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E’ lecito dare uno schiaffo al proprio figlio?

E’ lecito dare uno schiaffo al proprio figlio?

Mazze e panelle fannu li figli belli, panelle senza mazze fanno li figli pacc”.

Uno scappellotto diventa necessario se affiancato alle cure amorevoli?

Rende i propri figli persone educate, amabili e capaci di affrontare la vita con tutte le sue sfumature?

La legge non dice in modo esplicito se sia lecito dare uno schiaffo al proprio figlio. Quello che dice in modo esplicito è che non gli si devono procurare danni fisici o psichici.

Cosa recita l’articolo  571 c.p.?

Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina nei confronti di una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per la sua educazione, istruzione, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo e nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.

Si tratta di un reato che punisce chiunque abusi di tali mezzi in danno di una persona che sia stata sottoposta alla sua autorità o che gli sia stata affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l’esercizio di una professione o di un’arte.

Chi può commettere questo reato?

Possono essere soggetti attivi del reato sia i genitori nei confronti dei figli, che qualsiasi persona alla quale ne è stata affidata un’altra per “ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l’esercizio di una professione o di un’arte”.

Per questo motivo possono essere incolpati di abuso di mezzi di correzione anche gli insegnanti.

A tal proposito si ricordi la sentenza n. 47453/15 della Cassazione, dov’è stato riconosciuto integrato il reato dinnanzi alla minaccia del docente di bocciare l’alunno. La minaccia costituisce una “violenza psicologica che potrebbe causare un pericolo alla salute dell’alunno”.

L’articolo 571 del Codice Penale è stato oggetto di diverse sentenze della giurisprudenza, perché non è facile interpretare con esattezza quando si configura il reato essendo molteplici le fattispecie che potrebbero costituire reato.

Quando è abuso di mezzi di correzione?

Stabilire quando i mezzi di correzione adottati da un insegnante o da un genitore travalicano nell’abuso non è semplice; ecco perché negli ultimi anni la giurisprudenza è dovuta intervenire in più di un’occasione per fare chiarezza.

Occorre ribadire  che per esserci reato c’è bisogno che l’abuso abbia generato un pericolo di malattiasia fisica che psichica – alla persona che ha subito il comportamento, ovvero al soggetto passivo.

Il delitto in esame si consuma con il realizzarsi del fatto che costituisce l’abuso, sempre che da ciò derivi il pericolo, inteso come probabilità e non mera possibilità, di una malattia nel corpo o nella mente.

Cosa si intende per malattia?

Comprende ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, dallo stato di ansia all’insonnia, dalla depressione ai disturbi del carattere e del comportamento. Con il termine malattia, secondo quello che è l’orientamento dominante in dottrina, dobbiamo intendere un processo patologico (acuto o cronico, localizzato o diffuso) che determini un’apprezzabile menomazione funzionale dell’organismo.

Un genitore ha il dovere di istruire e di educare un figlio (art. 30 Costituzione) ed esercita su di lui la responsabilità genitoriale (art. 316 c.c.). Gli strumenti validi per espletare il dovere educativo devono essere quelli che non ledano la dignità e l’integrità fisica del minore, oltrepassare questo limite significa commettere reato di abuso dei mezzi di correzione.

A tal proposito la sentenza 4444/2011 ha chiarito che nel caso dei genitori il reato si configura esclusivamente nei confronti dei figli minorenni; nessun abuso quindi se vittima dei mezzi di correzione esagerati sono i figli maggiorenni.

Questo articolo del Codice Penale si fonda sulla tutela sia dell’incolumità fisica di una persona che della sua dignità; due principi riconosciuti dalla stessa Costituzione.

E quali sono oggi i mezzi di correzione non accettati?

Sono vietati, ad esempio:

  • la cintura
  • la frusta;
  • la percossa;
  • il pugno;
  • un oggetto lanciato direttamente per colpire

La Suprema Corte di Cassazione sottolinea che se un mezzo di correzione è violento contrasta con il suo scopo di essere un mezzo di educazione, sia perché si oppone alla dignità della persona sia perché si contraddice con la finalità di perseguire lo sviluppo armonico della personalità (Cass. sent. n. 25790/2014 del 16.05.2014).

 

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto.