RIFORMA MADIA – INTERVENTI E INSTALLAZIONE DI ASCENSORI PER SOGGETTI DEBOLI

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e Avv. Antonio Francesca

Le recenti riforme in materia di liberalizzazioni hanno notevolmente semplificato la normativa per intraprendere una attività edilizia (Legge 124 del 7 agosto 2015, nota anche come “Legge Madia” dal nome del Ministro proponente, e successivi decreti attuativi). Nello specifico, è stato confermato che gli interventi volti alla eliminazione e/o al superamento delle barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio, non necessitano di alcun titolo abilitativo; pertanto ALCUNA comunicazione dovrà essere diretta alla Amministrazione competente, neppure preventiva. Ma da segnalare in tale materia è anche un ultimo intervento che “alleggerisce” ulteriormente le procedure volte alla realizzazione di questo tipo di interventi. Difatti, il D.P.R. n. 31 del 13 febbraio 2017, entrato in vigore lo scorso 6 aprile 2017 (“Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”) prevede che gli “interventi indispensabili per leliminazione delle barriere architettoniche quali la realizzazione di rampe esterne per il superamento di dislivelli non superiori a 60 cm, l’installazione di apparecchi servoscala esterni, nonché la realizzazione, negli spazi pertinenziali interni non visibili dallo spazio pubblico, di ascensori esterni o di altri manufatti simili” sono esclusi da autorizzazione paesaggistica. Pertanto sono stati liberalizzati tutta una serie di piccoli interventi senza impatto sul paesaggio e che invece prima erano sottoposti alle estenuanti procedure dell’autorizzazione paesaggistica. Si tratta di un intervento legislativo molto apprezzabile perché spesso l’iter realizzativo di tali opere era rallentato e frenato dai tempi di attesa del silenzio assenso o dai tempi di adozione degli appositi provvedimenti amministrativi. Ora, sul versante pubblicistico, è tutto più semplice e veloce.

A tale riguardo si ricorda che l’installazione di impianti ascensore o simili, diretti alla eliminazione e/o superamento delle barriere architettoniche è prevista dagli art. 77 e ss. del T.U. dell’edilizia, di cui al D.P.R. 06/06/0/2001 n. 380 e successive modificazioni, nel quale sono confluiti alcuni articoli della legge 13 del 1989, primo importante provvedimento legislativo in materia. Tale dettato normativo, per unanime giurisprudenza, ha valore generale, perché prescinde dalla concreta presenza di un disabile nell’edificio condominiale (cfr. Tribunale di Milano 26/4/1993, n. 4466). La ratio della norma, infatti, consiste non solo nella necessità di abbattere le barriere architettoniche in favore di chi abiti nell’edificio, ma anche nel consentire la libera visitabilità o fruizione dell’edificio stesso da parte di chiunque abbia modo di accedervi. La disciplina de qua è, peraltro, applicabile anche riguardo alle necessità di un ultrasessantacinquenne, di un malato cardiaco ovvero di un invalido civile e non solo di un portatore di handicap tout court (cfr. Tribunale Firenze, 19 maggio 1992).

Un aspetto molto rilevante e che non molti conoscono si riferisce alla circostanza che l’installazione di un impianto ascensore da parte di un singolo condomino, ovvero senza le maggioranze assembleari previste dalla legge, non costituendo un’innovazione, ai sensi dell’art. 1120 c.c., bensì una modificazione funzionale al miglior godimento della cosa comune, è inquadrabile nella previsione di cui all’art. 1102 c.c.; infatti, come afferma la Giurisprudenza della Suprema Corte, “la norma di cui all’art. 1120 c.c., nel prescrivere che le innovazioni della cosa comune siano approvate dai condomini con determinate maggioranze, tende a disciplinare l’approvazione di quelle innovazioni che comportano oneri di spesa per tutti i condomini; ma, ove non debba procedersi a tale ripartizione per essere stata la spesa relativa alle innovazioni di cui si trattasi assunta interamente a proprio carico da un condomino, trova applicazione la norma generale di cui all’art. 1102 c.c., che contempla anche le innovazioni, ed in forza della quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di farne uguale uso secondo il loro diritto, e, pertanto, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa comune. Ne consegue che, ricorrendo dette condizioni, il condomino ha facoltà di installare a proprie spese nella tromba delle scale dell’edificio condominiale un ascensore, ponendolo a disposizione degli altri condomini ” (Cassazione civile, sez. II, 10 aprile 1999, n. 3508). Discende da ciò che chiunque volesse a proprie spese procedere alla installazione di un impianto ascensore (o simili), ricorrendo le condizioni di cui sopra (e di legge “… Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino”, art. 1120 c.c., ultimo comma), non dovrà necessariamente chiedere alla assemblea una apposita delibera autorizzativa, con notevoli benefici riguardo i tempi di realizzazione dell’impianto e di eventuali contenziosi giudiziali.

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