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Chi rompe la promessa di matrimonio è responsabile?

Chi rompe la promessa di matrimonio è responsabile?

L’istituto della promessa di matrimonio mantiene ancora oggi la sua importanza grazie al fatto che il nostro ordinamento si fonda sul matrimonio, di cui all’art. 29 della Carta Costituzionale (La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare).

Il codice civile dedica a questo istituto solo tre articolo, ovvero il 79, 80 e 81.

È opportuna fare una distinzione tra una promessa di matrimonio semplice che consiste sostanzialmente in una dichiarazione di volersi frequentare con l’obiettivo in un futuro di sposarsi, ed una promessa qualificata o solenne in quanto riportata in un atto pubblico o in una scrittura privata ovvero risultante dalla richiesta di pubblicazione.

Quali sono le conseguenze giuridiche di entrambi gli istituti?

L’articolo 80 del c.c. disciplina il già accennato fidanzamento ufficiale, il quale può realizzarsi in forma espressa o tacita mediante una dichiarazione resa nell’ambito della parentela di volersi frequentare per poi convolare a nozze.

In questo caso la mancata celebrazione del matrimonio riconosce il diritto di chiedere  la restituzione dei doni fatti in vista del futuro matrimonio, e detta richiesta deve avvenire entro un anno dal giorno in cui si è avuto il rifiuto o dal giorno della morte di uno dei promittenti.

L’articolo si riferisce a quei doni ricevuto per il solo fato di considerarsi fidanzati.

Mentre, la promessa qualificata o solenne ha una scadenza fissata in 180 giorni, quindi 6 mesi, da quando i documenti saranno firmati Nel caso in cui il matrimonio in chiesa o presso il comune non avesse un seguito, la promessa decade e non implica alcuna responsabilità legale nei confronti del/della partner.

La promessa di matrimonio è necessaria per avere il permesso a sposarsi.

La promessa di matrimonio non essendo un contratto non crea un obbligo tra le parti e quindi non obbliga i futuri marito e moglie a contrarre matrimonio, anche perché bisogna ricordarlo, la libertà matrimoniale è un diritto fondamentale.  La libertà matrimoniale va ascritta in ambito costituzionale tra i diritti inviolabili dell’uomo.

Se le parti dovessero mai stabilire per iscritto delle conseguenze per chi dei due non rispetta la promessa di matrimonio questo accordo sarebbe nullo, come se mai stipulato, ed è quanto statuisce l’articolo 79 del cc.

“Il fondamento dell’obbligo di risarcitorio è posto non per l’inadempimento ad una promessa vincolante, ma per il comportamento lesivo delle aspettative di buona fede che nascono tra i fidanzati.” Trib. Di Genova,Sez. IV, 17/01/2004.

La promessa matrimonialesecondo l’articolo 79 del Codice Civile – è quindi una libera dichiarazione dei futuri sposi a contrarre matrimonio.

Entro quanto tempo bisogna adire il Tribunale?

Chi vuole agire davanti al giudice per farsi rimborsare le spese sostenute per il matrimonio non celebrato deve agire entro massimo un anno dalla rottura della promessa.

Chi non rispetta la promessa di matrimonio senza giustificato motivo o chi, con il proprio comportamento colposo, ha dato giusto motivo al rifiuto dell’altro (come la scoperta di un tradimento) è tenuto a risarcire l’altro.

La quantificazione del risarcimento deve tenere conto delle condizioni economiche delle parti; avviene detraendo l’ammontare del valore dei beni utilizzabili dal fidanzato non inadempiente oppure di quelli dai quali è comunque ricavabile un’utilità economica.

In ogni caso, anche dopo la promessa di matrimonio, la scelta da parte di uno dei due promessi sposi di non contrarre matrimonio non è coercibile: cioè non si può agire dal giudice per ottenere un «matrimonio forzato». Chi decide di rompere senza giustificato motivo da tale promessa, annullando le nozze, è tenuto a rimborsare solo le spese sostenute in vista della celebrazione, ma non è tenuto a risarcire ulteriori danni patrimoniali o morali , come recita l’art. 81 del cc.

Viene da sè che non si può risarcire, ad esempio, il danno da depressione o per la solitudine cui viene costretto il promesso sposo, il disagio sociale, l’ansia e la preoccupazione, la vergogna e altri danni di questo tipo che, seppur realmente sopportati, sono ritenuti una conseguenza normale di un comportamento di per sé libero che non può essere coartato.

La giurisprudenza e la dottrina considerano risarcibili le spese di viaggio, quelle sostenute per la preparazione della cerimonia nuziale, acquisti per l’arredo della casa da cui però si riesce a provare che l’acquisto per finalità del matrimonio.

A tale categoria possono appartenere anche spese più importanti, quali l’acquisto dell’appartamento destinato a costituire la futura casa familiare o la sottoscrizione di un mutuo, ma al riguardo opera il criterio per cui all’acquirente si può riconoscere solo il diritto a richiedere all’ex fidanzato l’eventuale differenza tra la somma spesa e l’effettivo valore dell’immobile.

Studiodonne e l’Avv. Maria Luisa Missiaggia sono a disposizione, per ogni ulteriore eventuale chiarimento, con consulenze personalizzate e con la professionalità che da sempre caratterizza il nostro studio.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto.