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#Padova #Affidamento al padre condannato in primo grado per violenza e lesioni contro l’ex moglie, maltrattamenti in famiglia e violenza assistita.

“Il caso di Padova mi fa riflettere E’ così che commento a caldo l’affidamento e collocamento al padre di un minore che ha assistito alla violenza familiare ed  al maltrattamento materno.

Leggo che  l’affidamento al padre del figlio minore sia dipeso  dalla circostanza che la mamma del piccolo, nonché sua ex moglie ed ex vittima,  è stata ritenuta dal giudice, borderline con assunzione di sostanze psicotrope per sedare l’ansia da violenza. Ci sono delle incongruenze nella notizia.

Proviamo a farci delle domande però.

La vicenda non sarà sicuramente recente, conosciamo tutti la lentezza della giustizia italiana e se parliamo di condanna confermata in secondo grado staremo parlando sicuramente di un procedimento incardinato nel 2012…o giù di lì.

L’uomo, da quello che emerge dai giornali, avrebbe massacrato di botte l’ex moglie (con lesioni anche permanenti), insultato, minacciato, demolito psicologicamente, isolato, tenuto senza soldi e senza cibo, con l’aggravante di averlo fatto sempre alla presenza del figlio minore (violenza assistita).

L’ordinanza, a firma del giudice Dott.ssa Chiara Ilaria Bitozzi, definisce la donna  «personalità borderline», senza test specifico, basandosi su una Ctu  (richiesta tra l’altro dalla signora) che avrebbe dovuto valutare la capacità genitoriale di entrambi i genitori.

La decisione ha scatenato proteste e polemiche: gli esperti del Centro Veneto Progetti Donna Onlus hanno denunciato la violazione della Convenzione di Instambul, che “stabilisce chiaramente che gli episodi di violenza (e qui c’è addirittura una doppia condanna), vanno sempre considerati nelle decisioni sui diritti di custodia dei figli”.

Bene, le domande che mi pongo sono queste:

  • Il giudice affida il minore al padre con la consapevolezza che, nonostante i gravi reati dallo stesso commessi, non farà un giorno di carcere?
  • La donna, perché a distanza di anni, deve ancora ricorrere a degli psicofarmaci, seppur blandi, sapendo si doversi occupare del figlio minore?

Il caso ha sicuramente dell’inquietante, ma per poter dare un giudizio o commentare la vicenda, dovremmo avere tutte le carte in mano.

Aspettiamo di sapere cosa diranno i giudici di secondo grado sulla questione, la cui udienza è stata fissata al primo luglio pv.

Con il mio studio sono molto attenta a queste tematiche e problemi, ed è per questo che ho creato il progetto #PerTeUomo con la  Onlus Studiodonne.

L’obiettivo è quello di riconoscere e curare le forme di dipendenza legate alla violenza per liberare le donne, ma anche gli uomini maltrattanti, da ogni aggressione fisica o psichica. Lo scopo è perseguito con l’ausilio di esperti psicologi, terapeuti e professionisti del settore legale.

L’Associazione Studiodonne Onlus nasce per promuovere in Italia lo sviluppo e la diffusione delle tecniche alternative al conflitto familiare e promuove ricerche scientifiche nel campo della cura e della rieducazione degli uomini maltrattanti attraverso un metodo innovativo ma con radici lontane, quello dei 12 passi utilizzato dagli Alcolisti Anonimi dal 1935 e oggi applicato in più di 160 paesi.
E’ importante intervenire per tempo e per farlo serve il contributo di tutti. Studiodonne onlus favorisce e promuove la collaborazione tra istituzioni, tribunali, Asl, forze di polizia, imprese, fondazioni, associazioni e cittadini per prevenire e contrastare la violenza fin dai suoi primi segnali.

E di certo sapere che un bambino viene collocato presso un padre che ha malmenato la mamma senza essere stato recuperato con un percorso di psicoterapia, assolutamente taciuto dalla cronaca e forse assente, non è rassicurante. C’è ancora molto da fare!”