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Il marito separato che torna a vivere con la moglie può chiedere il divorzio?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea.

La vicenda

Due coniugi legalmente separati e con figli, decidono di tornare a vivere insieme unicamente per il bene della prole: il marito chiede alla moglie di riaccoglierlo dentro casa per favorire il rapporto con i due figli.

Tuttavia la coppia instaura una convivenza per ben 8 anni, anche se, il marito ha una relazione con un’altra donna, la moglie continua a percepire l’assegno mensile di mantenimento e i due coniugi dormono in letti separati.

Trascorsi i predetti 8 anni, il marito decide di chiedere al Tribunale di Milano la cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio). Il Tribunale di Milano, cosi come la Corte D’appello ritenevano improcedibile la domanda di divorzio per mancanza dei presupposti.

Cosa dice la legge?

L’articolo 3 della Legge sul divorzio stabilisce, tra le altre cose, che per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta.

Come suddetto, la legge sul divorzio, sancisce che le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente per 12 mesi ovvero 6 mesi al fine di richiedere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Un evento che impedisce la proposizione della domanda di divorzio è proprio la riconciliazione, istituto contenuto nell’art 157 c.c..  Il predetto articolo, stabilisce, infatti che i coniugi possono di comune accordo far cessare gli effetti della sentenza di separazione, senza che sia necessario l’intervento del giudice, con una espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco che sia incompatibile con lo stato di separazione.

Cosa dice la giurisprudenza?

La Corte di Cassazione con l’ordinanza del 16 giugno 2020, n. 11636 ha confermato l’improcedibilità della domanda di divorzio per mancanza del presupposto dell’ininterrotta separazione. Per la Corte, il ritorno del marito nella casa coniugale, protrattosi per ben otto anni, configurava una vera e propria riconciliazione anche se la moglie aveva percepito il mantenimento così come concordato in separazione e avendo il marito una relazione con un’altra donna.

La Cassazione, tuttavia ha ritenuto irrilevanti i predetti fatti ritenendo prevalente la coabitazione ininterrotta per un considerevole lasso di tempo.

Conclusioni

Dopo la separazione, qualora non ci sia l’intenzione di riconciliarsi con l’ex marito/moglie e procedere con il divorzio, è necessario prestare attenzione ad alcuni comportamenti, quali la coabitazione, che potrebbero indurre il tribunale a rifiutare la richiesta di divorzio, poiché considerati incompatibili con lo stato di separazione.

 

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