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Assegno di mantenimento: addio al tenore di vita? Si,  ma si conserva la solidarietà tra i coniugi anche nel divorzio

a cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto

Ordinanza n. 16405 del 19 giugno 2019

Si possono applicare alla separazione i principi sanciti dalle SSUU n. 18287/2018 per l’assegno divorzile?

Sembrerebbe un errore ed invece…!

E’ di qualche giorno fa l’ordinanza n. 16405 del 19 giugno 2019 emessa dalla Cassazione, in cui viene fatto esplicito richiamo ai principi sanciti dalla nota sentenza delle Sezioni Unite n. 18287/2018, ai fini del calcolo per l’assegno divorzile.

Occorre in primis sottolineare che l’assegno di mantenimento nella separazione è garantito dall’articolo 156 c.c. che ne elenca i presupposti.

Il caso

La signora M. appellava la decisione emessa in primo grado nel 2016 in cui le era stata respinta la domanda di addebito e quella relativa alla richiesta dell’importo di 400€ come assegno di mantenimento.

La Corte di Appello di Genova nel 2017 riformava in parte la decisione impugnata disponendo a carico dell’uomo l’obbligo di versare 170 euro mensili a titolo di contributo al mantenimento della ex moglie. Per la Corte le condotte dell’ex marito non erano tali da aver determinato la crisi irreversibile del rapporto. (inserire link sentenza addebito) Quanto alla domanda di assegno di mantenimento,  la Corte, nel quantum,  teneva conto dei seguenti parametri:

  • differenza di capacità reddituale,
  • breve durata di convivenza e matrimonio,
  • inesistenza di una condizione di agiatezza soprattutto della donna, costretta a tornare a vivere con i genitori.

La donna ricorreva in Cassazione, lamentando la mancata valutazione da parte dei giudici di secondo grado delle condotte del marito, ai fini dell’addebitabilità della separazione e l’omesso esame della documentazione segnalata dalla moglie, da cui avrebbero potuto ricavare maggiori informazioni sulla condizione reddituale dell’ex coniuge, con conseguente diversa commisurazione del contributo al mantenimento da corrisponderle.

Sul primo punto gli Ermellini  ritengono che l’infedeltà del marito sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza “i comportamenti dedotti dalla odierna ricorrente come fondamento della domanda di addebito, ne ha escluso l gravità e la loro idoneità a determinare la rottura irreparabile del legame coniugale”.

Interessante è il punto in merito all’assegno di mantenimento.

Bisogna ricordare che, affinché si possa richiedere l’assegno di mantenimento, è necessario che la separazione non sia addebitabile al richiedente e che non abbia adeguati redditi propri.

Art. 156 c.c. Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi

Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.

In detta ordinanza la Suprema Corte precisa come la funzione dell’assegno di mantenimento anche nella separazione”non è più, neanche dopo la sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 dell’11 luglio 2018, quella di realizzare un tendenziale ripristino del tenore di vita goduto da entrambi i coniugi durante il matrimonio ma invece quello di assicurare un contributo volto a consentire al coniuge richiedente il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare.”

In questa ordinanza i giudici di piazza Cavour hanno applicato all’assegno di mantenimento previsto nella separazione gli stessi criteri per il calcolo dell’assegno di divorzio, come statuito dalle Sezioni Unite nella famosa sentenza n. 18287 dell’11 luglio 2018

Le Sezioni Unite con questa sentenza individuarono quelli che devono essere i criteri per il calcolo dell’assegno divorzile.

Un criterio composito che si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo e che esclude il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Dunque “ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile, si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto“.

In questo modo, il parametro con cui viene determinato l’importo dell’assegno “si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo”. Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno perciò stabilito che “all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa”.

La domanda è: bisogna aspettarsi di vedere applicati i criteri di cui alla nota sentenza delle Sezioni Unite anche per il calcolo dell’assegno di mantenimento nelle separazioni?

“Direi che l’Ordinanza del 2019 vuole sottolineare il concetto di solidarietà nella valutazione dei parametri dell’assegno di mantenimento, solidarietà che resta addirittura anche nel divorzio laddove il contributo alla vita familiare e la rinuncia ad un lavoro per la partecipazione attiva e contribuzione al matrimonio, sia stata condivisa dai coniugi”