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Effetti giuridici del matrimonio contratto all’estero da una coppia omosessuale ( Cass. I Sez. n. 1169/18).

Effetti giuridici del matrimonio contratto all’estero da una coppia omosessuale ( Cass. I Sez. n. 1169/18).

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non corrisponde al modello matrimoniale delineato dal nostro ordinamento.

Nel caso di matrimonio contratto all’estero da un cittadino italiano con un cittadino straniero dello stesso sesso trova applicazione il dettato di cui all’art. 32 bis Legge 31 maggio 1995, n. 218 e, pertanto, l’atto, convertendosi automaticamente in unione civile, non può essere trascritto come matrimonio.

Questo è quanto hanno stabilito i Giudici di Piazza Cavour, , sez. I Civile, sentenza 14 maggio 2018, n. 1169. con riferimento alla vicenda di una coppia omosessuale, formata da un cittadino italiano e un cittadino straniero, che aveva chiesto la trascrizione, in Italia, del matrimonio contratto all’estero.

I ricorrenti chiedevano la trascrizione dell’atto di matrimonio come tale, non ritenendo legittima l’applicazione del cd. downgrading, ovvero la conversione del loro matrimonio in unione civile e la conseguente applicazione degli effetti giuridici previsti dalla legge n. 76/2016 (cd. Legge Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso).

Si ha, pertanto, l’applicabilità diretta dell’articolo 32 – bis della Legge n. 218/1995 in quanto norma diretta proprio a regolare la circolazione ed il riconoscimento degli atti di matrimonio contratti da coppie omoaffettive all’estero.

Anche in questo caso, quindi, il matrimonio contratto all’estero produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana (ossia, ex Legge n. 76/2016).

Le unioni civili e il matrimonio presentano alcune differenze

L’unione civile è relativa in modo esclusivo a persone dello stesso sesso e non riconosce espressamente l’obbligo di fedeltà né quello di collaborazione.

Nel matrimonio la moglie può aggiunge il cognome del marito al suo, nell’unione civile è possibile che la coppia scelga il cognome di famiglia. Le parti, con dichiarazione all’ufficiale di stato civile, possono indicare un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, e i partner potranno anteporre o posporre al cognome comune il loro cognome, se diverso.

Lo scioglimento dell’unione civile ha effetto immediato e non è previsto un periodo di separazione.

La Corte di Cassazione precisa altresì che anche quei matrimoni che sono stati celebrati all’estero prima dell’entrata in vigore della stessa possono essere convertiti in unioni civili.

La legge n. 76/2016 sulle unioni civili e i successivi decreti legislativi, in detto contesto, sono applicabili anche nell’ipotesi in cui il matrimonio sia stato celebrato prima dell’entrata in vigore della nuova normativa.

Per la Corte, infatti, l’applicazione delle norme in esame ai rapporti sorti prima della loro entrata in vigore non costituisce una deroga al principio di irretroattività della legge, “ma una conseguenza della specifica funzione di coordinamento e legittima circolazione degli status posta alla base della loro introduzione nell’ordinamento”.

Con l’unione civile, infatti, si costituisce uno status tipicamente a natura non istantanea che determina la necessaria applicazione, in tema di riconoscimento degli effetti di esso in un ordinamento diverso da quello in cui il vincolo è stato contratto, del regime giuridico vigente al momento della decisione, “non essendo costituzionalmente compatibile una soluzione che, solo in virtù di una preclusione temporale, potrebbe impedire il riconoscimento di effetti giuridici all’interno del nostro ordinamento a cittadini italiani e stranieri”.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11696/2018 statuisce l’impossibilità di trascrivere in Italia il matrimonio gay celebrato all’estero tra un cittadino italiano ed uno straniero. ma trova una regolazione puntuale nella disciplina delle unioni civili, introdotte in Italia dalla legge Cirinnà.

Negli ordinamenti facenti parte del Consiglio d’Europa, la scelta di quale modello di unione viene riconosciuta tra persone dello stesso sesso da adottare è stata infatti rimessa al libero apprezzamento degli Stati membri e l’Italia ha scelto l’unione civile.

Ciò posto, la Corte prosegue chiarendo che la norma cardine per stabilire i limiti entro i quali può essere riconosciuto nel nostro ordinamento il matrimonio contratto all’estero da una coppia omosessuale è l’art. 32 bis della legge n. 218/1995 (novellata, si ripete, dalla legge n. 76/2016) secondo il quale “il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana”.

Nel caso in cui solo uno dei due coniugi sia cittadino italiano, la tutela che può essere riconosciuta dall’ordinamento italiano resta quella dell’unione civile omoaffettiva,  conformemente alla legge n. 76/2016

L’unica ipotesi in cui la norma non si ritiene applicabile è quella in cui si chieda il riconoscimento di un’unione coniugale contratta all’estero tra due cittadini stranieri, dovendosi in tal caso trascrivere il matrimonio come tale stante l’estraneità della questione ai principi del nostro ordinamento.

Dunque, in sintesi, il principio di diritto sancito dalla Suprema Corte è che qualunque sia la forma dell’unione contratta in un paese estero da una coppia formata da soggetti dello stesso sesso di cui almeno uno di essi sia cittadino italiano, l’unica conversione possibile di tale atto nel nostro ordinamento è quella dell’unione civile disciplinata dalla Legge n. 76/2016 con conseguente applicazione degli effetti e del regime giuridico previsto per la stessa.

 

“Quando riguardano solo cittadini stranieri i matrimoni omosessuali non rientrano nel campo di applicazione dell’art. 32 bis e che quindi, per essi, non vale la downgrade recognition. La norma in parola riguarda solo i matrimoni contratti da cittadini italiani, perché solo con riguardo ad essi la degradazione a unione civile si giustifica, in quanto costituisce espressione della libertà dello Stato di scegliere, come unico modello delle unioni omoaffettive, quello dell’unione civile. I matrimoni omosessuali tra stranieri, invece, vanno rispettati e trattati come tali, cioè come matrimoni, applicando le norme di conflitto e di giurisdizione dettate in tema di matrimonio”.( Cassazione civile n. 11696/2018)