fbpx

Mantenimento all’ex anche con scarse risorse economiche

Viene respinto dalla Corte di Cassazione il ricorso di un marito che guadagnava 1.300,00 € al mese e spendeva 450,00 € per il mantenimento della ex e 360,00 € per il mutuo.

Le motivazioni del ricorso sono entrambe basate sulla denuncia di violazione e falsa applicazione degli articoli 5, 6 e 9 della legge 898 del 1970, la prima motivazione in relazione all’art. 360, primo comma n. 3 c.p.c., sostenendo che il giudice territoriale “non ha tenuto conto della situazione economica delle parti e conseguente sproporzione delle rispettive posizioni reddituali nonché dell’impossibilità per il ricorrente di mantenersi con il solo importo di 450,00 euro mensili che residua dopo il pagamento del mutuo immobiliare di 360,00 euro circa e di euro 450,00 versate alla moglie come stabilito in sede di divorzio congiunto, considerato che non disponeva di alcun’altra fonte di sostentamento”. Viene anche aggiunto, come elemento nuovo su cui si basa la richiesta il fatto che la moglie, prima disoccupata, adesso sia occupata come badante e percepente un reddito di 500,00 €. Il secondo motivo del ricorso è, invece, basato sull’omesso esame di un fatto decisivo: “il giudice territoriale non ha tenuto conto del nuovo matrimonio contratto dal ricorrente”.

Secondo la Corte il ricorso è però inammissibile. La situazione economica delle parti è stata, infatti, presa in considerazione dal giudice territoriale, “che ha lasciato immutato l’assegno divorzile a euro 450,00, pure comunque avendo tenuto in considerazione l’aumento del reddito della ex moglie.

La pronuncia deve dunque essere confermata secondo le Sezioni Unite della Corte, che dichiara: “il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equi ordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi“.

Viene segnalata la funzione assistenziale dell’assegno divorzile, nonché quella compensativa e perequativa e qualora si riscontrasse un eventuale squilibrio tra le condizioni economiche degli ex coniugi, bisognerà accertare se tale squilibrio possa asseverarsi: “alle scelte comuni di vita familiare, alla definizione dei ruoli all’interno della coppia e al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due”. La Corte ritiene dunque che, avendo il richiedente formato tutto il suo patrimonio in costanza di matrimonio, anche con l’aiuto della ex moglie, si necessario respingere il ricorso e condannare a spese lo stesso richiedente.

Avv. Maria Luisa Missiaggia con la collaborazione di Ludovico Raffaelli

Odinanza Cassaz. n. 69822020

EMERGENZA COVID-19

Studiodonne garantisce i propri servizi in remoto.

É stata attivata la possibilità di prenotare online i servizi di consulenza mirata più adatti alle proprie necessità.
CONSULENZA ONLINE
close-link