Il caso Antonio Di Fazio: narcotizza, violenta e fotografa una studentessa di 21 anni

È il caso, tristemente noto negli ultimi giorni, di un imprenditore farmaceutico, manager di Global Farma, arrestato per violenza sessuale aggravata e sequestro nei confronti di una studentessa di 21 anni. L’universitaria era stata chiamata per un colloquio ai fini di una proposta di stage e successivamente narcotizzata e violentata. Nel telefono di lui sono state rinvenute le immagini degli abusi, non solo nei confronti della 21enne ma anche di altre ragazze.

La vicenda e le accuse

Le accuse che l’imprenditore ha ricevuto sono di violenza sessuale aggravata, lesioni aggravate e sequestro di persona. Gli inquirenti sospettano, inoltre, che la ragazza di 21 anni che ha avuto la forza di denunciare l’accaduto non sia stata l’unica vittima di Di Fazio, ma, considerate le 54 immagini trovate sul telefono dell’uomo che ritraevano anche altre giovani ragazze, si ritiene che questa non fosse la prima volta e che il suo fosse una sorta di “modus operandi”. Ritengono dunque fosse abituale per l’uomo invitare delle giovani ragazze in cerca di lavoro offrendo una prospettiva di stage e poi narcotizzarle attraverso l’utilizzo di benzodiazepine ed abusare di loro.

La 21enne ha dichiarato di essere stata invitata ad un incontro a cui avrebbero dovuto partecipare diversi imprenditori del settore farmaceutico per discutere dell’opportunità di uno stage formativo nell’azienda di Di Fazio, ma dopo aver bevuto un caffè è sopraggiunto un senso di stanchezza ed ha perso i sensi, risvegliandosi il giorno dopo nella sua abitazione, ancora stordita e con i vestiti del giorno precedente.

Dalle indagini è emerso che l’imprenditore nascondeva, in una sezione nascosta della propria cucina, due flaconi di “Bromazepam” con il quale stordiva le vittime. Gli investigatori sono risaliti all’accaduto della notte in questione attraverso le telecamere ed il gps sullo smartwatch della ragazza, oltre ad aver rinvenuto diverse fotografie sul cellulare e sul pc dell’uomo ritraenti anche altre vittime delle sue violenze.

Di Fazio, a seguito della denuncia della ragazza, ha subito cercato di fare in modo di avere un alibi ed ha iniziato a screditare la giovane dicendo che lei e la sua famiglia stavano portando avanti un tentativo di estorsione nei suoi confronti. L’uomo aveva dunque dichiarato che la serata con la ragazza si era svolta normalmente e che avevano mangiato del sushi insieme al figlio ed alla madre anziana; a tradirlo definitivamente sono state proprio le parole del ragazzo che ha dichiarato: “Il sushi non piace né a me né alla nonna”.

La doppia vita

Di Fazio conduceva una sorta di doppia vita, aveva un doppio profilo social, uno con foto in abito scuro ed elegante, con la madre anziana e con la descrizione di sé stesso: “È azionista di riferimento di alcune aziende ed opera in diversi settori all’avanguardia del settore. Dalla farmaceutica alla moda” e rinominato “Antonello”. Un altro profilo, come Antonio di Fazio, dove si dichiarava: “amante delle auto di lusso, degli yacht e del buon cibo”. Aveva, inoltre, il vizio di spacciarsi per quello che non era; nel 2015 viene denunciato per il possesso di un tesserino della guardia di finanza con il grado di “comandante” e negli ultimi anni millantava con gli amici di lavorare per “l’Alto commissariato COVID-19”.

 

Rete tra professionisti ed istituzioni

Dare una motivazione alle azioni come quelle di Di Fazio è sempre complesso e tracciare il profilo psicologico di individui del genere non è mai immediato. L’Avvocato Missiaggia dichiara: “In questi giorni guardavo un film “Liar l’amore bugiardo” dove il protagonista, a Londra, narcotizza le sue vittime e poi abusa riprendendole con la telecamera e conservando il materiale in una cascina dalla mamma. Credevo che si trattasse un fantacrime. Vedere nella realtà il diffondersi di tali patologie spinge a ricercare sempre più tutela e immediatezza per le vittime. Ho apprezzato che la Procura abbia diffuso il numero diretto per consentire alle altre ragazze di denunciare e che i media abbiano evitato di scrivere commenti sulla vittima come è accaduto per il caso Grillo.”

La nostra Onlus Studiodonne si cura delle vittime prevedendo percorso di recupero per l’uomo violento, un recupero studiato per le dipendenze quale quello dei 12 passi.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia, con la collaborazione di Ludovico Raffaelli