Violenza economica ed omesso mantenimento del coniuge

Cos’è la violenza economica?

 

Viene definita violenza economica quel tipo di coercizione (solitamente da parte dell’uomo nei confronti della donna) che utilizza come mezzo il denaro per sottomettere un altro individuo. Il denaro crea, in queste situazioni, una condizione di sottomissione di una parte rispetto all’altra; una delle due figure si trova, dunque, a dipendere in tutto e per tutto dall’altra e spesso queste condizioni sono anche molto difficili da individuare. Nella maggior parte dei casi, ciò che traspare all’esterno è una “normale gestione economica della famiglia” da parte del marito, senza pensare alla condizione di dipendenza totale in cui potrebbe ritrovarsi la moglie. È dunque una forma di violenza che si basa sull’esclusione della donna dalla vita economica della famiglia, facendo si che questa non abbia la forza di prendere autonomamente le proprie decisioni e che debba giustificare le proprie spese, quasi chiedendo il “permesso” al marito, il cui unico scopo è quello di instaurare un forte senso di inferiorità e di incapacità a soddisfare i propri bisogni nella donna.

 

Cos’è l’omesso mantenimento?

Quando si parla di omesso mantenimento (cos’è l’assegno di mantenimento? https://studiodonne.it/guida-allassegno-di-mantenimento/ ) si intende il mancato versamento, da parte del coniuge, del mantenimento per i figli. L’omesso mantenimento è un reato la cui procedibilità si ha non su querela di parte, ma d’ufficio e ciò significa che l’eventuale rinuncia al processo da parte del coniuge affidatario non comporta la cessazione del procedimento nei confronti dell’altro che, infatti, prosegue su iniziativa del Pubblico Ministero.

Il D.Lgs. n. 21/2018 ha provveduto all’inserimento dell’articolo 570bis del codice penale, dando diretta applicazione all’articolo 570 nei casi di omesso versamento dell’assegno di mantenimento – art. 570bis c.p. “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli” – art. 570 c.p.  “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro…”.

Il caso dello Studio Legale Missiaggia

Si è da poco concluso un caso trattato dallo Studio Legale Missiaggia in cui, dopo diversi ammonimenti da parte del Tribunale, il padre di due bambine continuava ad essere inadempiente all’obbligo di versamento dell’assegno di mantenimento (mancava il versamento del mantenimento delle figlie da oltre due anni). Questa tipologia di inadempimento viene definita dal Tribunale Ordinario di Velletri come: “alquanto grave nella misura in cui evidenzia un totale disinteresse e sprezzo del padre per le esigenze di educazione cura ed istruzione delle figlie che vengono fortemente pregiudicate dalla mancata corresponsione del mantenimento da parte del padre…”. Una violazione di tal genere, dunque, costringe il Tribunale alla modifica dei provvedimenti di affido condiviso, disponendo l’affido esclusivo delle due bambine alla madre. A sostegno della decisione viene citata la Sentenza della Cass. n. 26587 del 2009: “Integrano comportamenti altamente sintomatici della inidoneità di uno dei genitori ad affrontare le maggiori responsabilità conseguenti ad un affidamento condiviso sia la violazione dell’obbligo di mantenimento dei figli che la discontinuità nell’esercizio del diritto di visita degli stessi. Ne discende che, in questi casi, si configura una situazione di contrarietà all’interesse del figlio minore, ostativa, per legge, ad un provvedimento di affidamento condiviso”. Segue dunque la conferma della sentenza del 2019 del Tribunale di Roma in materia di violenza economica: “la violenza economica – insieme a quella psicologica ed all’ingiustificato rifiuto a comunicare con l’altro genitore – è da ritenersi un chiaro indice di inidoneità genitoriale. Pertanto, la condotta reiterata del XXX di inadempimento all’obbligo di mantenimento evidenzia in modo inconfutabile la mancanza di responsabilità dello stesso nei confronti delle due figlie minori rendendo impossibile la gestione della genitorialità condivisa”.

Vicenda risolta dunque nel migliore dei modi da parte del Tribunale di Velletri che, giustamente, ha condannato una grave forma di violenza economica da parte dell’ex compagno nei confronti delle figlie, procedendo anche col la condanna dello stesso al pagamento delle spese legali.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia con la collaborazione di Ludovico Raffaelli