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Sezioni Unite: no alla trascrizione delle adozioni estere avvenute tramite maternità surrogata

Sezioni Unite: no alla trascrizione delle adozioni estere avvenute tramite maternità surrogata.

E’ stata pubblicata oggi la Sentenza a Sezioni Unite sulla legittimità o meno delle trascrizioni delle sentenze straniere che riconoscono la filiazione nei casi di maternità surrogata e che, con nostro grande stupore, ha stabilito la non trascrivibilità dei provvedimenti di adozione stranieri relativa alla maternità surrogata.

Prima di passare a questa pronuncia che ci lascia alquanto perplessi, svolgiamo un breve excursus sulla posizione assunta lo scorso aprile dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Prima di tutto il bambino: i suoi diritti, i suoi affetti, il suo benessere.

Non è una sentenza vincolante, ma è stata presa all’unanimità dai diciassette membri di questa Corte: è, dunque, una sentenza forte. Sostanzialmente, anche se non interviene direttamente sulla legislazione dei quarantasette paesi che vi aderiscono, la Corte indica un modo per indirizzare, laddove possibile, il comportamento dei giudici oppure invitare i paesi a promulgare future norme, dove non ne fosse possibile l’applicazione. Un bambino nato con la surrogata, da una coppia etero o omosessuale maschile o femminile, deve poter essere registrato all’anagrafe, tanto con il nome del genitore a cui è legato geneticamente, quanto con il nome del genitore con il quale, invece, non ha alcun vincolo di sangue, definito ‘genitore intenzionale’. L’interesse del bambino, perciò, viene messo avanti a qualsiasi altro interesse.

Il caso sottoposto alla Corte europea era  il seguente : alla “madre intenzionale”, dice questa speciale corte europea, nonostante non esistano legami biologici con il neonato, vanno riconosciuti tutti i diritti e i doveri di ogni altra madre; si deve agire trascrivendo immediatamente il certificato di nascita del bambino ottenuto nel paese dove è venuto al mondo, o ricorrendo a una adozione speciale così detta ’piena’. E questo, per estensione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e la tutela delle libertà fondamentali, deve valere sia per le coppie formate da un uomo e da una donna, come per quelle formate da due uomini oppure da due donne.

Dopo questa importante decisione della Corte Europea ecco invece che l’Italia si ferma, anzi torna indietro vanificando il lavoro di tanti che da anni lottano per i diritti di tutti i bambini.

La Corte di Cassazione infatti a Sezioni Unite ha detto no alla trascrizione all’anagrafe dell’atto di filiazione di bambini concepiti all’estero tramite utero in affitto, per i genitori che non hanno alcun rapporto biologico con i minori.

Con questa sentenza, le Sezioni Unite hanno stabilito che il rapporto di filiazione ottenuto da madre surrogata non può essere riconosciuto in Italia anche se attestato da un giudice straniero.

Il casus belli riguardava una coppia omosessuale di Trento, sposata secondo la legge canadese, che aveva chiesto la trascrizione del nome del secondo papà sull’atto di nascita di due gemelli partoriti in Canada. I bambini sono stati concepiti con la maternità surrogata.

La paternità di entrambi i coniugi era stata riconosciuta dal giudice straniero e la Corte d’Appello di Trento aveva consentito la trascrizione nei registri dello stato civile italiano del nome del secondo papà.

La Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del procuratore generale di Trento a cui si sono uniti il sindaco della città, e il ministero dell’Interno.

La sentenza pubblicata oggi spiega che “non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico, il cosiddetto genitore d’intenzione“.

La Cassazione, nello specifico, ha giudicato il caso dei due papà in contrasto con la legge n°40 del 2004 che vieta la realizzazione o l’organizzazione della maternità surrogata. Un principio di ordine pubblico che, per le Sezioni Unite, “tutela la dignità della madre biologica e dell’istituto dell’adozione“.

In questo senso, è stato chiarito che la compatibilità con l’ordine pubblico dev’essere valutata alla stregua “non solo dei principi fondamentali della Costituzione e di quelli consacrati nelle fonti internazionali e sovranazionali, ma anche del modo in cui gli stessi hanno trovato attuazione nella legislazione ordinaria, nonché dell’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza“.

La Corte rende possibile per la coppia ricorrere all’adozione “in casi particolari” per attribuire la paternità anche al secondo uomo che non ha rapporti biologici con i due bambini.

Alla luce di questa pronuncia, l’unica strada percorribile sarà quella dell’adozione in casi particolari ex art 44 n. 184 /1983, ma in questo modo l’interesse dei minori non viene tutelato appieno. L’adozione in casi particolari è un adozione incompleta e non pone il minore nella stessa posizione in cui si trova un figlio riconosciuto o trascritto.

Lo Studio legale Missiaggia  con la collaborazione dei Partners americani CHNNB sta già studiando di sollevare  la questione alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo ove ne ricorrano i presupposti.