Trasferimento Bambini

TRASFERIMENTO DEI MINORI NELLA SEPARAZIONE

È possibile trasferire la propria residenza insieme a quella del proprio figlio in seguito alla separazione? È molto comune che a seguito di una separazione si propongano cambiamenti sia per necessità di riavvicinarsi alla propria famiglia di origine in modo tale da ricevere un supporto che per ragioni lavorative. In ogni caso la volontà di cambiare residenza è un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 16, che permette di circolare e fissare la residenza liberamente in tutto il territorio nazionale salvo restrizioni per motivi di sanità e sicurezza. Diversa però è la situazione nel momento in cui il trasferimento coinvolge un figlio.

 

Cosa succede in caso di trasferimento che coinvolge i figli

Il cambio di residenza di un figlio è infatti annoverato tra quelle decisioni ritenute di “maggior interesse” che devono necessariamente essere prese in accordo tra i genitori. Sul punto vi sono diverse pronunce della Suprema Corte, come la Cassazione Civile sez. I, 14/09/2016, n.18087: “Il trasferimento della residenza costituisce oggetto di libera e non coercibile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale. Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde perciò l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, sicchè il giudice, ove il primo aspetto non sia in discussione, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario (…)”. 

È tuttavia bene precisare che l’accordo fra i genitori diventa fondamentale per spostare l’abituale residenza del figlio.

Trasferire i propri figli a seguito della separazione

Cosa dice la legge a riguardo?

L’articolo 337ter del codice civile disciplina i rapporti tra i figli ed il resto della famiglia ed il minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, nonché il diritto di mantenere dei rapporti con gli ascendenti e gli altri parenti: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (…)”.

In generale, i Giudici non sono sempre favorevoli al trasferimento della madre con la prole in un’altra città, questo perché, nel nostro ordinamento, prevale sicuramente l’interesse dei minori a mantenere il rapporto costante con il padre. Solo in questo modo viene tutelato il principio della bigenitorialità.

Pertanto, se un genitore non sia d’accordo con la scelta di trasferirsi dell’altro, deve presentare un ricorso al giudice del luogo di residenza abituale del figlio per ottenere l’autorizzazione al trasferimento della residenza del minore.

Questo procedimento si può attivare con un ricorso per la modifica delle condizioni di separazione, di divorzio o dei provvedimenti riguardo a minori nati fuori dal matrimonio. Il genitore contrario a tale scelta, certamente potrà opporsi, manifestando le ragioni del dissenso. A questo punto sarà il Tribunale a dover decidere la soluzione che tuteli maggiormente l’interesse del minore; potrà quindi ascoltare il minore stesso, il quale se ha compiuto 12 anni (o anche di età inferiore qualora sia capace di discernimento) potrà manifestare le sue preferenze.

È importante sottolineare che i genitori non possono decidere arbitrariamente di trasferirsi con la prole senza il consenso dell’altro ovvero senza l’autorizzazione del giudice, si rischierebbe di incorrere in serie sanzioni sia civili che penali. Verrebbero infatti violate le norme in materia di affidamento e le disposizioni precedentemente dettate dal giudice della separazione; ciò può anche comportare un’inversione dell’affidamento o del collocamento del bambino fino a giungere, nelle situazioni considerate più estreme, alla decadenza della responsabilità genitoriale.  

 

Trasferimento dei minori all’estero

E se ci si volesse trasferire all’estero con i bambini? Sono stati elaborati, dal Tribunale di Milano, dei criteri secondo cui è possibile autorizzare il trasferimento all’estero del minore insieme al genitore collocatario.

Possiamo trasferire un figlio all’estero o in altra città nella separazione e divorzio? Ecco come e quando

Il caso preso in esame dal Tribunale

Due persone di diversa nazionalità hanno un bambino e vanno a convivere; tuttavia, poco dopo la nascita del bimbo la convivenza si interrompe. La madre (francese), trasferitasi in Italia, perde il lavoro trovato una volta trasferitasi e riceve un’offerta che la renderebbe economicamente indipendente; offerta che però proviene da un’azienda parigina

Viene dunque fatto ricorso dalla madre per ottenere l’autorizzazione al trasferimento proprio e del bambino giustificato da motivi lavorativi. Il padre (italiano) si oppone perché, la collocazione del bambino a Parigi non permetterebbe allo stesso di esercitare la propria funzione di genitore e di instaurare un rapporto che fosse diretto e continuativo tra lui ed il figlio.

