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Nella separazione il genitore collocatario commette grave inadempienza se trasferisce la residenza del figlio senza aver ottenuto preventivamente l’autorizzazione dell’altro genitore.

Tribunale di Locri, ordinanza del 28 novembre 2011.

“In tema di separazione personale dei coniugi, l’azione ex art. 709-ter cod. proc. civ. può essere esperita nell’ipotesi in cui il genitore collocatario, senza aver ottenuto la preventiva autorizzazione dell’altro e, anzi, senza neppure averlo avvisato – abbia trasferito la propria residenza in un luogo distante da quella in cui era ubicata la casa familiare, portando con sé la figlia minore. Tale comportamento costituisce, oltre che una grave inadempienza, anche un atto pregiudizievole alla minore, che vede, in tal modo, fortemente leso il proprio diritto a conservare un equilibrato e continuativo rapporto affettivo anche con il genitore non stabilmente convivente”.

Il fatto
Il caso riguarda una coppia di genitori di Locri separati con affidamento condiviso della figlia minore di due anni e collocamento presso la madre, la quale prende la decisione di trasferire la residenza propria e della figlia dalla provincia di Locri a quella di Pisa, per ragioni legate esclusivamente ad esigenze lavorative e sentimentali della stessa.

A seguito del trasferimento a Pisa della piccola, il padre presenta ricorso ex art. 155-quater c.c. e 709-ter c.p.c. innanzi al tribunale civile di Locri, deducendo che tale condotta rappresenta una grave inadempienza agli accordi di separazione, un ostacolo al corretto svolgimento delle modalità di affidamento,  da cui deriva un grave pregiudizio per lui  “sulla possibilità di mantenere normali rapporti affettivi con la figlia”, anche in considerazione del fatto che il cambio di residenza era stato effettuato unilateralmente dall’ex coniuge, senza la sua preventiva autorizzazione ed, anzi, senza neppure essere stato avvisato del trasferimento.

Il genitore non collocatario chiede pertanto una ridefinizione degli accordi presi in sede di separazione: in via principale, il mantenimento dell’affidamento condiviso ma con collocamento della figlia minore presso di sé, chiedendo espressamente la condanna della donna al pagamento della sanzione amministrativa di cui all’art. 709 ter, comma 2, n. 4 c.p.c.

In questo caso, il Giudice Istruttore, tenuto conto della tenera età della figlia, ovverosia,  che la piccola di soli due anni è particolarmente bisognosa nel quotidiano della figura materna, ha ritenuto opportuno non modificare il collocamento prevalente della figlia minore, ma ha provveduto comunque a rimodulare i tempi di frequentazione tra padre e figlia, che potrà vederla e tenerla con sé tutti i fine settimana, addebitando alla madre le maggiori spese che il padre dovrà sostenere per raggiungere la residenza della figlia.
Inoltre, la madre che, senza autorizzazione di alcun Giudice e senza aver ottenuto il consenso dell’altro genitore affidatario, ha trasferito in un’altra regione la residenza della minore è stata ritenuta responsabile di un comportamento grave, perché viola i principi basilari dell’affido condiviso – che impone ai genitori di assumere congiuntamente le decisioni di maggior interesse dei figli    – e per questo è stata condannata ex art. 709-ter c.p.c., comma 2, al pagamento della sanzione amministrativa pari a Euro 500,00 da versare alla Cassa delle Ammende.

Pertanto, il Tribunale adito ha ritenuto necessario intervenire, così come richiesto espressamente dal codice civile all’art. 155-quater, al fine di assicurare al padre il diritto di vedere regolarmente la figlia, posto che nel nostro ordinamento uno dei principi fondamentali accolto unanimamente dalla giurisprudenza di merito e di legittimità è proprio quello della bigenitorialità, ovverosia sulla presunzione di uguaglianza tra genitori nell’affidamento dei figli.

Il diritto
Nel caso di specie il Tribunale di Locri, in applicazione del principio del diritto in capo al minore alla bigenitorialità codificato dal legislatore della l. n 54/2006 e  ampiamente riconosciuto ed applicato dai tribunali di merito, ritenendo che le decisioni di maggiore interesse per i figli, quale il cambio di residenza, devono essere assunte dai genitori di comune accordo ex art. 155 c.c., ha qualificato la decisione della madre di trasferire la residenza propria e della figlia dalla provincia di Locri a quella di Pisa come arbitraria, in quanto rispondente esclusivamente alle proprie esigenze,  e pregiudizievole alla minore, che vede in tal modo fortemente pregiudicato il diritto a conservare un equilibrato e continuativo rapporto affettivo con il padre.

Con l’ordinanza del 28 novembre 2011 del Tribunale di Locri riconosce che il genitore non collocatario che non ha prestato il suo consenso al trasferimento del figlio in un’altra città, è legittimato a rivolgersi al Giudice, il quale dovrà provvedere in modo di assicurare a lui e al figlio un rapporto stabile e continuo, in quanto “l’affidamento dei figli nella forma condivisa implica la necessità che ogni decisione comportante un rilevante mutamento nella vita dei figli stessa, quale il cambio di residenza, sia assunta quanto meno, all’esito di un leale confronto tra divergenti intendimenti dei genitori. Ne consegue che il genitore, libero di stabilire ove creda la propria residenza, deve tener conto, però, degli eventuali mutamenti che la sua decisione comporta in ordine ai tempi di gestione ed accadimento del minore stabiliti dal Giudice e, qualora si tratti del genitore collocatario, considerare non solo i riflessi della decisione nella sfera degli interessi del minore, ma, anche, l’eventuale lesione del diritto dell’altro genitore coaffidatario”.

Il riconoscimento di un interesse supremo in capo al minore a crescere e mantenere un rapporto equilibrato con entrambe le figure genitoriali, implica che il genitore separato, libero di stabilire dove crede la propria residenza, deve però valutare preventivamente ogni eventuale cambiamento che la sua decisione comporta in ordine ai tempi di gestione ed accudimento del minore con l’altra figura genitoriale.
In altre parole, con tale decisione – che applica addirittura una sanzione – si riafferma il dovere primario del genitore a garantire ed assicurare al figlio la presenza costante e regolare nella propria vita dell’altro genitore attraverso un comportamento responsabile dell’adulto separato chiamato a garantire il più possibile le frequentazioni dei minori con l’altro genitore.

Sicuramente, uno degli indici più importanti per valutare e misurare la capacità e l’attitudine del genitore separato ad essere un bravo educatore è rappresentato anche dallo spirito di collaborazione con l’altra figura genitoriale per realizzare attraverso i fatti un progetto comune di crescita e di assistenza del minorenne.

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