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Milano Sezione IX – e il processo partecipativo nella famiglia di fatto

Milano Sezione IX – e il processo partecipativo nella famiglia di fatto

Come funziona quando una coppia di conviventi con figli si lascia?

La buona notizia? I figli di coppie di fatto e coppie sposate hanno uguali diritti e tutele. Quella brutta? mamma e papà hanno meno diritti e meno tutela tra loro.

In questo articolo mi occuperò di dare una risposta al primo interrogativo, ovvero la tutela dei minori nati da genitori non coniugati.

Le norme del codice civile che regolano l’affidamento dei figli sono state oggetto di un’ampia riforma che ha parificato la condizione giuridica di tutti i figli, si tratta della Legge 10/12/2012 n. 219 sulla filiazione naturale e del D.Lvo 28/12/2013 n.154.

Questa è appunto la buona notizia che vi accennavo prima, i figli di coppie sposate o conviventi avranno uguale trattamento e che, nel caso di figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, sarà necessario avviare una pratica di regolazione dell’affido degli stessi.

Tanto al nord quanto al sud, meno matrimoni religiosi o civili e sempre più convivenze.

È orami assodato che sono sempre di più in aumento le coppie che decidono di scegliere una convivenza più che il matrimonio. Lo riscontriamo nella vita di tutti i giorno, lo riscontriamo tra i nostri conoscenti.

Come si gestisce la crisi di una coppia non sposata ma con figli minori?

Oltre ad aver equiparato i figli nati da coppie di conviventi di fatto con quelli nati da coppie sposate, ed aver inoltre spostato la competenza per la materia dal Tribunale per i Minorenni, a cui è rimasta una competenza residuale (come il diritto dei nonni a cui si rimanda) al Tribunale Ordinario (Sezione famiglia),  il Tribunale di Milano Sezione IX Giudice Buffone, come regola generale con decisione del 2013 il 26 giugno,   ha  introdotto un procedimento particolare detto partecipativo”, già operativo su Milano e che consente ai genitori la partecipazione alla formazione del procedimento che regolamenterà i rapporti con i figli. Utilizzando l’art. 185 bis cpc quale proposta conciliativa del Giudice fino a chiusura della fase istruttoria, può ridurre il contenzioso formulando transazioni già nella prima fase del processo.

È un procedimento che si instaura come per le separazioni ed il divorzio,  con  il deposito di un ricorso ex art. 316 comma IV cod. civ.337 bis cc 737 cpc; il Presidente del Tribunale, in questo procedimento, non fissa un’udienza come avviene per i procedimenti di separazione o divorzio, bensì concede due termini, uno per il  ricorrente per la notifica del ricorso, ed un altro per il resistente per il deposito di una memoria difensiva di costituzione, concedendo sempre ad entrambe le parti il termine per il deposito delle ultime tre dichiarazioni dei redditi. Letti questi atti depositati dalle difese, il Collegio può decidere di:

  1. fissare direttamente udienza dinanzi a sé, non ritenendo sussistenti i presupposti per formulare un suggerimento conciliativo;
  2. rimettere le parti dinanzi al giudice delegato con il compito di suggerire ai genitori una possibile soluzione conciliativa, riservandosi di intervenire successivamente, se fallito il tentativo di conciliazione;
  3. pronunciare provvedimenti provvisori, in presenza di conclusioni parzialmente conformi dei genitori (es. entrambi chiedono l’affido condiviso).

Vi è prima una fase conciliativa innanzi ad un giudice delegato, e solo in caso di fallimento di quest’ultima, una fase contenziosa innanzi al Collegio.

La fase conciliativa o potrebbe, concludersi con un accordo dei genitori, che verrà poi recepito dal Collegio, una sorta di omologa, sempre in analogia con quanto avviene nei procedimenti di separazione e divorzio.

Se la fase conciliativa non porta a nessuna composizione bonaria, gli atti vengono rimessi al Collegio che provvede alla definizione giudiziale del procedimento, se del caso, previa nuova convocazione dei genitori.

Infine, qualora i genitori concordino integralmente sulle condizioni di affidamento e mantenimento, possono presentare al Tribunale ordinario un ricorso congiunto ai sensi dell’art. 316 cod. civ.. In tal caso i genitori non dovranno neppure comparire davanti al Giudice e l’esame del Tribunale si limiterà alla verifica dell’adeguatezza degli accordi raggiunti dai genitori nell’interesse della prole minore, alla luce del disposto normativo di cui all’articolo 337-ter, comma secondo, codice civile, accordo che verrà poi recepito dal Collegio.