STUDIODONNE osserva il DDL 957

Più che assumere posizioni sempre critiche e poco costruttive mirate ad una vera e propria “guerra dei no”, sarebbe, di certo, più utile essere propositivi al fine di garantire concretamente l’applicazione delle norme a tutela dei minori coinvolti in separazioni e divorzi dei genitori.

Il documento dell’OUA, seppure pone l’attenzione su aspetti effettivamente problematici che le modifiche del DDL 957 comporterebbero, tuttavia, si pone in una posizione tutt’altro che propositiva, stante la conclusione del seguente tenore: “l’OUA manifesta forte dissenso al DDL 957 in ogni sua previsione, nessuna esclusa e/o eccettuata, e rifiuta categoricamente una norma che ha come conseguenza l’aumento dei conflitti a danno dei minori e delle persone più deboli”.

Riteniamo che ad una critica asettica del contenuto del DDL in esame, si potrebbe sostituire la possibilità di introdurre alcuni correttivi alle modifiche che risultano troppo vaghe o poco concrete.

Non così nefasto sembrerebbe l’intervento del DDL 957 che intende perfezionare l’attuale legge, prevedendo maggiori strumenti a favore dei giudici per garantire che l’affido sia realmente condiviso a tutela del diritto dei figli ma anche dei genitori.

Per quanto riguarda il principio della doppia residenza, si evidenzia che lo stesso è già largamente in uso in molti Paesi occidentali, e potrebbe quindi costituire un altro passo verso l’affidamento paritetico, posto che i danni da ”collocazione” esclusiva sono enormi ed irreparabili.

Al fine di evitare o ridurre gli oggettivi ostacoli pratici che la doppia residenza comporterebbe, potrebbe proporsi, ad esempio, la possibilità che il minore mantenga il domicilio solo presso uno dei genitori, al fine di evitare duplicazioni o difficoltà nell’attribuzione del municipio di riferimento a cui vengono collegati medici e scuole.

Inoltre, con il DDL per la prima volta si avrebbe un riconoscimento legislativo della Sindrome di Alienazione Parentale, il cui uso sarebbe ufficializzato ai fini di escludere dall’affidamento il genitore considerato colpevole di alienazione.

In ordine alle modifiche relative al mantenimento, queste potrebbero considerarsi positive, se si pensa che nella realtà pratica molto spesso un genitore versa l’assegno e l’altro decide unilateralmente quali spese affrontare.

Con la previsione dei capitoli di spesa e del mantenimento diretto entrambi i genitori parteciperanno alle decisioni dei figli, avendo la possibilità di essere protagonisti delle loro scelte e collaborare in base alle attuali esigenze degli stessi figli ed alle risorse economiche di entrambi. Resta inteso e lapalissiano che appare necessario individuare gia nell’atto di separazione tra i coniugi le singole voci di attribuzione a ciascuno dei predetti con i relativi minimi e massimi di spesa in un progetto di educazione condivisa che preveda l’accordo di entrambi gli adulti nei confronti del minore.

Spesso, infatti, non è sufficiente da un lato ed è penalizzante dall’altro stabilire un assegno per il collocatario dei figli, senza individuare e ripartire i compiti di cura e, conseguentemente, i singoli capitoli di spesa, dai libri alle vacanze, dalle cure mediche alla casa, al cibo.

Tuttavia, si evidenzia che seppure astrattamente corretto appare il concetto dei capitoli spesa, in concreto sarebbe forse opportuno determinare:

  • a)in via preliminare la percentuale del contributo di mantenimento rispetto al reddito percepito da ciascun genitore per il minore;
  • b)di tale percentuale (per esempio un terzo dello stipendio mensile di ciascuno) stabilire in che cosa utilizzarla.
  • c)Stilare una lista delle voci (alimentazione, abbigliamento, attività sportiva, attività scolastica con eventuali spese per ripetizioni, istruzione lingue straniere, viaggi e spostamenti, spese mediche ecc, attività ludiche, mezzi di locomozione-motorino o automobile per adolescenti ecc.)
  • d)Quantificare gli importi delle singole voci da un minimo ad un massimo  attribuendone l’ammontare fino al raggiungimento del terzo del reddito di  ciascun genitore, affidando, comunque, alla decisione preventiva di entrambi le specifiche e dettagliate spese da effettuare e le percentuali delle stesse.

In tale ipotesi puramente esemplificativa, i capitoli di spesa potrebbero essere specificati come segue:

  • – il padre potrebbe contribuire con un importo di euro 500,00 pari ad un terzo del reddito mensile dello stesso ed occuparsi delle spese relative alle seguenti voci: attività scolastica per 200 euro mensili; abbigliamento per 200 euro mensili; viaggi e spostamenti per 100 euro mensili.
  • – la madre potrebbe contribuire con un importo di euro 350,00 pari sempre ad un terzo del reddito mensile della stessa ed occuparsi delle spese relative alle seguenti voci: alimentazione per 200 mensili; spese per la baby sitter per 150 euro mensili.
  • – in ordine alle spese straordinarie (mediche, sportive ecc..), i genitori potrebbero contribuire nella misura del 50% ciascuno.

Giova, comunque, sottolineare che l’introduzione dei capitoli di spesa ha un significato concreto solo ove il minore abbia effettivamente l’opportunità di trascorrere tempi di permanenza paritetici presso ciascun genitore, solo ove i genitori abitino ovviamente nella stessa città e non lontani.

Infine, non considerare il tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio ovvero pregresso all’attuale condizione reddituale e patrimoniale quale uno dei parametri di valutazione del contributo di mantenimento, costituisce una novità importante che tiene in conto la duplicazione delle spese del genitore che si allontana dall’abitazione familiare e della crisi attuale monetaria di rilevanza mondiale causa dell’inginocchiamento economico delle famiglie separate.
Peraltro l’astratto riferimento a parametri non applicabili quando la condizione economica non lo consente, scolla ancora di più i provvedimenti dei Giudici dalla realtà, provvedimenti che sempre più spesso vengono elusi e sono inapplicabili peraltro senza conseguenze immediate nell’interesse dei minori..

Ne consegue che il provvedimento appare, a nostro parere, sicuramente migliorabile, sebbene il documento dell’OUA sembrerebbe volerlo rigettare a priori, più che perfezionarlo, non tenendo conto del notevole percorso di evoluzione già cominciato con l’introduzione della legge sull’affido condiviso nel 2006.

Ciò senza non rilevare il riscontro nella realtà di contraddittorie decisioni da parte della giurisprudenza prevalente che, pur disponendo, nella maggioranza dei casi, l’affidamento condiviso, salvo casi eccezionali di violenza o abuso, pure lo nega a genitori che vivono a 12 chilometri di distanza, concedendolo, invece, quando uno dei due è residente all’estero e trasformando la dizione di affido condiviso in una mera formalità o, meglio, parola priva di contenuto sostanziale.

È ciò che accade anche nei casi di Sindrome di Alienazione Parentale, patologia che, seppure riscontrata oggettivamente nelle aule di Tribunale, mai viene affrontata e combattuta con strumenti idonei a garantire ai minori la vera ed effettiva bigenitorialità.

Nell’interesse del minore, pertanto, oltre a rilevare le criticità del DDL in esame, sarebbe necessario che, prima di tutto, i genitori vengano istruiti e guidati, anche in percorsi psicologici, che possano aiutarli ad affrontare la crisi in modo maturo, senza strumentalizzare i figli, e che, successivamente, anche i Giudici si adoperino per applicare correttamente le leggi.

Anche in questo senso, quindi, non risulta negativo il riferimento del DDL al mediatore culturale che aiuterà i genitori a dirimere eventuali controversie prima di presentarsi dal giudice.

Ricordiamo che essere genitore anche dopo la separazione significa essere responsabili e collaborare per il bene dei figli, una cooperazione che deve basarsi su un dialogo maturo fondato sul rispetto.

 

 

 

Legislatura 16º – Disegno di legge N. 957

DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei senatori VALENTINO, CIARRAPICO, COSSIGA, TOFANI,
BEVILACQUA, THALER AUSSERHOFER, GIAI, SANTINI, RAMPONI,
IZZO, AMORUSO, Nicola Paolo DI GIROLAMO, DI GIACOMO,
SACCOMANNO, Giancarlo SERAFINI, ASCIUTTI, DE GREGORIO,
SPEZIALI, STRADIOTTO, DE LILLO, AMATO e BOLDI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 29 LUGLIO 2008
Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile
in materia di affidamento condiviso

DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
    1. All’articolo 155 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma, dopo le parole: «di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi» sono inserite le seguenti: «pariteticamente, salvi i casi di impossibilità materiale,»;
b) il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Per realizzare la finalità di cui al primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi dispone che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, salvo quanto stabilito all’articolo 155-bis. L’età dei figli, la distanza tra le abitazioni dei genitori e il tenore dei loro rapporti non rilevano ai fini del rispetto del diritto dei minori all’affidamento condiviso, ma solo sulle relative modalità di attuazione. Determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, stabilendone il domicilio presso entrambi, salvi accordi diversi dei genitori, e tenendo conto della capacità di ciascun genitore di rispettare la figura e il ruolo dell’altro. Fissa altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa.»;
c) dopo il secondo comma è inserito il seguente:
«Agli ascendenti è data facoltà di chiedere al giudice che sia riconosciuta e disciplinata la propria possibilità di contatto con i minori.»;
d) al terzo comma, dopo le parole: «da entrambi i genitori» sono inserite le seguenti: «salvo quanto disposto all’articolo 155-bis»;
e) il quarto comma è sostituito dai seguenti:
«Salvo accordi diversi delle parti, ciascuno dei genitori provvede in forma diretta e per capitoli di spesa al mantenimento dei figli in misura proporzionale alle proprie risorse economiche. Le modalità sono concordate direttamente dai genitori o, in caso di disaccordo, sono stabilite dal giudice. Il costo dei figli è valutato tenendo conto:
1) delle attuali esigenze del figlio;
2) delle attuali risorse economiche complessive dei genitori.
Quale contributo diretto il giudice valuta anche la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Ove necessario al fine di realizzare il suddetto principio di proporzionalità, il giudice può stabilire la corresponsione di un assegno perequativo periodico. L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT, in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.
Qualora un genitore venga meno, comprovatamente, al dovere di provvedere alle necessità del figlio nella forma diretta per la parte di sua spettanza, il giudice stabilisce, a domanda, che provveda mediante assegno da versare all’altro genitore.»;
f) il quinto comma è abrogato.

Art. 2.
    1. All’articolo 155-bis del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il primo comma è sostituito dal seguente:
«Il giudice può escludere un genitore dall’affidamento, con provvedimento motivato, qualora ritenga che da quel genitore, se affidatario, possa venire pregiudizio al minore. In ogni caso il giudice può per gravi motivi ordinare che la prole sia collocata presso una terza persona o, nell’impossibilità, in un istituto di educazione.»;
b) dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti:
«Il genitore cui sono affidati i figli ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate congiuntamente da entrambi i coniugi. Il cambiamento di residenza dei figli costituisce decisione di maggiore interesse e deve essere concordato. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Il coniuge cui i figli non siano affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
Le norme sul mantenimento dei figli di cui al quinto comma dell’articolo 155 si applicano a prescindere dal tipo di affidamento; parimenti, la posizione fiscale dei genitori è la stessa»;
c) la rubrica è sostituita dalla seguente: «Esclusione di un genitore dall’affidamento e disciplina dell’affidamento esclusivo».

Art. 3.
    1. All’articolo 155-quater del codice civile, al primo comma, le parole: «Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio» sono sostituite dalle seguenti: «Nel caso in cui l’assegnatario della casa familiare non vi abiti o cessi di abitarvi stabilmente o contragga nuovo matrimonio o conviva more uxorio, la sua assegnazione in godimento, a tutela dell’interesse dei figli a conservare intatto il luogo di crescita, perde efficacia e il giudice dispone, a domanda, secondo i criteri ordinari».

