fbpx

Vittoria in appello: Sentenza n. 2703/2020

Sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Roma l’8 giugno 2020 per modificare una decisione che in primo grado negava l’assegno di mantenimento alla moglie dopo oltre 20 anni di matrimonio ed un alto tenore di vita.

Il caso concreto

Veniva nell’aprile 2016 depositato ricorso da parte della signora D. presso il Tribunale di Roma nei confronti del marito I., con il quale era sposata dal 1992 con un figlio avuto nel 1987.

Nel ricorso la signora affermava come il marito fosse venuto meno ai doveri coniugali di fedeltà ed avesse causato il tracollo economico familiare e di come lei si trovasse in una situazione economica insostenibile diversamente dal marito, che non provvedeva più ai bisogni familiari: “Deduceva di percepire una pensione di € 1.200,00 mensili da cui dovevano essere detratti € 600,00 mensili per restituzione prestiti contratti per la famiglia, mentre il marito, assistente di una parlamentare, guadagnava € 1.000,00 mensili ma avrebbe potuto contare, laddove avesse fatto richiesta, su ulteriori € 2.980,00 mensili a titolo di vitalizio come ex consigliere regionale.”. Lo stesso aveva inoltre smesso di pagare il canone di locazione dell’appartamento e le rate del mutuo dell’appartamento intestato al figlio.

Il Presidente disponeva nel 2017 l’autorizzazione ai due coniugi a vivere separati e disponeva che ognuno provvedesse al proprio mantenimento ed il Tribunale, a seguito dell’istruttoria documentale, con sentenza 3180/2019 del 12 febbraio pronunciava separazione respingendo però tutte le altre domande e condannando la ricorrente al pagamento della metà delle spese di lite.

La signora D. propone appello difesa dal nostro Studio Legale Missiaggia per ciò che riguarda le statuizioni economiche e la Corte lo ritiene fondato.

Obblighi tra i coniugi e anomala trattazione del primo grado

All’articolo 143 c.c. sono elencati i diritti e doveri reciproci tra i coniugi e vi figurano la reciproca assistenza morale e familiare oltre all’obbligo di fedeltà; tutti obblighi non rispettati dal signor I. e non adeguatamente considerate all’interno del primo grado. Inoltre, nel corso del giudizio, la posizione economica dell’I. era notevolmente cambiata, avendo lo stesso iniziato a percepire il vitalizio relativo all’incarico di consigliere regionale, pari attualmente a € 2.911,00 mensili; anche di questa variazione di condizione non veniva tenuto conto da parte del Tribunale nell’emettere la sentenza in primo grado.

Risulta alquanto curioso come nel primo grado di tali violazioni e variazioni di condizione non si fosse tenuto conto. Tralasciando la mancanza di assistenza morale e la violazione dell’obbligo di fedeltà,  come può, un giudice, omettere di esaminare la modifica della condizione economica per un ammontare di quasi euro 3.000,00? La percezione del vitalizio faceva emergere una netta disparità tra le condizioni economiche dei due coniugi che inoltre, per 23 anni di matrimonio, avevano vissuto seguendo un agiato tenore di vita garantito dal signor I. tramite i suoi guadagni.

In virtù di tale situazione la Corte d’Appello accoglieva il ricorso della signora D. e pronunciava: “Atteso quanto detto, la disparità di reddito, il tenore di vita coniugale, l’apporto economico dato dai coniugi al menage familiare e l’attuale situazione abitativa come sopra indicati giustificano, da maggio 2018 (ossia dalla percezione del vitalizio) la corresponsione a carico dell’I. di un contributo in favore della moglie che risulta congruo determinare, in relazione ai redditi dai medesimi percepiti, nei limiti di € 700,00 mensili oltre rivalutazione annuale Istat”.

Sentenza Corte d’Appello

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e del dottor Ludovico Raffaelli

EMERGENZA COVID-19

Studiodonne garantisce i propri servizi in remoto.

É stata attivata la possibilità di prenotare online i servizi di consulenza mirata più adatti alle proprie necessità.
CONSULENZA ONLINE
close-link