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Quali conseguenze per il genitore che non versa il mantenimento per il figlio?

Cosa succede se un genitore decide di non versare all’ altro genitore il contributo al mantenimento del figlio minorenne? Cosa ha stabilito il Tribunale di Roma?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea.

Tribunale Velletri

 

LA VICENDA

Il giudice della separazione all’esito dell’udienza presidenziale (la prima udienza di separazione) aveva stabilito a carico del padre un contributo al mantenimento per il figlio minorenne, da versare entro il 5 di ogni mese alla madre.

Nonostante le statuizioni del giudice, l’uomo si era sempre rifiutato di versare detto contributo per il figlio, ed inoltre si era spogliato dell’unico bene immobile di sua proprietà. In tal modo, l’uomo risultava nullatenente e la madre rischiava di non poter garantire al figlio un’esistenza dignitosa.

Non solo. L’uomo non aveva prodotto in giudizio la sua dichiarazione dei redditi, ed aveva falsamente dichiarato un reddito nettamente inferiore.

A nulla sono serviti i numerosi solleciti della madre, poiché il padre, fingendosi in difficoltà economiche, non aveva mai effettuato il versamento di denaro alla donna.

 

LA LEGGE

Com’è noto l’obbligazione di mantenimento nei confronti dei figli, trova già radici nell’art. 30 della Costituzione, stabilendo che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Tale norma costituzionale viene ribadita dall’art. 147 del Codice Civile, il quale sancisce che il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole.

Ebbene, l’obbligo di contribuzione al mantenimento che incombe sul genitore, se non rispettato, comporta delle conseguenze sia sul piano civilistico che penalistico.

Dal punto di vista civile, la conseguenza maggiormente rilevante è senza dubbio l’affidamento esclusivo all’altro genitore. Difatti, anche la mancanza di contribuzione economica, è indice di inidoneità genitoriale.

Sul versante penalistico, invece, un comportamento simile, ben potrebbe integrare gli estremi del reato di cui all’art. 570 c.p., rubricato “violazione degli obblighi di assistenza familiare, che comporta la reclusione fino ad un anno ovvero una multa.

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI ROMA

 

Il tribunale civile di Roma, ed in particolare la prima sezione, che si occupa principalmente dei “diritti della famiglia e della personalità”, con la sentenza n. 22638/19, ha stabilito l’affidamento esclusivo per un padre che si è sempre rifiutato di versare alla madre il contributo per il mantenimento del figlio.

Il tribunale, infatti, dopo aver accertato la reale situazione economica dell’uomo, stabiliva l’affidamento esclusivo alla madre.

La mancanza di corresponsione del mantenimento, anche secondo il tribunale di Roma costituisce una vera e propria “violenza economica”.

La violenza si configura nel momento in cui, la parte economicamente più forte, usa il denaro per esercitare il suo potere, ponendo l’altra parte in una condizione di difficoltà ed inferiorità.

Nel caso esaminato dal tribunale, il padre, al fine di non pagare il mantenimento per il figlio minorenne, aveva venduto anche l’unico immobile di sua proprietà, e, non aveva consegnato al giudice la sua dichiarazione dei redditi, celando in tal modo la sua reale situazione economica.

Alla luce del grave comportamento del padre, il tribunale di Roma, stabiliva l’affidamento esclusivo del figlio alla madre, la quale potrà assumere in autonomia le decisioni maggiormente rilevanti per il figlio, senza il consenso del padre.

In questo caso specifico, il giudice ha menzionato nella sentenza, la Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, ratificata dall’Italia nel 2013, che equipara alle varie forme di violenza domestica anche la violenza economica.

 

CONCLUSIONE

È opportuno rispettare le statuizioni del giudice, in particolare con riferimento al diritto di visita ed alla contribuzione al mantenimento dei figli. I giudici hanno cambiato orientamento e si mostrano severi e pronti a sanzionare colui che non adempie ai propri obblighi genitoriali arrecando pregiudizio ai figli.

 

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