Tribunale Minorile di Trieste ordinanza del 28 febbraio 2012 – il Giudice dispone l’alternanza genitoriale settimanale nella casa familiare assegnata alla figlia minore.

Non vi è dubbio che è il principio a salvaguardare il diritto del minore a mantenere inalterato il proprio ambiente familiare quello a cui si ispira il Tribunale minorile di Trieste nella fattispecie. Ovverosia quell’habitat familiare costituito non solo dal bene immobile in sé, ma soprattutto dal complesso di relazioni e di clima domestico che il minore ha goduto fino al momento della separazione.

In tale senso la seguente sentenza della Corte di Cassazione è lungimirante al riguardo, laddove si afferma che: “Per la corretta interpretazione dell’art. 155 c.c. occorre distinguere fra due diverse espressioni della casa familiare, la prima delle quali connota materialmente il bene immobile in cui si svolse, per un certo periodo storicamente concluso, la vita coniugale e familiare; la seconda, invece, il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza (…), ossia l’ambiente in cui persiste, nonostante la separazione dei coniugi, l’insieme organizzato dei beni che costituisce, o che ha costituito, anche in  senso psicologico, l’habitat domestico che deve continuare a svolgere, preferibilmente e se possibile, la funzione di abitazione del nucleo composto da uno dei genitori separati e dalla prole. La norma in esame fa riferimento a questa seconda eccezione”(Cass. Civ. 9 settembre 2002, n. 13065)

Tale pronuncia, come è stato sottolineato da altra significativa giurisprudenza in materia, non fa altro che sancire l’importanza di interpretare le norme non solo sotto il profilo prettamente economico in presenza di minori, ma anche da un punto di vista prettamente psicologico.
Il Giudice, allora, chiamato a pronunciarsi nell’assegnazione della casa famigliare dovrà riuscire a garantire e preservare al minore quella qualità di vita già vissuta prima della separazione della coppia.

L’ORDINANZA DI TRIESTE DEL 28 FEBBRAIO 2012
Il caso vede una coppia di fatto residente a Trieste in presenza di una figlia di quattro anni, la quale  ricorre innanzi al Tribunale dei Minori competente per regolare l’assetto famigliare ed economico alla luce della separazione tra i due.

Proprio a  causa della lite aspra e accesa sorta in ordine alla casa familiare, il Giudice Istruttore in sede presidenziale ha ritenuto opportuno adottare i provvedimenti ex art. 708 c.p.c., III comma, in via provvisoria e con effetto immediatamente esecutivo, applicando all’ennesimo caso di irrimediabile conflittualità genitoriale i principi di diritto ex artt. 155 e 155 quater c.c., che consistono nel privilegiare l’esclusivo interesse dei figli.

Il provvedimento, infatti, è incentrato esclusivamente ad assicurare alla bambina un clima familiare attorno a sé idoneo a crescere in modo equilibrato e sereno, rilevando la priorità di conservare intatte e salvaguardate le abitudini della stessa. In sostanza, anziché scegliere uno dei due genitori come figura del genitore collocatario, il Giudice ha ritenuto opportuno assegnare direttamente alla minore la casa famigliare per assicurarle l’ambiente nella quale è cresciuta, con l’obbligo dei genitori di alternarsi settimanalmente nella frequentazione con la figlia. Infatti, si è disposto che: “la minore è collocata presso l’abitazione di proprietà di entrambi i genitori” e riguardo alla frequentazione con i genitori che “ciascun genitore rimarrà per una settimana con la figlia presso l’abitazione ove quest’ultima è collocata, alternandosi nella funzione di collocatario ogni lunedì mattina, con l’eventuale supporto di altri loro familiari; spetta alternativamente a ciascun genitore collocatario di garantire alla minorenne rapporti con l’altro genitore, durante ogni settimana”.

Il Giudice adito, nell’omettere di individuare la figura del genitore collocatario nella fase Presidenziale, in fase istruttoria ha predisposto l’audizione di tre testi per ciascuna parte per delineare al meglio la capacità genitoriale di entrambi, e addivenire quindi ad una graduale scelta per identificare il genitore più adatto a vivere con la minore, stabilendo, a tal fine, un percorso graduale nel quale poter valutare e monitorare le capacità genitoriali di entrambi anche con l’ausilio degli altri familiari, chiamati a rispondere a precisi obblighi familiari.

Con l’obiettivo preciso di responsabilizzare la madre e il padre nei confronti della figlia, costringendoli a trovare un dialogo ed evitando pertanto di nuocere alla figlia, che rischiava di essere utilizzata e strumentalizzata nel conflitto di coppia.

Emerge chiaramente, dunque, l’intento del Giudice di creare un sistema in cui ogni decisione deve essere presa con l’obiettivo di rendere consapevoli gli adulti delle loro azioni, al fine di sviluppare durante la fase delicata della separazione una sorta di sensibilità e consapevolezza genitoriale maggiore e più radicata.

Conforme in tal senso anche una relazione dei Servizi sociali in un procedimento pendente innanzi al Tribunale di Roma nella parte in cui, rilevata l’impossibilità di incontri madre figlio adolescente per espresso rifiuto di quest’ultimo vittima di probabile SAP, formulava richiesta al Giudice Istruttore di alternare i Genitori nella casa familiare onde favorire la frequentazione tra madre figlio proprio in quel contesto familiare in cui l’adolescente viveva. Purtroppo tale soluzione non è stata ritenuta percorribile con ordinanza che, tuttavia, alla luce di tale provvedimento di Trieste, potrebbe subire modifiche.

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