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Fake news, la malattia della comunicazione

Cosa sono le fake news?

È piuttosto complesso dare una univoca definizione di fake news, si può semplicemente dire che si tratta di quelle “notizie false”, pur non  considerarandola esaustiva come spiegazione. Ne da una chiara definizione il Code of Practice on Disinformation della Commissione Europea secondo il quale infatti: “Disinformation is verifiably false or misleading information created, presented and disseminated for economic gain or to intentionally deceive the public. It may have far-reaching consequences, cause public harm, be a threat to democratic political and policy-making processes, and may even put the protection of EU citizens’ health, security and their environment at risk” che tradotto letteralmente significa: “Per disinformazione si intende la creazione, la presentazione e la diffusione di informazioni verificabilmente false o fuorvianti, create, presentate e diffuse a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico. Può avere conseguenze di vasta portata, causare danni all’opinione pubblica, costituire una minaccia per i processi politici e di elaborazione delle politiche democratiche e può persino mettere a rischio la protezione della salute, della sicurezza e dell’ambiente dei cittadini dell’UE”.

In una società come quella moderna, dove la rivoluzione digitale ha portato ad un’enorme evoluzione del settore della tecnologia e della comunicazione, l’impatto che può avere una fake news è enorme. Chiunque infatti ha la possibilità di interagire sul web e di prendere visione, commentare e condividere in tempo reale tutte le notizie di cui viene a conoscenza.

 

Che effetto possono avere fake news e disinformazione?

In un periodo come quello che stiamo vivendo, dove l’emergenza sanitaria ha costretto la maggior parte della popolazione a casa per far fronte all’avanzata del COVID-19, le fake news possono avere degli effetti devastanti sulla popolazione e sugli Stati. Sul web in questo periodo infatti vi sono state diverse campagne volte alla disinformazione ed alla diffusione di notizie poco accurate che hanno fortemente messo in pericolo la salute degli utenti, inducendo fortemente ad una sottovalutazione degli effetti e dei rischi legati al virus. Vi sono, inoltre, state le più disparate teorie riguardanti l’origine del virus che hanno solamente contribuito a creare apprensione e confusione tra la popolazione che, bombardata h24 dalle più disparate notizie, ovviamente, ha difficoltà a comprendere quali siano quelle veritiere e quali, invece, siano solamente volte alla ricerca del caos.

Per far fronte al propagarsi della disinformazione sul web si sono fatti spazio diversi progetti per la sua regolamentazione e quindi per “regolamentare” il modo di fare comunicazione su internet.

 

È possibile regolamentare la comunicazione sul web?

La regolamentazione della comunicazione attraverso internet è un tema particolarmente delicato. In particolare le cosiddette “fake news” sono difficilmente individuabili alla radice in quanto, nella maggior parte dei casi, vengono inizialmente messe in circolazione attraverso dei meccanismi automatici di diffusione e poi successivamente vengono condivise e diffuse su scala globale da soggetti ignari che, leggendo la notizia ed immaginandola come veritiera, si rendono inconsapevolmente partecipi della sua propaganda attraverso i social networks.

Le iniziative per la regolamentazione della comunicazione sul web che sono state portate avanti a livello Nazionale (ad esempio l’Italia ha cercato di intraprendere la strada della legiferazione come uno dei primi paesi) hanno sempre suscitato non pochi dubbi. La vastità del web infatti permette la diffusione di contenuti attraverso robot o strumenti automatizzati su scala internazionale; diventa dunque molto complessa la legislazione in materia civile o penale del singolo Stato quando la fonte parte da diverse destinazioni sparse per il mondo che, nella maggior parte dei casi, non permettono l’individuazione del vero soggetto responsabile. In ogni caso il nostro ordinamento, all’articolo 656 del codice penale, punisce coloro che diffondono false notizie: “Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.00”.

 

Come si diffondono le fake news?

I principali metodi di diffusione delle false notizie online sono il c.d. “click-baiting” ed il c.d. “astroturfing”.

Il primo consiste nella pubblicazione di notizie con titoli e fotografie particolarmente accattivanti volti ad incuriosire l’utente. Lo scopo è quello di ricevere il maggior numero di click sulla pagina in modo da guadagnare attraverso l’inserimento di annunci online, ottenere cookie e lanciare malware sui computer degli utenti.

Il secondo consiste, invece, nella distribuzione strategica della notizia attraverso più strumenti di diffusione contemporaneamente in modo tale da dare un senso di veridicità legato al fatto che più fonti condividano la stessa. Avviene, di solito attraverso strumenti automatici o veri e propri robot e sempre per scopo di lucro e propaganda.

 

Come comportarsi di fronte alle fake news?

Le strategie che vengono suggerite per il riconoscimento delle fake news consistono nell’ effettuare un controllo su diverse fonti che si considerano attendibili e cercare di verificare le stesse. Quindi nel momento in cui si viene a contatto con una notizia bisognerà cercare riscontro su fonti ufficiali come i giornali più noti ad esempio, cercare di individuare colui che ha pubblicato la notizia per capire la veridicità o meno dell’autore ed anche fare attenzione alle immagini allegate alla notizia che nella maggior parte dei casi risultano ritoccate per creare maggiore scalpore.

Ovviamente tutto questo non salva da tutte le fake news con cui si può entrare in contatto, ma permetterà di ridurle al minimo.

 

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e del dottor Ludovico Raffaelli

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