Il genitore adottivo è obbligato al mantenimento del figlio anche se perde la patria potestà e indipendentemente dall’età di questo. Cassazione I Sezione Civile, sentenza n. 22678 dell’08 novembre 2010

Il genitore adottivo è obbligato al mantenimento del figlio anche se perde la patria potestà e indipendentemente dall’età di questo.

Cassazione I Sezione Civile, sentenza n. 22678 dell’08 novembre 2010

La decisione della Suprema Corte

Il genitore adottivo, al quale è stata revocata la patria potestà per problemi con la figlia, deve continuare a provvedere al mantenimento, pagando anche la retta della casa famiglia alla quale la minore è stata affidata.

E’ il principio sancito dalla Sezione I Civile della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 22678 dell’08 novembre 2010, ha respinto il ricorso di una coppia di genitori adottivi, i quali, avendo perduto al patria potestà sulla minore, sostenevano di non aver più alcun obbligo di mantenimento nei confronti della stessa.

Il caso

Dopo un lungo iter una coppia di coniugi di Gravina di Puglia era riuscita ad adottare una bambina.

In seguito, gli atteggiamenti aggressivi della ragazza e il rapporto conflittuale con i genitori adottivi avevano determinato la perdita della patria potestà per i genitori.

Così, la minore era stata affidata ad una casa famiglia ed il Comune aveva citato i genitori, Sigg.ri X ed Y, per ottenere il pagamento della retta che si era accumulato negli anni e che era pari ad una cifra di oltre 15.000,00 Euro.

La coppia si era opposta a tale richiesta ma il Tribunale di Trani aveva accolto l’istanza dell’ente locale.

Successivamente, la Corte d’Appello di Bari aveva confermato la decisione dello stesso Tribunale e così i due coniugi hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la perdita della patria potestà sulla minore li esonerava dall’obbligo di provvedere al mantenimento della figlia.

La I Sezione Civile ha respinto il ricorso di questa coppia di coniugi con una interessante sentenza che mette sullo stesso piano genitori adottivi e naturali relativamente agli obblighi, anche di mantenimento, sussistenti verso i figli economicamente dipendenti da loro.

Le motivazioni della Corte nella sentenza n. 22678 dell’08 novembre 2010

La Cassazione ha respinto il ricorso dei coniugi sostenendo che, anche qualora un genitore adottivo abbia perso la patria potestà nei confronti dell’adottato, questi sarà tenuto, comunque, a provvedere al mantenimento del figlio.

Con l’adozione, infatti, gli adottanti assumono nei confronti dell’adottato tutti gli obblighi che gravano sui genitori naturali.

Chi accoglie un bambino in adozione si assume gli obblighi di “mantenere, istruire ed educare” che gravano sui genitori naturali, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 147 del codice civile.

Anche qualora un genitore adottivo abbia perso la patria potestà nei confronti dell’adottato, lo stesso sarà tenuto, comunque, a provvedere al mantenimento del figlio.

In sostanza, la pronuncia in esame rafforza i doveri dei genitori adottivi paragonabili a quelli dei genitori naturali.

In proposito, tra le motivazioni si legge che: “è noto che dal fatto della procreazione sorge in modo necessario un complesso di diritti e di doveri reciproci fra genitore e figlio fra cui appare qui fondamentale il dovere dei genitori sancito dal combinato disposto degli art. 30 Cost. 147, 148 e 155 c.c., di mantenere ed educare i figli.

E che, d’altra parte, l’art. 27 della legge 184/1983 dispone che “per effetto dell’adozione l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti”, per cui l’art. 48, II comma impone all’adottante l’obbligo di mantenere, istruire ed educare l’adottato, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 147 del codice civile, perciò equiparando anche sotto questo profilo i suoi doveri a quelli del genitore naturale e correlandoli esclusivamente allo status di genitore adottivo”.

L’articolo 147 del codice civile obbliga, infatti, entrambi i genitori a mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni.

In questo contesto, in base all’articolo 330 del codice civile, si inserisce il profilo della patria potestà per il quale ogni genitore ha la facoltà di fare decadere l’altro dalla potestà parentale quando ritenga che questo violi o trascuri i doveri inerenti al proprio ruolo (di madre o di padre) oppure abusi dei propri poteri con grave pregiudizio per il figlio.

La decadenza della patria potestà, sia nel caso in cui riguardi un genitore naturale oppure adottivo, non esime dal provvedere ai bisogni del figlio.

Questo concetto era già stato rafforzato con la legge 54 del 2006, grazie alla quale, in base al concetto di “bigenitorialità”, i genitori devono entrambi provvedere a cure, educazione ed istruzione dei propri figli, nell’obiettivo di mantenere un contesto non conflittuale e positivo per la loro crescita e il loro sviluppo.

Alla luce di ciò, il mantenimento deve intendersi in un’accezione molto ampia: non significa soltanto provvedere agli alimenti, ma anche e soprattutto rispondere alle esigenze di abitazione, educazione e tutto ciò che serve ad un figlio inteso come persona.

Per questo, la stessa Corte afferma che l’obbligo di mantenimento dei genitori, sia naturali che adottivi, nei confronti dei figli, ha un contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, che si sostanzia nell’assistenza economica e morale di costoro.

Nella sentenza in esame la Corte muove un passo ulteriore, stabilendo che tale obbligo non cessa per il raggiungimento della maggiore età da parte dei figli stessi, ovvero per altra causa, ma perdura anche indipendentemente dalla loro età, ad esempio fino a quando i figli non vengono avviati ad una professione, ad un arte, o ad un mestiere confacente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia.

La Corte chiarisce, infatti, che gli obblighi di mantenimento dei figli non cessano con il raggiungimento della maggiore età, ma si protraggono fino a quando il figlio non diventa economicamente indipendente.

Pertanto l’obbligo del mantenimento prescinde dalla potestà dei genitori e sopravvive ad essa in varie ipotesi, come dimostra quella appena evidenziata del figlio che abbia raggiunto la maggiore età, ovvero le fattispecie di impedimento o di decadenza del genitore naturale o adottivo dalla potestà, in conformità alla più moderna concezione dell’istituto che si concreta nell’attribuzione a ai genitori non di un diritto soggettivo, bensì di un munus (di diritto privato).

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