LA SIDROME DI FIDO: DI COSA SI TRATTA?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea

Abbiamo tanto sentito parlare sempre della PAS (sindrome dell’alienazione parentale), ma ci siamo mai chiesti fino a che punto può danneggiare i nostri figli? Avete mai sentito parlare della sindrome di fido?

L’introduzione di questa problematica risale agli anni 80’, quando la comunità scientifica ha sdoganato il concetto di alienazione parentale, definendola come una vera e propria “sindrome” che colpisce figli di separati/divorziati.

La PAS è il risultato del “lavaggio del cervello” fatto ai figli da parte di un genitore nei confronti dell’altro e comporta il rifiuto psicologico dello stesso.

Oramai, la maggior parte dei genitori separati ha ben chiaro il concetto di “alienazione parentale” (o PAS), poiché il processo di separazione o di divorzio genera una forte conflittualità nella coppia che spesso sfocia nella denigrazione dell’altro genitore, al quale si attribuisce la colpa della fine dell’unione.

Occupandoci del diritto di famiglia a 360 gradi, e grazie al supporto dei nostri psicologi di fiducia, abbiamo compreso che quando i genitori non superano la crisi personale innescata dalla separazione e non trovano dentro di sé autostima, hanno bisogno di giudicare il coniuge negativamente come inidoneo nel ruolo genitoriale.

Ma questo fenomeno quanto può danneggiare i figli?

Molto, anzi troppo.

Nei processi che abbiamo seguito, i consulenti tecnici, quali Psichiatri e psicologi che hanno analizzato casi di “Pas”, hanno rilevato che i figli si sentono quasi “prigionieri del genitore alienante” e vivono come un “tradimento” qualsiasi dimostrazione di affetto nei confronti dell’altro genitore.

Il rischio è quindi di intervenire sullo sviluppo psichico dei figli, compromettendone il processo di evoluzione.

In particolare, il Prof. Vincenzo Maria Mastronardi dell’Università “La Sapienza” di Roma, in uno dei suoi articoli sul tema in oggetto, ha elaborato delle tesi molto interessanti che vorrei riproporre brevemente.

Secondo il rinomato Professore, gli effetti della PAS sui figli sono devastanti, e fra i principali problemi sugli stessi si evidenzia: aggressività, egocentrismo, personalità manipolatorie, comportamenti autodistruttivi, ossessivo-compulsivi e dipendenti a tratti narcisistici; disturbi psicosomatici, della condotta alimentare, disfunzioni relazionali, problemi scolastici e dell’identità sessuale; eccesso di razionalizzazione, confusione emotiva o intellettiva, bassa autostima, depressione, fobie, regressione.

I figli inoltre possono diventare irrispettosi, ricattatori e ricattabili, facendo della manipolazione il loro principale strumento relazionale; tuttavia andando avanti nel tempo divengono vulnerabili alle perdite e ai cambiamenti, continuando ad operare ben oltre l’adolescenza una netta dicotomia fra bene e male.

Ecco che in questo contesto emerge la sindrome di fido, ossia dell’abbandono: il figlio alienato ha paura di essere abbandonato anche dal genitore alienante e per questo motivo diventa il suo burattino.

La paura dell’abbandono è una delle paure più comuni, ma allo stesso tempo più pericolose, poiché in caso di Pas porta il figlio a rivolgersi all’altro genitore unicamente seguendo le indicazioni del genitore malevolo.

Difronte a questo fenomeno, sempre più frequente, quale è la risposta della giurisprudenza?

I Magistrati che operano nel settore del diritto di famiglia, anche a livello internazionale hanno adottato sin da subito una linea dura nei confronti del genitore alienante.

Difatti, anche molte pronunce della corte EDU hanno più volte sottolineato che gli Stati membri, al fine di rispettare quanto stabilito dall’articolo 8 della Cedu (sul diritto al rispetto della vita dei minori nella famiglia) devono fare il possibile per realizzare il diritto di visita del genitore non convivente con il figlio.

Secondo la Corte EDU, l’alienazione Parentale, determina una violazione dell’articolo 8 della Convenzione, poiché il comportamento del genitore che, attuando dinamiche alienanti nei confronti dell’altro, impedisce a quest’ultimo ed al proprio figlio di incontrarsi, ne limita di fatto l’esercizio del diritto di visita (v. CEDU, sent. 9 gennaio 2007 def. 9 aprile 2007, ric. n. 26634/03, Kriz c. Repubblica Ceca).

In conclusione, come cerco sempre di spiegare ai miei clienti, è molto importante mettere sempre in evidenza il comportamento del genitore alienante, senza cercare di giustificarlo o di comprenderlo, perché questo compromette il futuro dei loro figli.

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