fbpx

Cassazione condanna la mamma a pagare 5 mila € in favore del figlio per aver ostacolato i suoi rapporti con il padre.

Bigenitorialità ostacolata: ordinanza n. 13400/19 Cassazione condanna la mamma a pagare 5 mila € in favore del figlio per aver ostacolato i suoi rapporti con il padre.

Secondo l’articolo 709 ter del cpc, se il coniuge nega all’altro di stare col minore, deve risarcirli entrambi.

Questo è quanto statuisce l’articolo in commento:

“Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

1) ammonire il genitore inadempiente;

2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;

3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;

4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.”

 

Detto articolo si applica sia quando uno dei due genitori impedisce all’altro di stare con il figlio, sia dove il genitore non convivente con il ragazzo non lo frequenta quantomeno per i tempi e modalità stabilite dal Giudice. In altre parole, ogni volta che non viene rispettato dai genitori il provvedimento del Giudice, può intervenire il 709 ter c.p.c..

La vicenda:

La Corte d’Appello di Torino aveva condannando la madre a risarcire ben 5mila euro al figlio per i danni a lui provocati, in forza dell’art. 709-ter, secondo comma, nr. 2, c.p.c., per lesione del diritto alla bigenitorialità a causa del clima di conflittualità esistente tra i coniugi a seguito della separazione, avendo la stessa poi impedito la frequentazione con l’altro genitore da parte del minore.

La signora ha ritenuto ingiusto questo risarcimento, sostenendo che era stato proprio il bambino a non voler vedere da solo il padre e a pretendere in ogni incontro con questi anche la presenza della madre. Ed è per tali ragioni che decide di ricorrere all’ultimo grado di giudizio, ovvero in Cassazione.

Per circa due anni e mezzo, questo quanto è emerso dagli atti, il papà aveva incontrato il figlio “solo 3 volte, nonostante gli accordi intervenuti tra i genitori che prevedevano una più ampia frequentazione”.

Per gli Ermellini le doglianze della donna erano totalmente infondate!

È giusto ricordare che già qualche anno fa in sede penale la sesta sezione della Cassazione con la sentenza n. 26810 del 2011 aveva dato ragione a un padre di Gela che aveva denunciato l’ex moglie, convivente con la bambina, perché in varie occasioni si era rifiutata di fargliela vedere, e la donna era stata condannata dal Tribunale di Gela per mancata ottemperanza ad un ordine del giudice. La Corte di Appello di Caltanissetta aveva accolto il gravame annullando la condanna, ribaltato poi dalla Cassazione: “il genitore affidatario del figlio minore è responsabile del reato di cui agli artt. 81 e 388/2 cp., punibile con sei mesi di reclusione nonché il risarcimento dei danni in favore della parte civile, se elude reiteratamente i provvedimenti con cui il giudice civile aveva regolato i diritti di visita dell’ex coniuge nei confronti del figlio, rifiutandosi di consegnarlo all’altro genitore.

I giudici di Piazza Cavour  con l’ordinanza  n. 13400/19 depositata il 17 maggio 2019 hanno confermato che la madre inadempiente oltre alla condanna penale deve anche pagare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 709 ter c.c. che prevede sanzioni e risarcimento dei danni a carico dei genitori che ostacolano il rapporto dei figli con l’altro genitore. Ricordiamo ancora una volta che nessun peso è stato dato alle scusanti della madre.

 

Ed invero, la suprema Corte ha ritenuto l’inadempimento della madre come un atteggiamento ostruzionistico che, oltre a comportare danni e sofferenze al padre, ha comportato danni e sofferenze maggiori proprio al minore, che ha dunque diritto ad essere risarcito.

Ovvio che una tale decisione del Supremo Consesso debba servire da monito per i futuri comportamenti di genitori separati.

L’ordinanza conclude ribadendo come i giudici di Torino abbiano ritenuto «comprovato un atteggiamento ostruzionistico della madre e il condizionamento al corretto svolgimento delle modalità di affidamento del minore, nonché il disagio, le sofferenze e i conflitti derivati al minore dall’atteggiamento della madre».

Ma cosa si intende per bigenitorialità?

Altro non è che il diritto dei figli a continuare ad avere rapporti allo stesso modo con il padre e la madre anche dopo la fine del matrimonio o della unione sulla base della incontestabile verità che si resta genitori per tutta la vita .

La nostra Costituzione all’articolo 30 riconosce ad entrambi i genitori il diritto – dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

Appare palese come negli ultimi anni si stiano moltiplicano gli orientamenti giurisprudenziali tendenti a ristabilire un certo equilibrio tra i diritti di mamma e papà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto.