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Telecamere nascoste all’interno della propria abitazione, è possibile siano reato se gli altri conviventi non ne sono a conoscenza?

11/04/2024

Salve Avvocato, ho scoperto che mio marito aveva installato delle telecamere all’interno della nostra abitazione senza consultarmi. Io credevo facessero parte del sistema di sicurezza ed invece sono state utilizzate per riprendere me ed i miei figli, senza che ne fossimo a conoscenza. In questo caso si configura un reato?

 

Telecamere nascoste all’interno della propria abitazione, è possibile siano reato se gli altri conviventi non ne sono a conoscenza?

La questione riguardante l’utilizzo di telecamere nascoste all’interno della propria dimora per monitorare la vita privata dei conviventi è stata affrontata dalla Quinta Sezione Penale della Cassazione con la sentenza numero 4840 del 2 febbraio 2024.

Nel caso specifico esaminato, un uomo aveva installato un sistema di videoregistrazione nella propria abitazione, registrando momenti della vita privata della moglie e dei figli senza il loro consenso. Il Tribunale di Roma, chiamato a decidere sulla questione, ha riconosciuto l’esistenza del fumus del reato di interferenze illecite nella vita privata, confermando il sequestro preventivo dell’impianto di registrazione.

La Suprema Corte ha ribadito che l’art. 615 bis del Codice penale punisce: Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614 (…)” evidenziando che la tutela della privacy persiste anche all’interno delle mura domestiche, indipendentemente dai legami familiari o di convivenza.

La Cassazione ha chiarito che affinché non vi sia reato, è necessario che la registrazione avvenga con il consenso esplicito dei soggetti coinvolti. In assenza di questo consenso, l’atto di registrazione costituisce una violazione della vita privata, indipendentemente dalle intenzioni o giustificazioni addotte dall’indagato.

 

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La sentenza sottolinea come la privacy sia un diritto inviolabile, anche nelle relazioni più intime come quelle tra conviventi. Installare telecamere nascoste e registrare momenti di vita privata senza consenso costituisce un reato, in linea con il principio che la sicurezza domestica non deve mai tradursi in una violazione della dignità altrui.

Allo stesso tempo, la giurisprudenza si è interrogata sul possibile utilizzo delle telecamere di videosorveglianza per monitorare la vita domestica quando si è assenti. È stato chiarito che è lecito lasciare attive le telecamere per monitorare intrusioni di estranei, ma è vietato utilizzarle per sorvegliare clandestinamente le attività dei conviventi.

 

Anche se quasi tutti dispongono di impianti di videosorveglianza controllati a distanza tramite smartphone, questi non devono essere utilizzati per violare la privacy dei conviventi.

La sentenza della Cassazione ha evidenziato che il reato di interferenze illecite nella vita privata si configura anche quando uno dei conviventi installa un sistema di ripresa destinato a registrare gli atti della vita privata degli altri conviventi in sua assenza. Tuttavia, è possibile utilizzare le telecamere di videosorveglianza per registrare scene di vita domestica solo se l’autore della condotta compare nel video o se i soggetti passivi che vengono registrati sono consapevoli e hanno dato il loro consenso implicito o esplicito.

 

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In conclusione, l’utilizzo di telecamere nascoste per monitorare la vita privata dei conviventi costituisce un reato di interferenze illecite nella vita privata, secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza della Cassazione.

La privacy all’interno delle mura domestiche deve essere rispettata, e l’installazione di telecamere per scopi di sorveglianza senza il consenso dei conviventi viola tale diritto.