Dentro gli Epstein files: potere, abusi e il peso dei nomi

Milioni di documenti, foto, video e atti giudiziari relativi alle indagini e ai procedimenti sul finanziere Jeffrey Epstein, condannato per reati di sfruttamento sessuale di minori e morto in carcere nel 2019 sono stati finalmente pubblicati.
Dopo anni di pressioni dei giornalisti, legali delle vittime e opinione pubblica, il Congresso USA ha approvato l’“Epstein Files Transparency Act”, che impone di aprire al pubblico i documenti sul caso.
L’effetto? Una specie di “panico da dossier”: molti temono l’uscita di nuovi nomi, altri denunciano che l’operazione di trasparenza sia ancora troppo timida e filtri fin troppo.
Una scossa al potere
i files disegnano reti di relazioni: voli su jet privati, inviti a residenze esclusive, donazioni e scambi di e – mail tra potenti.
Il punto chiave, anche giuridico, è distinguere chi c’era e basta da chi avrebbe avuto un ruolo attivo nei meccanismi di sfruttamento: un esercizio sottile che richiede indagini approfondite.
Intanto per molte figure pubbliche la vera condanna è reputazionale: anche l’ombra del dubbio pesa come una sentenza.
L’abuso sulle minori
Quello che traspare dai files di Epstein è un vero e proprio schema criminale che avrebbe trasformato ragazze giovanissime, spesso provenienti da contesti fragili e, oggetto di sfruttamento sessuale organizzato.
Il meccanismo, stando alle ricostruzioni giudiziarie, combinava adescamento, manipolazione psicologica e denaro: invitati presentati come “opportunità”, regali, promesse di aiuto per studio o lavoro, che in breve tempo diventavano un vincolo di dipendenza. In questo contesto, il consenso è solo apparente: quando c’è un divario abissale di potere, età e risorse, la volontà delle vittime viene piegata e svuotata di significato.
Secondo molte testimonianze, il reclutamento avveniva anche tramite una sorta di “catena”: alle ragazze veniva chiesto di portare altre coetanee, con piccoli pagamenti in cambio, trasformando vittime vulnerabili in anelli inconsapevoli di un sistema più grande. Gli incontri avvenivano in residenze lussuose, isole private, contesti apparentemente “protetti”, dove il confine tra mondanità e abuso venne deliberatamente cancellato. Per chi subisce questo tipo di violenza in età minorile, le conseguenze non sono solo fisiche, ma profondamente psicologiche: vergogna, senso di colpa indotto, paura di non essere credute e, spesso, anni di silenzio prima di riuscire a parlare.
Quando il consenso non salva gli adulti
La legge presume che, in certe situazioni, il minore non sia libero di scegliere, e quindi l’abuso è comunque integrato.
I rapporti sessuali con minore di 14 anni sono sempre penalmente rilevanti, a prescindere dal consenso e dall’iniziativa del minore.
Per quanto concerne i rapporti con un minore tra 14 e 16, quando l’adulto è genitore, insegnante, allenatore, datore di lavoro, medico, o figura che esercita comunque autorità o influenza, l’ordinamento qualifica come abuso l’uso di quel potere per ottenere favori sessuali.
C’è poi il tema dello sfruttamento sessuale: la retribuzione, anche sotto forma di regali o piccoli vantaggi economici, fa venir meno qualsiasi validità del consenso.
In queste ipotesi non esiste un margine di liceità: la pretesa libertà di scelta è assorbita dalla tutela rafforzata della libertà sessuale del minore.
Le conseguenze dell’abuso
La narrativa mediatica, nel caso Epstein, tende a parlare di “scandalo”, “relazioni ambigue”, “festini”, oscurando il linguaggio tecnico di abuso, tratta, sfruttamento con il rischio di “normalizzare” l’abuso in contesti di potere come quello del mondo della finanza o di quello delle celebrità.
Inoltre, nelle dinamiche di grooming (adulazione, promesse di lavoro, soldi, carriera) la vittima può percepire inizialmente di “scegliere”, mentre per il diritto questo è un consenso manipolato e quindi non genuino.
La tutela delle vittime
Parlare oggi dei files del caso Epstein senza mettere al centro le minori significherebbe trasformare una tragedia in puro intrattenimento morboso.
Ogni nome noto che domina i titoli non è affiancato dai nomi delle vittime che, del tutto comprensibilmente, non leggeremo mai, perché le vittime hanno diritto all’anonimato e alla protezione. È essenziale però ricordare che al centro di ogni dossier non c’è solo la caduta delle élite, ma la necessità di riconoscere, tutelare e risarcire chi da quel potere è stato calpestato.
