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La nullità rotale del matrimonio e la cessazione degli effetti civili

Il matrimonio concordatario ovvero quello celebrato in Chiesa con effetti anche civili, può essere travolto da una sentenza del tribunale ecclesiastico che ne dichiara la nullità se sussistono dei motivi di particolare gravità che permettono di considerarlo, quanto agli effetti, come se non fosse mai stato celebrato.
I più frequenti motivi di nullità sono l’esclusione di una delle finalità essenziali del matrimonio ovvero la fedeltà, l’indissolubilità del vincolo, la procreazione, l’impotenza dell’uomo e della donna, la violenza fisica ed il timore, l’errore sulla persona del coniuge.
Una volta ottenuta la pronuncia del tribunale ecclesiastico, al fine di conseguire gli effetti dello stato libero derivanti dall’annotazione della sentenza presso i registri dello stato civile, occorrerà chiedere alla Corte d’appello competente la declaratoria di validità mediante un procedimento detto “giudizio di delibazione”.
La sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, invece, comporta il venir meno di tutti i diritti e doveri reciproci dei coniugi, ad eccezione dell’obbligo di pagamento di un assegno divorzile che il coniuge più forte economicamente si obbliga a corrispondere in favore dell’altro.
La separazione prima e il divorzio, poi, revocato il consenso, portano ad affermare che la famiglia che c’era è venuta meno.
La differenza tra famiglia mai esistita e famiglia che ha cessato di esistere, è significativa sul piano patrimoniale: con la delibazione della sentenza di nullità, i coniugi perdono qualsiasi aggancio economico tra loro, in particolare con riferimento ai diritti-doveri di mantenimento ed alle aspettative successorie.
Col divorzio, invece, rimane l’aggancio al vincolo matrimoniale attraverso le statuizioni economiche post matrimoniali.
L’annullamento rotale del matrimonio concordatario

La Sacra Rota costituisce il Tribunale Apostolico che si occupa delle cause di nullità matrimoniale.

La durata media di un processo è di circa 2 anni.

Sempre più spesso viene invocato il canone 1095 del codice del diritto canonico che prevede i casi di incapacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

Se viene verificata la sussistenza di una di queste cause, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il predetto tribunale annulla il vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi prescritti dal matrimonio stesso.

L’annullamento del matrimonio religioso decretato dalla Sacra Rota può comportare in molti casi  il venir meno anche del matrimonio civile, a meno che non sia già intervenuta una sentenza definitiva di divorzio.

Si tratta di un’ipotesi di foro giurisdizionale straniero, le cui decisioni hanno effetto nel nostro ordinamento proprio base agli accordi concordatari del 1929 come modificati successivamente nel 1984.
Gli effetti dell’annullamento rotale

Non solo i presupposti per ottenere l’annullamento matrimoniale da parte della Sacra Rota Romana sono ispirati a principi completamente diversi rispetto a quelli previsti dall’ordinamento italiano, ma anche come lo svolgimento del processo davanti ai tribunali della Chiesa risulta difforme da quello civile.

L’elemento di divergenza più rilevante è quello che riguarda gli effetti dell’annullamento religioso innanzi al Tribunale della Sacra Rota.

L’annullamento del matrimonio concordatario produce, infatti, i propri effetti sin dall’origine della celebrazione del matrimonio stesso, travolgendo così tutto il vissuto della coppia anche con evidenti pericoli sullo status dei figli generati durante il vincolo e compresi i diritti patrimoniali.

La dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario sopprime l’eventuale obbligo di mantenimento del coniuge, fatti salvi gli effetti verso i terzi in buona fede e l’eventuale risarcimento per matrimonio putativo.

Se il matrimonio è nullo ex tunc, anche la statuizione patrimoniale contenuta nella sentenza di divorzio viene, quindi, necessariamente travolta.

Inoltre, la dichiarazione di annullamento può essere pronunciata dalla Sacra Rota senza limiti di tempo (a differenza di quanto avviene nell’ ordinamento civile italiano in cui l’azione di nullità è sottoposta ad un termine di prescrizione di un anno), quindi anche dopo diversi anni di pacifica convivenza matrimoniale.

A seguito dell’annullamento rotale del matrimonio, il giudice civile non potrà disporre a favore di uno dei coniugi alcun obbligo di mantenimento.

Ciò in quanto il legame matrimoniale, una volta annullato innanzi al Tribunale ecclesiastico, è da considerarsi come inesistente ovvero come se il matrimonio non ci fosse mai stato.

E’ evidente, dunque,  l’interesse del coniuge, di solito il più forte economicamente, di far annullare il matrimonio religioso da parte della Sacra Rota e di far conseguentemente travolgere anche gli effetti civili.
Le cause di annullamento rotale del matrimonio
Nell’ 83% dei casi la richiesta di nullità è presentata sulla base di un “vizio di consenso”.

La mancata volontà e consapevolezza di contrarre gli impegni che derivano da un matrimonio religioso – i famosi tria matrimonii: bonum sacramenti, indissolubilità del vincolo coniugale, bonum prolis, apertura alla nascita di figli, e bonum fidei, accettazione del vincolo esclusivo di fedeltà all’altro coniuge – rapresentano altri vizi di nullità.

Senza dimenticare le cosiddette “questioni di talamo” che di certo godono di una particolare importanza.

A giudicare dalle continue richieste di annullamento presentate è facile riscontrare una tendenza a voler seguire una strada alternativa alle lungaggini burocratiche tipiche dei procedimenti civili, troppo spesso complicati e puntigliosi.

Senza considerare che, dal punto di vista economico, un matrimonio nullo è sicuramente più vantaggioso rispetto ad un divorzio, che prevede oneri previsti per legge, come per esempio l’assegno di mantenimento.
Inversione di tendenza della Cassazione

I Giudici della Cassazione prendono le distanze dalla decisione dei tribunali ecclesiastici e sanciscono l’impossibilità per il giudice italiano di vanificare una convivenza ventennale, con la perdita per la ricorrente dei diritti derivanti dall’unione dichiarata nulla, perchè tali conseguenze  sono contrarie ai principi dell’ordine pubblico.

La Suprema Corte italiana esclude, dunque, la possibilità, dopo anni, di far valere riserve mentali o vizi di consenso.

La regola dettata dalla Cassazione è che la prolungata convivenza esprime una volontà di accettazione del rapporto incompatibile con “il successivo esercizio della facoltà di rimetterla in discussione”.

Dopo vent’anni, quindi, ci si può lasciare, ma non annullare il sì, facendo così decadere i diritti e doveri civili nati con il matrimonio.

È quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza n. 1343 depositata il 20 gennaio 2011, con cui è stato accolto il ricorso di una moglie che il tribunale ecclesiastico aveva trasformato in ex dopo vent’anni di convivenza in seguito all’accoglimento della richiesta del marito di annullare il vincolo religioso perché la signora aveva nascosto la sua intenzione, maturata già prima delle nozze, di non avere figli.

Questa riserva (non volere figli) è contraria ad uno dei “bona matrimoni”, previsto dal diritto canonico, che consente al Supremo tribunale della Segnatura apostolica l’annullamento del matrimonio.

 

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