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Bambino di 5 anni tolto alla madre. Ora in ospedale per l’incuria del padre.

È il caso di una lunga causa, successiva alla separazione dei due coniugi, riguardo l’affido del piccolo figlio di cinque anni. Il Tribunale dei minori di Monza, nell’Ottobre 2019, ha, infatti, tolto il bambino alla madre affidandolo al padre, basandosi sulla valutazione della consulenza psicologica d’ufficio che aveva evidenziato un rischio per il bambino nei comportamenti della madre: “che sottendono un radicato convincimento della pericolosità e nocività della figura paterna (…) e rappresentano un pregiudizio e un rischio evolutivo significativo sui processi maturativi (…) del bambino, che appare esposto allo sviluppo di una rappresentazione maschile dannosa”.

Il minore al momento si trova nell’ospedale di Bergamo, in prognosi riservata, con la possibilità che abbia subito una lesione al cervello a seguito della mancanza di cure ricevute dal padre nonostante la febbre alta causata da un’infezione. L’avvocato della mamma sottolinea come da diverso tempo fossero state segnalate le condizioni di pericolo del minore a causa dell’incuria, della malnutrizione e delle scarse condizioni igieniche (tanto da avere funghi su mani e piedi e croste sul collo) in cui il povero bimbo era costretto a stare; e quanto, di queste condizioni, fosse altresì a conoscenza il giudice. Vi è inoltre diversa documentazione fotografica in cui appare evidente come il padre neanche badasse al figlio, ma lo affidasse alla sorella senza curarsi delle sue condizioni di salute.

Risulta, dunque, di difficile comprensione la valutazione portata avanti dal Tribunale che ha separato un bambino dalla madre per affidarlo al padre che vive in un paese di poco più di 300 abitanti con la scuola più vicina ad almeno 20km; di ancora più difficile comprensione la mancanza di misure a tutela del bambino nonostante la conoscenza delle gravi situazioni in cui versava, direttamente riconducibili a dei maltrattamenti. Viene infatti considerato un abuso del minore quello caratterizzato dalla condotta omissiva del genitore e quindi quando vi è una carenza di cure nel vestiario, nella pulizia, nell’alimentazione e nella sorveglianza, e ancora in caso di assenza di una assistenza medico-sanitaria o in caso di abbandono o di elusione dell’obbligo scolastico. L’abuso perciò risultava evidente; perché il giudice non è intervenuto?

“La giustizia non può andare a “Trend”; prima si seguiva la “moda” del togliere i bambini ai padri ed ora invece è il turno delle madri. Ogni caso va esaminato attentamente e nell’interesse del minore, che non può essere quello che poi paga le spese di una giustizia lenta ed inadeguata. Non deve e non può capitare che un bambino si trovi ad essere in terapia intensiva in ospedale a seguito della negligenza della giustizia che, nonostante le diverse segnalazioni in merito ai maltrattamenti subiti dal minore, non ha agito a tutela dello stesso” – è quanto dichiara l’Avv. Maria Luisa Missiaggia.

Condivisibile l’iniziativa dell’onorevole Veronica Giannone che ha firmato un’interrogazione alla Camera  chiedendo al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede “se non ritenga di promuovere con urgenza iniziative ispettive” nella fattispecie de qua.

Avv. Maria Luisa Missiaggia con la collaborazione di Ludovico Raffaelli

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