Art. 4.
    1. All’articolo 155-quinquies del codice civile il primo comma è sostituito dai seguenti:
«Dell’assegno perequativo eventualmente stabilito per il mantenimento del figlio, o degli assegni che entrambi i genitori siano obbligati a versare in un conto corrente comune a favore del figlio, è titolare quest’ultimo quando diventa maggiorenne; il figlio maggiorenne è altresì tenuto a collaborare con i genitori e a contribuire alle spese familiari, finché convivente. Ove il genitore obbligato si renda inadempiente, in caso di inerzia del figlio è legittimato ad agire anche l’altro genitore, come persona che ne subisce un danno.
Nel caso in cui un figlio sia già maggiorenne al momento della separazione personale dei genitori, ma non ancora autosufficiente economicamente, può essere chiesta l’applicazione del quinto comma dell’articolo 155 del codice civile da uno qualsiasi dei genitori o dal figlio».

Art. 5.
    1. All’Articolo 155-sexies del codice sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo comma sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e prende in considerazione la sua opinione, tenendo conto dell’età e del grado di maturità. Il giudice può disporre che il minore sia sentito con audizione protetta, in locali a ciò idonei, anche fuori dell’ufficio giudiziario, e che la medesima, oltre che verbalizzata, sia registrata con mezzi audiovisivi»;
b) il secondo comma è abrogato.

Art. 6:
    1. All’articolo 317-bis del codice civile, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Se il riconoscimento è fatto da entrambi i genitori, l’esercizio della potestà spetta congiuntamente a entrambi qualora siano conviventi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 316. Se i genitori non convivono l’esercizio della potestà è regolato secondo quanto disposto dagli articoli da 155 a 155-sexies».

Art. 7.
    1. All’articolo 178 del codice di procedura civile, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«L’ordinanza del giudice istruttore in materia di separazione e affidamento dei figli è impugnabile dalle parti con reclamo al collegio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni, decorrente dalla pronuncia dell’ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti decorrente dalla comunicazione dell’ordinanza medesima».

Art. 8.
    1. Dopo l’articolo 709-bis del codice di procedura civile è inserito il seguente:
«Art. 709-bis.1. – (Mediazione Familiare). – In tutti i casi di disaccordo nella fase di elaborazione del progetto condiviso le parti hanno l’obbligo, prima di adire il giudice e salvi i casi di assoluta urgenza o di grave ed imminente pregiudizio per i minori, di acquisire informazioni sulle potenzialità di un eventuale percorso di mediazione familiare, rivolgendosi a un centro pubblico o privato, i cui operatori abbiano formazione specifica ed appartengano ad albi nazionali specifici pubblici o privati registrati nell’apposito elenco del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
Ove l’intervento, che può essere interrotto in qualsiasi momento, si concluda positivamente, le parti presentano al presidente del tribunale il testo dell’accordo raggiunto. Gli aspetti economici della separazione possono far parte del documento finale, anche se concordati al di fuori del centro di cui al primo comma. In caso di insuccesso le parti possono rivolgersi al giudice, ai sensi dell’articolo 709-ter.
In ogni caso la parte ricorrente deve allegare al ricorso la certificazione del passaggio presso il centro di cui al primo comma o concorde dichiarazione circa l’avvenuto passaggio.
In caso di contrasti insorti successivamente, in ogni stato e grado del giudizio o anche dopo la sua conclusione, il giudice segnala alle parti l’opportunità di rivolgersi ad un centro di mediazione familiare, di cui al primo comma. Se la segnalazione trova il consenso delle parti, il giudice rinvia la causa ad altra data in attesa dell’espletamento dell’attività di mediazione».

Art. 9.
    1. All’articolo 709-ter del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, l’alinea è sostituito dal seguente: «A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice emette prioritariamente provvedimenti di ripristino, restituzione o compensazione. In particolare, nel caso in cui uno dei genitori, anche se affidatario esclusivo, trasferisca la prole senza il consenso scritto dell’altro genitore in luogo tale da interferire con le regole dell’affidamento, il giudice dispone il rientro immediato dei figli e il risarcimento di ogni conseguente danno, valutando tale comportamento ai fini del’affidamento e delle sue modalità di attuazione. Il giudice, inoltre, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:» e il numero 1) è abrogato;
b) dopo il secondo comma è inserito il seguente:
«Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dall’affidamento».

Art. 10.
    1. All’articolo 4 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «La competenza è attribuita in ogni caso al tribunale ordinario».

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