Il figlio che rifiuta un lavoro adeguato alle proprie capacità perde il diritto ad essere mantenuto dai propri genitori!

Il figlio che rifiuta un lavoro adeguato alle proprie capacità perde il diritto ad essere mantenuto dai propri genitori!

IL CASO
Va revocato l’assegno di mantenimento in favore del figlio che dopo il diciottesimo anno di età non si è attivato per la ricerca di un lavoro e non è affetto da patologie che ne riducano la capacità lavorativa.
La Cassazione di recente ha ribadito questo costante principio con l’ordinanza n. 22314/2017.
Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione un padre aveva chiesto al Tribunale che venisse revocato il contributo al mantenimento in favore della figlia posto a suo carico in quanto la figlia giammai si era attivata per la ricerca di un lavoro. In primo grado la domanda era stata rigettata, la Corte d’Appello aveva invece accolto il reclamo proposto dal padre.
All’esito del giudizio di secondo grado la figlia impugna il provvedimento in Cassazione, rilevando come la Corte non avesse considerato le ottime condizioni economiche del padre.
La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto inammissibili le richieste della ragazza, rilevando che l’ordinanza impugnata era correttamente motivata in quanto si era accertato che la ragazza non si fosse impegnata in alcun modo al fine di reperire un’occupazione lavorativa e che, comunque, non fosse affetta da alcuna patologia tale da comprometterne la capacità lavorativa.
IL DIRITTO
La Corte ha evidenziato come correttamente in secondo grado si fosse fatta applicazione del costante indirizzo giurisprudenziale secondo cui “l’obbligo del genitore separato o divorziato di concorrere al mantenimento del figlio perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio sia stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta“.
L’impugnazione della ragazza, dunque, non ha trovato accoglimento.

https://www.diritto.it/niente-mantenimento-alla-figlia-maggiorenne-che-rifiuta-le-ricevute-offerte-di-lavoro/

LA GIURISPRUDENZA SUL TEMA
Il diritto al mantenimento non ha vita lunga se chi lo rivendica resta sul divano ovvero rifiuti offerte di lavoro concrete.
Sia questi il figlio o l’ex moglie. Ma se l’uomo vuol smettere di versare l’assegno mensile deve dimostrare al giudice che il beneficiario ha rifiutato un’offerta di lavoro retribuito e adeguata alle sue capacità e formazione. A ricordarlo è stata la stessa Cassazione.
L’obbligo di versare il mantenimento al figlio maggiorenne perdura fino a quando concrete possibilità di auto sostentamento gli sono state offerte. Cassazione civile Ordinanza n. 22314/2017
La Corte ribadisce un principio che, oggi più di ieri, regola i rapporti tra ex coniugi: chi rifiuta un lavoro perde il mantenimento, principio che ben si adatta anche ai figli.
Il versamento dell’assegno di mantenimento deve essere giustificato dalla impossibilità o difficoltà del figlio di trovare una fonte di auto sostentamento.
Da parte del figlio sostiene la Corte: “deve esserci un impegno concreto per la ricerca di un occupazione lavorativa”.
Pertanto a fronte di un lavoro concretamente offerto, il figlio maggiorenne che lo rifiuta potrà vedersi revocato il diritto al mantenimento da parte del genitore.
Quindi la massima che si ricava dall’ordinanza in commento è la seguente: “l’obbligo del genitore separato o divorziato di concorrere al mantenimento del figlio perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio sia stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta”.

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La prova di tale “impegno” andrà valutata dal Giudice del merito con suo libero apprezzamento.
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