COME SI PROCEDE ALLA CHIUSURA DEL CONTO CORRENTE DEL PARENTE DEFUNTO? DEVO FIRMARE PER FORZA?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea

Buongiorno avvocato, mi trovo in difficoltà perché, in quanto erede, mi è stato richiesta dalla moglie di mio padre deceduto, la firma per la chiusura del conto corrente del defunto, con il quale, da tempo non avevo contatto, mio malgrado. Cosa devo fare? 

Come purtroppo molti di noi sanno, quando muore una persona cara, si rendono necessari una serie di adempimenti da parte degli eredi.

In primo luogo, occorre presentare la dichiarazione di successione ed in un secondo momento gli eredi devono decidere se accettare o meno l’eredità considerando i beni presenti nel patrimonio.

Tuttavia, per presentare la dichiarazione di successione è necessario conoscere tutto il patrimonio del defunto anche in termini di conti correnti, libretti di risparmio, titoli e polizze assicurative.

La cosa più comune è che il de cuius (ossia la persona defunta che ha lasciato l’eredità) abbia lasciato uno o anche più rapporti di conto corrente.

Ma come faccio a sapere se il defunto aveva contratti attivi di conto corrente? Se non si conosce la banca dove il defunto aveva rapporti in essere, occorre effettuare una indagine bancaria, anche tramite le agenzie esperte del settore.

Una volta individuata la banca, si invia alla stessa una richiesta di esistenza di conti correnti, allegando anche il certificato di morte in originale, una copia del documento di identità in corso di validità dell’erede ed una autocertificazione per attestare chi sono gli eredi, la parentela con il defunto e se la successione è regolata o meno da un testamento.

Dopo la ricezione della documentazione da parte della banca, la stessa informerà gli eredi di tutti i rapporti del defunto con l’istituto di credito e quindi sarà possibile effettuare la dichiarazione di successione.

Cosa devono fare gli eredi in questi casi? Quale è il ruolo della banca?

Queste domande sembrano scontate, ma in realtà non lo sono, poiché, la morte dell’intestatario non estingue automaticamente il rapporto di conto corrente e per legge bisogna seguire delle procedure.

Gli eredi non possono presentarsi in banca per chiudere il conto corrente e prelevare le somme rimanenti senza fornire alla filiale la documentazione necessaria.

Difatti, l’istituto di credito deve prima essere informato della morte dell’intestatario del conto corrente: la prima cosa da fare è quindi comunicare alla banca la morte del parente, presentando il relativo certificato.

Dopo la notizia della morte, la banca procede a congelare (bloccare) il conto corrente (ex Art.48, comma 3, del D.Lgs. n. 346/1990) per evitare operazione di soggetti non autorizzati, in attesa della produzione dell’atto di notorietà degli eredi e della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate con la  relativa ricevuta, ovvero della certificazione di cui parleremo in seguito.

Cosa è la dichiarazione di successione?

È la dichiarazione da presentare all’Agenzia delle Entrate, entro un anno dalla morte del de cuius, per pagare le relative imposte. In essa è contenuto il dettaglio di tutti i beni e diritti dell’eredità, compreso il conto corrente con il relativo saldo.

Va sempre presentata la dichiarazione di successione? No. Quando l’eredità è devoluta al coniuge o ai parenti in linea retta, ha un valore inferiore 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, ovvero quando tutti gli eredi rinunciano all’eredità, la dichiarazione non è necessaria, ed in tale ipotesi, per la questione del conto corrente, sarà sufficiente una certificazione degli eredi che attestano l’esenzione dall’obbligo della dichiarazione di successione.

Chiarito questo primo passaggio, passiamo ai successivi.

Oltre alla dichiarazione di successione, la banca richiede anche la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che accerta l’identità degli eredi, ed in caso di testamento, occorre indicarne gli estremi nella dichiarazione.

Dopo aver ricevuto la dichiarazione di successione o la certificazione e l’atto notorio, la banca entro 30 giorni procede a sbloccare il conto corrente.

Dopo lo sblocco gli eredi comunicano alla banca le decisioni per la futura gestione del conto corrente, poiché, questi ultimi possono sia chiudere il conto e prelevare le somme, sia mantenerlo attivo e proseguire il rapporto subentrando al defunto.

Ma cosa succedere un erede non firma per proseguire o chiudere il rapporto di conto corrente?

Se la banca è in possesso della dichiarazione di successione o della certificazione è stata e dell’atto notorio non è necessario il consenso di tutti gli eredi per sbloccare il conto, ed ognuno potrà presentarsi in filiale per ottenere la sua quota di spettanza.  Anche la Cassazione con la sentenza 20-11-2017 numero 27417, sanciva il principio secondo cui “ogni co-erede può agire anche per l’adempimento del credito ereditario pro quota, e senza che la parte debitrice possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri co-eredi, dovendo trovare risoluzione gli eventuali contrasti insorti tra gli stessi nell’ambito delle questioni da affrontare nell’eventuale giudizio di divisione.”

Diverso il caso in cui il defunto possedeva prodotti finanziari, in tal caso viene richiesto il consenso di tutti gli eredi; quindi, nel caso di opposizione di un erede, si procede con una lettera di diffida e successivamente ci si dovrà rivolgere al giudice per dirimere la questione.

Ma se un erede non firma l’atto notorio richiesto dalla banca per procedere allo sblocco del conto corrente?

 

In questo caso la banca non può sbloccare il conto corrente né può procedere alla chiusura; pertanto, si manterrà il conto congelato e alcuna operazione potrà essere effettuata.

In questo caso, e questa è la risposta al quesito iniziale, l’unica soluzione è quella di rivolgersi al Tribunale chiedendo al giudice di avviare un procedimento di divisione giudiziale dell’eredità. Il nostro Codice Civile consente, infatti, ad ogni erede, (nel caso in cui un erede non voglia firmare la successione), di chiedere la divisione dell’eredità al giudice.

 

 

 

 

 

 

CLICCA QUI PER UNA CONSULENZA 
su questo ed altri argomenti.

Chiama Ora