che tradisce e va via di casa.

Il tradimento e la fuga non sono sufficienti per addebitare la separazione. A patto però che la relazione extraconiugale e l’abbandono della casa familiare, arrivino quando vi sia già una perdurante situazione di elevata conflittualità tra moglie e marito, tale da compromettere autonomamente la serenità familiare.

Queste violazioni dei doveri coniugali, infatti, non sono di per sè sufficienti a far scattare l’addebito se il giudice rileva che la coppia fosse già precedentemente in crisi.

La vicenda

In primo grado il Tribunale di Genova con sentenza n. 3467/2015 aveva addebitato la separazione alla donna, ai sensi dell’ art. 151, II comma, c.c..

“Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio “

In particolare, durante l’istruttoria era emerso che la stessa, oltre ad essersi allontanata da casa, intratteneva una relazione con un altro uomo.

Quanto in primo grado però, non è stato confermato in secondo, ovvero, la Corte di Appello di Genova con la sentenza n. 127/2016 revocava l’addebito ritenendo che il quadro probatorio era scarno, ovvero non sufficiente per dichiarare l’addebito nei confronti della donna

Era stato sostenuto dalla difesa della signora che, la crisi coniugale era iniziata prima sia dell’abbandono del tetto coniugale che della relazione.

È stato ampiamente dimostrato che l’abbandono della casa coniugale non era causalmente ricollegabile con la relazione, ma doveva, invece, imputarsi alla preesistente e duratura compromissione della serenità familiare e all’accesa conflittualità esistente tra i coniugi.

Il marito, ricorrendo in Cassazione denunciava la non corretta valutazione del materiale probatorio, secondo l’uomo, nel caso di abbandono del tetto coniugale è in capo al coniuge colpevole di siffatta violazione dei doveri coniugali dimostrare che l’allontanamento è dovuto all’intollerabilità della convivenza.

Per quanto riguarda l’inosservanza del dovere di fedeltà, una volta provata da colui che ne richiede l’addebito vigerebbe la presunzione secondo cui sarebbe stata tale inosservanza a determinare l’intollerabilità della convivenza, salvo che il coniuge responsabile riesca a provare, come fatto estintivo, che la crisi coniugale sia da imputare a fatti diversi, operando in tal caso un’inversione dell’onere della prova: nella specie, l’ex moglie nessuna prova aveva fornito.

I giudici di piazza Cavour non condividono le doglianze sollevate.

Gli Ermellini precisano che, ai fini della pronuncia di addebito, è necessario accertare se la violazione dei doveri posti dall’art. 143 c.c. a carico dei coniugi, lungi dall’essere intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, abbia, viceversa, assunto efficacia causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale; la giurisprudenza ha, anche a più riprese, precisato che l’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa, costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale.

Per quanto riguarda l’onere della prova, si rammenta che “grava sulla parte che richieda, per l’inosservanza degli obblighi nascenti dal matrimonio, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata violazione”.

Nel caso di specie, essendo emersa una situazione di prolungata tensione tra i coniugi, determinante l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la Corte d’appello ha imputato a tale situazione la causa della separazione

In definitiva la Cassazione rigetta il ricorso.

Ed è per questo che, se la crisi matrimoniale risulta precedente all’allontanamento del coniuga della casa e all’inizio da parte di questi di una relazione extraconiugale con un’altra persona, non ci può essere alcun addebito. Infatti l’abbandono della casa familiare deve imputarsi alla preesistente e duratura compromissione della serenità familiare e all’accesa conflittualità esistente tra i coniugi.

Grava infatti sul coniuge che richiede l’addebito della separazione, contestando al partner l’abbandono del tetto coniugale e l’infedeltà, l’onere di dimostrare che tali comportamenti hanno determinato la crisi di coppia. Invero queste violazioni dei doveri coniugali non sono di per sè sufficienti a far scattare l’addebito se il giudice rileva che la coppia fosse già precedentemente in crisi e che la convivenza tra i due fosse già tesa e intollerabile prima ancora che tali violazioni si realizzassero.

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