DIVORZIO CONSENSUALE: SI PUÒ TORNARE INDIETRO?

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Giulia Fenoaltea

“Cosa succede se dopo una separazione o un divorzio consensuale un coniuge cambia idea?”

Quando si parla di separazione consensuale o di divorzio congiunto significa che i coniugi hanno liberamente raggiunto un accordo sulle condizioni inerenti la fine dell’unione coniugale. Gli stessi si sono pertanto accordati sull’eventuale affidamento dei figli e sul diritto di visita, sull’assegno di mantenimento, sull’assegnazione della casa coniugale, ecc.

Tale accordo, (qualora i coniugi abbiano optato per l’omologazione del Tribunale) viene poi depositato in Tribunale e sarà necessario attendere la fissazione dell’udienza presidenziale e la successiva omologa del Tribunale, affinché l’accordo acquisti valore legale.

Ma cosa succede se uno dei coniugi in seguito al deposito del ricorso si pente, poiché ritiene che le condizioni sottoscritte non siano più adeguate?

 

COSA DICE LA GIURISPRUDENZA?

 

La giurisprudenza maggioritaria, ha stabilito che, in caso di separazione consensuale il coniuge può revocare il proprio consenso fino all’udienza di comparizione dei coniugi e che la revoca espressa dopo tale momento è irrilevante.

Diversamente, nel caso di divorzio congiunto come sottolineato dalla Suprema Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 19540 del 24 luglio 2018, il Tribunale può in ogni caso “emettere la sentenza anche se uno dei due coniugi, prima della sentenza stessa, revoca il consenso già prestato, poiché l’accordo tra i coniugi in questo caso ha una natura sia negoziale che ricognitiva.

Difatti, come affermato a chiare lettere dalla Cassazione anche nella sentenza n. 10462 del 13 febbraio 2018, la revoca del consenso di un coniuge alle condizioni pattuite nel ricorso per divorzio è inammissibile, e la domanda può essere rinunciata solo da entrambe le parti.

 

COSA HA STABILITO DA ULTIMO LA CASSAZIONE?

 

Il recente caso sottoposto alla Suprema Corte era quello di un uomo che, dopo aver presentato ricorso congiunto per il divorzio insieme alla moglie, si rifiutava di sottoscrivere il verbale e dichiarava di voler revocare il consenso prestato.

 

Il tribunale di merito accoglieva il ricorso, e pertanto l’uomo decideva di appellarsi alla Corte d’Appello, che confermava la decisione di primo grado precisando che “non è consentito revocare separatamente il consenso prestato congiuntamente alla moglie”.

 

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 19348/2021, ha confermato che “l’eventuale revoca del consenso proveniente da una delle parti non giustifica l’arresto della procedura poiché la domanda è comune e paritetica”. Sulla scorta di tali considerazioni la cassazione stabiliva infine che: “il tribunale sarà chiamato a valutare la sussistenza dei requisiti necessari per il divorzio e, in caso di esito positivo, accertare che le condizioni previste nell’accordo siano conformi alle norme inderogabili ed agli interessi dei figli.

 

In conclusione, il cambiamento di idea e la conseguente revoca del consenso successiva al deposito di un ricorso per divorzio congiunto è inammissibile.

 

 

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