Differenze tra alimenti e mantenimento

Si può richiedere il mantenimento dopo aver avanzato una richiesta per alimenti?

 

Salve Avvocato, siamo due genitori di un ragazzo disabile; lui, in giudizio, ha avanzato una domanda per ricevere il proprio diritto agli alimenti e, dopo averlo fatto, ha anche richiesto il suo diritto al mantenimento. È una cosa possibile? Dovremo versare sia gli alimenti che il mantenimento?

In casi come questi è importante partire dal distinguere precisamente cosa si intende per diritto agli alimenti e diritto al mantenimento. L’assegno alimentare assume il ruolo di una misura assistenziale, fondato sulla condizione di necessità delle persone legate da rapporti di parentela e affinità. Questi soggetti includono non solo coniugi e figli, ma anche fratelli, sorelle, genitori, ascendenti, suoceri e generi. Alla base del versamento dell’assegno alimentare c’è l’obbligatorietà del suo versamento da parte di un soggetto quando il beneficiario si trova in uno stato di bisogno ed è incapace di svolgere attività lavorativa. Lo stato di bisogno si traduce nell’incapacità di soddisfare i bisogni primari di sostentamento, quali cibo, alloggio, abbigliamento e cure mediche, unitamente all’impossibilità di svolgere un lavoro retribuito. Con la Sentenza del 16 gennaio 2020 n.770 la Corte di Cassazione ha, infatti, ribadito che: “il diritto agli alimenti è legato alla prova non solo dello stato di bisogno, ma anche dell’impossibilità di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento mediante l’esplicazione di un’attività lavorativa”.

Per quantificare l’assegno alimentare bisogna rifarsi alle capacità economiche dell’obbligato (ad esempio potrebbe essere anche sufficiente ospitare nella propria casa l’avente diritto agli alimenti), è importante però che sia anche proporzionale alle esigenze del beneficiario. Non ha una durata prestabilita e, diversamente dall’assegno di mantenimento, può essere richiesto che dal coniuge a cui viene addebitata la separazione qualora si trovi in uno stato di necessità.

L’assegno di mantenimento, invece, non riguarda la necessità immediata, ma mira a garantire al beneficiario il mantenimento dello stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, superando il limite dei bisogni primari. La sua finalità è assicurare al coniuge e/o ai figli un tenore di vita simile a quello precedente alla separazione (se vuoi saperne di più sull’assegno di mantenimento ed avere una lettura più approfondita sull’argomento leggi anche: https://studiodonne.it/assegno-di-mantenimento/#:~:text=L’assegno%20di%20mantenimento%20%C3%A8,da%20un%20altro%20provvedimento%20giurisdizionale ).

Le differenze tra i due istituti sono evidenti, mentre l’assegno alimentare garantisce il sostentamento, l’assegno di mantenimento mira a mantenere uno specifico standard di vita. L’assegno alimentare può essere richiesto da qualsiasi parente o affine, mentre l’assegno di mantenimento è specifico per i coniugi separati e per i figli.

Ma è possibile richiedere sia il mantenimento che gli alimenti? A livello generale la risposta dovrebbe essere negativa, infatti, l’assegno di mantenimento, nel momento in cui dovesse essere concesso, comprende al suo interno la quota alimentare (in quanto non prevede necessariamente uno stato di bisogno per essere erogato).

La domanda di assegno alimentare è sempre considerata una richiesta inferiore a quella di mantenimento e, qualora all’interno del processo si sia fatta una domanda per alimenti, non si potrà avanzare anche una richiesta di mantenimento successiva, ma bisognerà ripresentare una nuova domanda. In proposito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2710 del 29 gennaio 2024 ha dichiarato: “L’assegno di natura alimentare non può essere equiparato all’assegno di mantenimento per i figli, essendo diverse sia la natura e sia le finalità proprie dei due tipi di assegno, solo in minima parte potendo coincidere le due provvidenze. Invero, l’assegno di mantenimento può comprende anche la quota alimentare e non presuppone necessariamente lo stato di bisogno, su cui il ricorrente ampiamente ha insistito, dimostrando di avere qualificato la domanda originaria proprio come domanda per alimenti, così come ritenuto dai giudici di merito in primo e secondo grado. In ogni caso, la domanda di assegno alimentare costituisce, comunque, un minus rispetto alla domanda di riconoscimento di un assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne portatore di handicap grave e richiede la ricorrenza di un più stringente presupposto, costituito dallo stato di bisogno. Ne consegue che la domanda di mantenimento, ove venga formulata per la prima volta in appello in un giudizio alimentare promosso ex art.433 c.c., diversamente che nel caso inverso, è inammissibile e va qualificata come domanda nuova (…)”.

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