Per valutare il diritto all’assegno divorzile bisogna anche tenere conto della convivenza prematrimoniale

Buongiorno Avvocato, io e mio marito stiamo affrontando un divorzio, io non lavoro ormai da anni ed ho smesso di lavorare ancor prima che ci sposassimo. Prima di scegliere di sposarci abbiamo convissuto per molti anni, è possibile che per determinare l’assegno divorzile che mi spetta tutti gli anni di convivenza precedenti al matrimonio non vengano tenuti in considerazione?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35385 del 18 dicembre 2023 ha voluto fare chiarezza sull’importanza del rapporto di convivenza precedente al matrimonio per la determinazione dell’assegno divorzile.

La vicenda vede la Corte d’Appello di Bologna emendare il verdetto di primo grado, che, per quanto riguarda i termini del divorzio, aveva assegnato la residenza coniugale alla madre e stabilito un assegno di mantenimento di € 1.600 al mese e un contributo per il sostentamento del figlio di € 700 mensili, oltre al 100% delle spese straordinarie, a carico dell’ex marito.

Nel dettaglio, la Corte territoriale ha rilevato che la donna, priva di entrate lavorative, non aveva mai svolto un’occupazione, sia prima che dopo il matrimonio, principalmente “per l’agiatezza derivante dalla sua famiglia d’origine, non avendo dedicato completamente il suo tempo alla cura del marito e del figlio”. Non risultava dai documenti che avesse rinunciato ad aspirazioni personali o si fosse dedicata esclusivamente alla famiglia, considerato che al momento del matrimonio la donna aveva già lasciato da tempo il lavoro.

La Corte, pur riconoscendo il diritto della donna all’assegno di mantenimento, ha ritenuto che la misura stabilita dal Tribunale risultasse eccessiva in considerazione delle attuali risorse finanziarie dell’ex marito, della breve durata legale del matrimonio (sette anni) e della natura assistenziale dell’assegno. Pertanto, è stata ritenuta equa una riduzione dell’importo a € 400 mensili. Anche il contributo al mantenimento del figlio, maggiorenne ma non autosufficiente, è stato ridotto a € 400 mensili.

L’ex moglie ha, dunque, presentato ricorso per Cassazione e la Suprema Corte ha ritenuto di particolare importanza la questione sollevata, concernente la durata della convivenza prematrimoniale ai fini dell’assegno divorzile. Attraverso un’ordinanza interlocutoria (n. 30671/2022) la Corte ha esaminato e spiegato la sentenza impugnata, evidenziando che la Corte d’appello, nel negare la rilevanza del periodo di convivenza prematrimoniale per il riconoscimento dell’assegno divorzile, si è basata sui criteri indicati nell’art. 5 della legge 898/1970, ponendo l’accento sulle disponibilità economiche dell’obbligato e sulla “durata legale del matrimonio. Tuttavia, la Corte Suprema ha osservato che: “la convivenza prematrimoniale è un fenomeno di costume che è sempre più̀ radicato nei comportamenti della nostra società cui si affianca un accresciuto riconoscimento – nei dati statistici e nella percezione delle persone – dei legami di fatto intesi come formazioni familiari e sociali di tendenziale pari dignità rispetto a quelle matrimoniali”. Pertanto, la distinzione tra la durata “legale” del matrimonio e quella della convivenza prematrimoniale appare meno coerente.

Sulla base di tale ragionamento, le Sezioni Unite hanno sostenuto che, in casi particolari in cui la convivenza prematrimoniale si lega a un matrimonio, la durata della convivenza può essere considerata ai fini dell’assegno divorzile.

Hanno anche sottolineato che la convivenza prematrimoniale può essere considerata ai fini dell’assegno divorzile solo se assume “i connotati di stabilità e continuità“. La componente compensativa dell’assegno divorzile richiede un rigoroso accertamento del nesso causale tra la sperequazione economica tra i coniugi e i sacrifici fatti per la famiglia. Nel caso in esame, la Corte d’appello non ha adeguatamente considerato il contributo della moglie durante la convivenza prematrimoniale nella determinazione dell’assegno divorzile, concentrando invece l’attenzione solo sulla durata legale del matrimonio.

In conclusione, la Corte Suprema ha stabilito che la durata della convivenza prematrimoniale può essere considerata ai fini dell’assegno divorzile, soprattutto nei casi in cui la coppia formalizza il matrimonio dopo una convivenza significativa.

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