Alienare il figlio denigrando l’ex. È reato?

È ultimamente stata promossa, in televisione, da parte di Michelle Hunziker insieme a Giulia Bongiorno, una proposta di legge che vorrebbe istituire un nuovo reato nell’ambito della famiglia. Si propone infatti la punibilità del genitore che si trovi ad essere responsabile di influenzare dal punto di vista psicologico il figlio denigrando l’altro coniuge o impedendogli di vedere il bambino con scuse che si protraggono per lungo tempo.

Questo tipo di proposta è stata ricollegata alla molto discussa PAS (Sindrome di Alienazione Parentale). La PAS, secondo le teorie del medico statunitense Richard Gardner, è una patologia che si riscontrerebbe  sui figli minori sia in un contesto di separazione o divorzio dei genitori particolarmente conflittuale che in contesti di violenze domestiche. Il vero problema è che la stessa non è mai stata riconosciuta come un effettivo disturbo mentale da parte della comunità scientifica mondiale ad eccezione di alcune sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2010 e 2011.

Secondo Gardner la PAS è un disturbo secondo cui, il bambino, in un contesto ricco di controversie, subisce una sorta di patologica influenza da parte del genitore che lo porti ingiustificatamente ad avere un ripudio nei confronti dell’altro coniuge. Questo lavaggio del cervello, sempre secondo il ricercatore statunitense, sarebbe portato avanti attraverso l’uso di espressioni denigratorie dell’altro genitore e false accuse di trascuratezza nei confronti del bambino.

Giulia Bongiorno, dopo aver ricevuto diverse critiche ed accuse per cercare di promuovere una tutela di una situazione che scientificamente non viene considerata esistente, si è meglio spiegata: “Solo un matto può pensare che io e Michelle vorremmo tutelare i genitori maltrattanti attraverso la PAS. Quello che vorremmo fare è semplice. Vorremmo che fosse chiaro dal punto di vista giuridico quel reato che oggi non ha un nome e che sta nella terra di nessuno fra la diffamazione e i maltrattamenti. Mi spiego: se un genitore prende il proprio figlio e scappa il reato è sottrazione di minore, se usa la violenza fisica o psicologica parliamo di maltrattamenti. E se invece influisce sul bambino continuando ad autopromuoversi e a denigrare senza ritegno l’altro genitore? E se per dieci volte di fila trova una scusa per non far vedere il figlio all’altro? Come li chiamiamo questi atteggiamenti? Come facciamo a punire tutto questo ammesso che si riesca a dimostrarlo? Ecco, questo per noi è un abuso di relazione familiare o di affido. E credo che se fosse un reato, con la sua punibilità sarebbe anche un deterrente per i tanti, troppi genitori che lo commettono. Chi si occupa di questioni familiari, come me, lo sa bene che le cose vanno così spessissimo. Poi, certo, tutto è perfettibile. Ma io dico: parliamone, sediamoci attorno a un tavolo e discutiamo di ogni virgola. La sola cosa sulla quale non si può discutere è la violenza: per me non esistono forme di violenza private. La violenza riguarda tutti, anche se è una violenza psicologica di un padre o di una madre nei confronti del proprio figlio. E parlo di padre e madre non a caso, qui non è questione di genere”.

Secondo l’Avv. Missiaggia, esperta nel diritto di famiglia e presidente di StudiodonneOnlus contro la violenza di genere (www.studiodonneonlus.com), la proposta non è così fuori luogo, anzi: “Io credo che, in delle situazioni familiari dove la conflittualità sia elevata, non di rado uno dei genitori, se non entrambi, esercitino un potere psicologicamente negativo sui figli. Mi spiego meglio, come molti altri esperti della materia familiare sapranno, non è assolutamente raro che un genitore, con un atteggiamento fortemente negativo, influenzi e manipoli il figlio per metterlo contro l’ex. Proprio per questi motivi ritengo che una proposta di legge, volta a circoscrivere questi casi all’interno di una specifica fattispecie di reato, possa essere utile anche ai fini della prevenzione di dette situazioni. A prescindere dalla qualificazione nominale dell’abuso”.

Avv. Maria Luisa Missiaggia in collaborazione con Ludovico Raffaelli (laureando in Giurisprudenza Luiss)