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Diritto di visita: legittimo sospendere quello tra genitori e figli

In questi giorni si è molto discusso se fosse legittimo o meno sospendere il diritto di visita tra il genitore non collocatario e i figli. Questo perché, da un lato, le misure  adottate dal nostro Governo hanno lasciato degli spazi vuoti in cui non è stato facile orientarsi e, dall’altro lato, perché tali misure, in continua evoluzione, sono diventate sempre più stringenti per tutti noi che la stessa interpretazione data in materia in un primo momento è risultata immediatamente dopo non più attuale.

Il nostro Governo dopo l’emissione del Decreto “Io resto a casa” dell’11 marzo 2020, con una nota, ha in un primo momento espressamente specificato che gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore affidatario sono sempre consentiti nel rispetto delle modalità dettate nelle condizioni di separazione e divorzio. Alla pari, il Tribunale di Milano aprendo la strada tra le Corti di merito, ha inizialmente statuito che le disposizioni del suddetto decreto non sospendono il diritto di visita tra genitori e figli.

Ebbene, però, tali interpretazioni risultano oggi del tutto anacronistiche rispetto alla crescente emergenza sanitaria e alle misure sempre più restrittive adottate dal Governo con il D.P.C.M. 21/3/2020, e, da ultimo, con il D.P.C.M. del 22/3/2020. Lo scopo primario della normativa che regola la materia, è, infatti, una rigorosa e universale limitazione dei movimenti sul territorio, tesa al contenimento del contagio, con conseguente sacrificio di tutti i cittadini e quindi anche dei genitori e dei minori.

A tale assunto sembra esserci finalmente arrivato il Tribunale di Bari che, con un’ordinanza del 26 marzo 2020, ha sospeso le visite del padre fino al termine del 3 aprile 2020, indicato nei predetti DD.PP.CC.MM. Nel caso in esame, il Tribunale sulla base dell’assunto che “il diritto – dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi, nell’attuale momento emergenziale, è recessivo rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, legalmente stabilite per ragioni sanitarie, a mente dell’art. 16 della Costituzione, ed al diritto alla salute, sancito dall’art. 32 Cost.” ha accolto il ricorso di una madre che chiedeva la sospensione del diritto di visita tra padre e figlio alla luce della distanza tra le due abitazione e della circostanza che, in una situazione di emergenza sanitaria come quella attuale, in caso di spostamenti del minore da un nucleo familiare ad un altro non è dato escludere l’ipotesi di rischio di contagio. I bambini, infatti, traslocando dalla casa della mamma a quella del papà, sono evidentemente un veicolo di trasmissione del virus.

Il motivo di doglianza della ricorrente è purtroppo molto comune e attuale atteso che non sempre i genitori sono mossi dal buon senso e sono pronti a “rinunciare” momentaneamente al proprio diritto di visita per garantire la salute del figlio e di conseguenza del nucleo familiare dell’altro genitore.

Finora una pronuncia sulla sospensione del diritto di visita è arrivata solo dal Tribunale di Bari e riguarda l’ipotesi in cui il figlio e il genitore si trovano in Comuni diversi. Auspichiamo, pertanto, al più presto ad un intervento chiaro in materia onde uniformare le situazioni atteso che il rischio di contagio esiste anche tra genitori che vivono nello stesso Comune e soprattutto quando i genitori stessi continuano ad avere rapporti con persone terze o non abbiano interrotto l’attività lavorativa.

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