I criteri elaborati dal Tribunale di Milano:

  • Analizzare le motivazioni relative al trasferimento del genitore collocatario. Le ragioni del genitore non devono solamente basarsi sulla possibilità di guadagnare di più dal punto di vista lavorativo o dalla volontà di “cambiare aria”, infatti sottolinea che il genitore debba avere: “sostanziali ragioni per trasferirsi altrove non determinate (solamente) da più remunerative chance lavorative ovvero da un mero ‘cambio di ambiente sociale’ che offra (all’adulto e solo all’adulto) una più generale sicurezza rispetto a quella offerta dall’ambiente in cui ha convissuto con la prole fino al momento della richiesta”.
  • Valutare i tempi e le modalità di visita e di frequentazione tra il figlio ed il genitore non collocatario. Si va sostanzialmente la reale fattibilità di un piano di frequentazione che deve essere proposto e garantito dal genitore che intende trasferirsi e che non costringano il genitore non collocatario ad essere sottoposto a sforzi economici spropositati o a stravolgere la propria vita e le proprie abitudini.
  • L’eventuale disponibilità del genitore non collocatario al trasferimento all’estero. Questo terzo criterio è volto al mantenimento della continuità nella frequentazione del bambino ed alla continuità nell’esercizio della propria funzione genitoriale. Ovviamente non si può costringere nessuno a tale cambiamento, ma, nel momento in cui si trovasse la disponibilità, allora il trasferimento del bambino sarebbe molto più semplice.
  • Valutare la possibilità per il minore di mantenere delle relazioni con le figure importanti nella propria vita. Come figure importanti vengono considerati, i parenti, gli amici e coloro che comunque possono contribuire alla costruzione dell’identità del bambino.
  • Fare una valutazione sull’impatto che il trasferimento può avere a livello sia psichico che morale sul minore. Valutare dunque la capacità del minore di adattarsi e l’influenza che il cambiamento possa avere sul suo bisogno di stabilità.
  • Analisi delle caratteristiche dell’ambiente familiare in cui il genitore collocatario intende trasferirsi. Fare quindi un paragone rispetto a dove il minore si trovava in precedenza e dove invece andrebbe; analizzare inoltre le diversità culturali, di lingua, di organizzazione scolastica ed il modello di vita che si prospetta.
  • Valutazione circa l’età dei figli e la capacità di adattamento. È noto come più l’età del figlio sia tenera e più il mantenimento dei rapporti con un genitore lontano risulti difficile.
  • Valutazione circa l’eventuale desiderio del minore di trasferirsi.  Il pensiero e la volontà di un minore di età più avanzata vengono infatti presi in notevole considerazione in merito a tali decisioni.

La conclusione del caso

I giudici del Tribunale hanno valutato come nel caso di specie la volontà di trasferimento della madre fosse semplicemente dettata dall’aumento della possibilità lavorativa nell’azienda parigina e che il beneficio che ne avrebbe tratto il bambino fosse inesistente in relazione alla difficoltà che avrebbe avuto nel mantenere un sano rapporto con il padre. Proprio per tali motivazioni viene negata alla donna la possibilità di trasferirsi con il minore.

 

La giurisdizione in caso di trasferimento all’estero

La regola fondamentale per stabilire quale Tribunale sia fornito di giurisdizione per regolare i casi di trasferimento dei minori ci giunge da una fondamentale sentenza della Suprema Corte di Cassazione: “(…)La regola fondamentale posta dalla convenzione del 1996 (in sintonia, fra l’altro, con quanto affermato nel Regolamento CE n. 2201 del 2003, articolo 8, e nella Convenzione dell’Aja del 25.10.1980, articolo 8) è, dunque, quella che individua la competenza giurisdizionale in riferimento al criterio della residenza abituale del minore al momento della proposizione della domanda, privilegiando, dunque, il rapporto di prossimità, id est il criterio di vicinanza, del minore stesso al giudice che deve decidere sulle modalità della sua vita, ed a tale criterio è improntata la giurisprudenza consolidata di questa Corte in materia di provvedimenti diretti ad intervenire sulla responsabilità genitoriale secondo le previsioni dell’articolo 330 c.c. e segg. (Cass. SU n. 11915 del 2014 e giurisprudenza ivi richiamata; di recente SU n. 8042 e n. 24231 del 2018). Il criterio generale anzidetto viene derogato in costanza dei presupposti di cui all’articolo 7, presenti i quali, il trasferimento della giurisdizione non è consentito al fine di riservarla al giudice del luogo in cui il minore aveva la residenza abituale prima del trasferimento o del mancato ritorno illeciti, e così sanzionare il genitore autore del comportamento illecito (nella specie, non viene in rilievo la competenza a decidere sull’istanza di rientro del minore di cui alla convenzione dell’Aja del 25.10.1980, che non costituisce oggetto del presente giudizio); ferma restando la competenza dello Stato in cui il minore è stato trasferito o trattenuto all’adozione delle misure di protezione urgenti, i cui effetti sono destinati a cessare all’adozione di nuove misure da parte dell’Autorità competente(…)”. (Cass. S.U. 32359/2018).

Il criterio fondamentale è dunque quello della vicinanza del giudice competente rispetto alla attuale residenza del minore, ovviamente tutto in presenza di trasferimenti leciti della residenza. Nello specifico caso analizzato dalla Corte (una bambina trasferitasi nel Principato di Monaco con la mamma) il trasferimento era già precedentemente stato autorizzato dal giudice ed inoltre la bambina si era perfettamente adattata alla nuova residenza avendo dichiarato di essere felice di vivere con la madre nel Principato. In questo caso, dunque, appare chiaro come la sentenza della Corte di Cassazione non possa che fare riferimento alla mancanza di giurisdizione italiana in una situazione in cui la residenza della minore è legittimamente stabilita in Francia

Guida al Divorzio Breve

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e del dottor Ludovico Raffaelli

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