Ingiusta detenzione: cos’è e come viene calcolato l’indennizzo?

Salve Avvocato, buongiorno, volevo farle una domanda particolare: cosa succede a coloro che finiscono in carcere ma vengono poi dichiarati innocenti? Ovviamente nessuno può restituire i mesi o addirittura gli anni in cui sono stati detenuti, ma hanno almeno diritto ad un indennizzo o qualcosa del genere?

Il risarcimento per ingiusta detenzione è un indennizzo economico che spetta alla persona che ha subito ingiustamente un periodo di custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari o è stata vittima di una sentenza di condanna ingiusta.

Sono situazioni, dunque, dove un errore del sistema giudiziario comporta la sottoposizione di un innocente ad una misura cautelare. Ovviamente queste tipologie di errori sono da considerarsi molto gravi proprio in ragione della limitazione della libertà personale e delle ripercussioni psichiche e sociali che possono derivarne.

La legge n. 447/1988 riconosce alla vittima il diritto di chiedere il risarcimento per compensare la limitazione della propria libertà senza un giustificato motivo; la richiesta va presentata al giudice competente dopo l’emissione della sentenza di proscioglimento, che dimostra l’inammissibilità della detenzione subita.

L’ammontare del risarcimento per ingiusta detenzione viene calcolato sia sulla base di un preciso criterio aritmetico sia tenendo conto di altri fattori, come la perdita di occasioni lavorative ed il peggioramento dello stato psicofisico della vittima.

Il risarcimento spetta dunque a coloro che hanno subito ingiustamente un periodo di carcerazione preventiva o che siano stati messi agli arresti domiciliari; queste sono, infatti, misure che vengono disposte dal giudice sulla base degli indizi di colpevolezza che gravano sulla persona, ma può accadere che, dopo le indagini ed il dibattimento in giudizio, la verità processuale si riveli diversa, così da giustificare l’emissione della sentenza di assoluzione. A questo punto, la vittima dell’ingiusta detenzione ha il diritto di ottenere un indennizzo da parte dello Stato per risarcire la privazione della libertà che ha subito. L’azione per il risarcimento del danno deve essere proposta alla Corte d’Appello nel cui distretto ha sede l’autorità che ha emesso la misura detentiva, entro e non oltre il termine di 2 anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento è diventata irrevocabile. Invece, per quanto riguarda il provvedimento di archiviazione il termine di 2 anni decorre dal giorno in cui avviene la notifica al soggetto interessato.

Per il calcolo dell’indennizzo, come precedentemente anticipato, è necessario prendere in considerazione più parametri, quali la durata e modalità del periodo di privazione della libertà, la mancanza di elementi di colpa e le eventuali conseguenze personali e psicofisiche che possono essersi presentate o che potrebbero presentarsi. L’ammontare massimo risarcibile è di 516.456,90 euro e si raggiunge moltiplicando la somma che viene attribuita a ciascun giorno di ingiusta detenzione (235,82 euro) per la massima durata della custodia cautelare in carcere (che corrisponde a 6 anni).

In chiusura, il risarcimento per ingiusta detenzione rappresenta un rimedio cruciale per coloro che, a causa di errori giudiziari, subiscono ingiustamente restrizioni alla libertà personale. Ovviamente non può restituire il tempo perduto, ma almeno fornisce un conguaglio a coloro che hanno subito una grave ingiustizia.

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