fbpx

A cura dell’ Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea.

MINACCE E TORMENTI ALLA EX: PUÒ SCATTARE IL DIVIETO DI AVVICINAMENTO

Proprio oggi nella nostra capitale ad un ragazzo di 33 anni è stato notificato un provvedimento con il quale il GIP di Roma ha applicato la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Tale divieto, consiste non solo nel divieto “fisico” di avvicinarsi alla sua ex compagna, mediante l’applicazione del braccialetto elettronico, bensì anche quello di comunicare con la stessa con qualsiasi mezzo (mail, telefono o social network ecc.).

La vicenda

Il ragazzo, indagato per il reato di stalking, nello specifico tormentava e minacciava sia la ex compagna che la figlia minorenne: i messaggi e le telefonate giornaliere rasentavano le centinaia.

La vittima, per un anno intero, ha subito silenziosamente, fino al momento in cui nel settembre scorso, il suo ex compagno ha letteralmente costretto la figlia minore a trascorrere il week-end con lui, nonostante la bambina si fosse fermamente rifiutata. Questo episodio, ha convinto la signora a denunciare l’accaduto per proteggere sua figlia e se stessa. Episodi come quelli di maltrattamenti sui minori vanno fermamente denunciati da parte del genitore vittima di reato. Recarsi da un Avvocato e/o in procura è necessario e deve divenire parte del protocollo sociale delle vittime.

 

Cosa dice la legge?

L’ordinamento penale italiano prevede il reato di atti persecutori ( meglio conosciuto come stalking) con l’art. 612 bis, che punisce chi “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Il Legislatore specificatamente per il reato in oggetto ha previsto alcuni strumenti per “proteggere” la vittima in attesa della sentenza di condanna.

Fra questi, il più efficace è senza dubbio il divieto di avvicinamento alla vittima e ai di lei familiari ex art. 282 c.p.p..

L’istituto cautelare in questione ha l’evidente scopo di tutelare la vittima dalle condotte persecutorie assicurando, un intervento rapido delle Autorità in caso di violazione del divieto.

È chiaro che per l’applicazione di tale misura cautelare è necessario l’effettiva esistenza dei “gravi indizi di colpevolezza

Il divieto, impone al destinatario di avvicinarsi a luoghi determinati, frequentati abitualmente dalla vittima. Inoltre, qualora ci siano particolari esigenze di tutela, tale prescrizione è riferibile anche ai prossimi congiunti della persona offesa, nonché a coloro che sono legate affettivamente alla vittima

Cosa succede se viene trasgredita la misura cautelare di divieto di avvicinamento?

L’art. 276 Codice di procedura penale stabilisce che in caso di trasgressione di una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave.

A titolo di esempio, si riporta un recente caso di un uomo condannato per il reato di stalking nell’ottobre 2018, al quale il GIP del Tribunale di Arezzo aveva imposto il divieto di avvicinamento a meno di 200 metri dai luoghi frequentati dalla ex moglie.

Nonostante il divieto, l’uomo, aveva violato in più di una circostanza l’obbligo, e tali comportamenti, documentati dalla parte offesa e trasmessi all’Autorità Giudiziaria da parte dei Carabinieri, inducevano il giudice ad inasprire considerevolmente la misura. L’uomo, infatti, è stato sottoposto all’obbligo di dimora nel luogo del proprio domicilio e quindi ben lontano dai luoghi frequentati dalla vittima, con in aggiunta del divieto di uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne.

Incontro persone abusate nella violenze ogni giorno nel mio Studio e spesso è proprio la vittima a sminuire la gravità di quello che subisce personalmente o tramite il figlio minore. Spesso viene confusa la necessità di garantire la genitorialità con quella di tutelare il bambino. Bisogna sempre ricordare che al di là del ruolo di genitore, chi non rispetta l’altro e usa il minore nel conflitto, sta danneggiando il predetto. Dunque interrompere questa spirale di violenza è un dovere genitoriale prioritario a quello di garantire una frequentazione insana.” E’ quanto dichiara l’Avvocato Maria Luisa Missiaggia #studiodonne