DIVORZIO BREVE IN ITALIA: PRESTO LA LEGGE

Divorzio dopo un anno dalla separazione senza minori e dopo due in presenza di figli minorenni.

In caso di approvazione del testo  unificato di numerose proposte di legge A.C. 749, A.C. 1556, A.C. 2325 e A.C 3248 adottato dalla Commissione di Giustizia il 23 febbraio 2012 ed attualmente all’esame della Commissione Affari costituzionali, in modifica della legge sul divorzio n. 898/1970 e successive modifiche, si riducono i tempi della separazione legale.
Un primo passo verso l’adeguamento dell’Italia ai principi europei del diritto di famiglia.

Attualmente, in Italia, la normativa vigente stabilisce che, per la proposizione della domanda di divorzio ( in realtà, il legislatore utilizza le espressioni “scioglimento del matrimonio” e “cessazione degli effetti civili del matrimonio”),  le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla prima udienza di comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale anche quando il giudizio da contenzioso si sia trasformato in consensuale.
La proposta di legge incide quindi sulla durata del periodo di separazione ininterrotta, ridotta da tre anni ad uno in assenza di minori con l’attesa di due anni in presenza di figli minorenni.
L’obiettivo principale del legislatore è stato quello di anticipare il momento della possibile proposizione della domanda di divorzio con l’effetto di migliorare la gestione del contenzioso familiare, caratterizzato ad oggi in Italia da estenuanti  e lunghi giudizi che, in alcuni casi, spingono alcuni italiani a trasferirsi all’estero per divorziare in tempi brevi.  Vedi Gran Bretagna, Spagna ed Europa dell’Est.

Tuttavia,  se al testo predisposto dalla Commissione della Camera dei Deputati va riconosciuto il tentativo di mostrare un atteggiamento propositivo di riforma del diritto di famiglia in Italia, in adeguamento con il resto dell’Europa, allo stesso tempo occorre chiedersi se tale testo davvero riformi la materia con effetti rilevanti nella prassi attualmente in vigore.
Infatti, all’entusiasmo di chi applaude a tale riforma presentandolo come un “testo rivoluzionario” “un atto di civiltà, grande segno di riforma liberale” (Cit. On. Concia), rimangono pur sempre dubbi e forti perplessità.
In realtà la riduzione dei tempi di decorrenza per l’ottenimento dl divorzio non semplifica la procedura, né  la macchina del contenzioso legale che al contrario avrebbe potuto conoscere un reale cambiamento nell’unificazione della separazione e divorzio in un unico atto di certo applicabile in tutti i casi di coppie in accordo a divorziare o sprovviste di figli minori.
A conferma di ciò,  la circostanza che nel 98% dei casi ogni separazione si trasforma in divorzio sia in Italia, che a Malta, in  Irlanda del Nord e Polonia, dove la separazione legale è ancora obbligatoria e necessaria per la proposizione della domanda di divorzio.
Nel 2007, ad esempio, su un totale di 50.669 sentenze di divorzio ben 50.237 sono quelle pronunciate dalla separazione: 43.687 consensuali e 6.538 quelle giudiziali, rimanendone fuori soltanto 537.

Sulla scorta di tali numeri è evidente sollevare il legittimo dubbio in ordine alla tutela di tutte quelle coppie e/o nuclei familiari formatesi successivamente alla separazione legale ovvero nell’arco attuale del triennio ed ora  dell’eventuale nuova decorrenza dei termini.
L’attesa di un termine tra i due atti, quello della separazione e divorzio, non è sicuramente presupposto di riflessione per la coppia che al contrario, nella libertà decisionale, può essere spinta a riflettere senza obblighi di legge e riproporre un eventuale ritorno alla precedente famiglia anche dopo il divorzio.

E peraltro sarebbe stato utile favorire gli accordi tra le parti attribuendo al reciproco consenso il presupposto necessario per l’ulteriore riduzione dei termini tra separazione e divorzio anche in presenza di figli minori.

Voglio dire che il legislatore avrebbe dovuto consentire a tutti i coniugati in accordo per lo scioglimento degli effetti civili del matrimoni, ad operare un divorzio congiunto con la riduzione dei termini anche inferiori ad un anno.

Quanto suesposto costituisce una reale problematica anche se applicata alla distinzione che l’attuale proposta fa tra figli minorenni e maggiorenni. Tale innovazione, folle e controproducente cosi come definita dall’Avv. Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana del divorzio breve, costituisce presupposto di ulteriore conflitto per i genitori di minorenni che , al contrario, dovrebbero vedere semplificata, più degli altri, la procedura di divorzio al fine di accelerare quello sgancio che facilita i rapporti genitoriali nell’interesse dei minori, utilizzati strumentalizzati proprio dal vincolo che la coppia continua ad avere fino al divorzio stesso.

La società italiana, nei profondi cambiamenti socio-culturali negli ultimi quaranta anni, ormai da troppo tempo chiede un intervento rapido ed efficace del legislatore al fine di ottenere un’amministrazione della giustizia meno dispendiosa, lenta e farraginosa.

In particolar modo, appare necessario fornire un reale aiuto preventivo alla coppia insegnando loro ad accettare l’eventuale separazione e divorzio quale momento costruttivo di crescita e non di fallimento separandosi con amore in un nuovo linguaggio ed una nuova strada.

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