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Coronavirus: quando le mura di casa fermano il contagio ma non la violenza sulle donne

In questi giorni di emergenza sanitaria in cui la decretazione di urgenza ci invita a rimanere a casa e non uscire se non per casi di necessità, riemerge forte il tema della violenza sulle donne.

Per molte, infatti, la casa non è un ambiente sicuro ma luogo di convivenza con il proprio aguzzino.

Il rischio, in questa fase, è che per far diminuire il numero dei contagi da coronavirus, si faccia schizzare il numero delle vittime di violenza.

È proprio dal Ministero delle Pari Opportunità e della Famiglia che arriva il primo chiarimento, rivolto proprio alle donne che subiscono violenza. In una recente intervista (https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/21/news/elena_bonetti_se_subite_violenza_chiedete_aiuto_andate_al_centro_antiviolenza_e_nessuno_vi_multera_-251867069/) infatti, la Ministra Bonetti, non solo ha ricordato che i centri antiviolenza ed il numero di emergenza 1522 sono attivi h24 ma ha anche specificato: “le donne hanno diritto di recarsi nei centri antiviolenza senza essere multate e senza dichiarare altro motivo che lo stato di necessità”.

Questo intervento della Ministra Bonetti si è detto necessario anche e soprattutto a seguito del grido d’allarme lanciato dalle volontarie del Telefono Rosa che, negli scorsi giorni, hanno segnalato una drastica diminuzione (quasi del 50%) delle chiamate al numero 1522 dopo l’inizio della pandemia di coronavirus.

Una proposta per il sostegno delle donne vittime di violenza arriva proprio dalla Spagna, paese fortemente colpito dal coronavirus.

Come fanno le donne se, sempre sorvegliate dai loro aguzzini, non riescono a contattare i numeri antiviolenza o le Forze dell’Ordine?

Mascherina19”(https://www.lastampa.it/esteri/2020/03/21/news/mascherina-19-la-parola-in-codice-per-denunciare-la-violenza-domestica-durante-la-quarantena-1.38617499 ), questa è la parola chiave che le donne in Spagna possono pronunciare nelle Farmacie (uno dei pochi luoghi in cui è permesso recarsi durante questo periodo di isolamento) per attivare un protocollo d’emergenza. Al sentir pronunciare la parola in codice, i farmacisti avviseranno la polizia che attiverà immediatamente una collaborazione con la speciale sezione “violenza di genere” delle procure che a propria volta attiverà il sistema di protezione delle vittime.

Il progetto è stato subito accolto favorevolmente anche in Italia: è di ieri l’appello di 500 donne (https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/coronavirus_mascherina_1522_nome_in_codice_violenza_donne-5128406.html ), rappresentanti della politica e della società civile, in cui si chiede l’attivazione dello stesso procedimento con la parola d’ordine “Mascherina1522”.

Nel frattempo arriva anche la richiesta di attivare una app (https://www.ilmattino.it/primopiano/politica/violenza_sulle_donne_app_per_chiedere_aiuto-5130836.html ) che potrebbe essere un utile strumento per richiedere aiuto senza dover chiamare e, dunque, correre il rischio di farsi sentire.

Come scrivevamo qualche giorno fa, anche la nostra Onlus StudioDonne è attiva, sia per l’assistenza delle donne vittime di violenza sia attraverso la chat anonima per gli uomini violenti che abbiano bisogno di aiuto.

Anche noi siamo volontarie e la battaglia per sconfiggere la violenza sulle donne ha bisogno di tutti.

Accedendo a questo link potete aiutarci https://studiodonneonlus.com/donazioni/ .

Avv. Maria Luisa Missiaggia in collaborazione con l’Avv. Lucrezia Colmayer

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