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Mantenimento: non compensabile con i diritti di credito

La Suprema Corte di Cassazione ha, infatti, negato per un marito la possibilità di compensare il mantenimento con il diritto di credito che vantava nei confronti della ex.

Nella sentenza n. 9553/2020 la Cassazione ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso dell’ex marito, condannato sia in primo grado che in appello ai sensi dell’articolo 570 c.p. per violazione degli obblighi di assistenza familiare. Lo stesso avrebbe giustificato tale comportamento producendo della documentazione attraverso la quale si potesse ragionevolmente dedurre che fosse anche volontà della ex moglie procedere a compensazione tra il di lei diritto di credito al mantenimento ed il debito che la stessa aveva nei confronti dell’ex marito. La Cassazione, però, nella sua analisi del caso, fa giustamente notare che il profilo civilistico e penalistico vanno distinti e che, inoltre, è ben chiara la non possibilità di compensare le somme dovute a titolo di mantenimento con nessun altro tipo di importo, essendo lo stesso destinato al sostentamento della moglie e dei figli. A sostengo delle argomentazioni della Corte vi sono altre diverse sentenze, della stessa Cassazione, in cui è espressamente stabilito che il soggetto obbligato non possa opporre a titolo di compensazione un suo diritto di credito verso chi ne ha diritto per escludere il reato di cui all’art. 570 c.p.

Tra le motivazioni del ricorso, il marito aveva denunciato:

  • Al primo motivo l’omessa assunzione di una prova decisiva, configuratasi in delle email tra i coniugi che attestavano il credito del marito.
  • Al secondo motivo si evidenzia come fosse stata la moglie a chiedere per prima la compensazione dei propri debiti con il mantenimento e, lo stesso, continua sostenendo che i crediti di mantenimento diventano compensabili nel momento in cui sia il beneficiario della misura a chiederne la compensazione.
  • Al terzo motivo viene contestato il fatto che la Corte d’Appello abbia ritenuto erroneamente doloso il suo comportamento.

La Corte, a riguardo, pronuncia la manifesta infondatezza dei suddetti primi due motivi, il primo per essere totalmente irrilevante, ed il secondo perché, contrariamente con quanto stabilito dall’imputato, non è manifesto dallo scambio di mail, che la signora avesse avanzato la richiesta di compensazione dei propri debiti con i crediti di mantenimento. Per quanto riguarda il terzo ed ultimo motivo viene invece sottolineato che il reato ex 570 c.p. è un reato a dolo generico e quindi non è necessario che vi sia la volontà di far mancare il sostentamento per far si che possa configurarsi, ma basta la consapevolezza di non fornire i mezzi di sussistenza dovuti.

È bene ed importante diffondere, secondo l’Avv. Missiaggia, che il contributo di mantenimento, volto alla difesa della prole e del coniuge economicamente “debole”, non può e non deve trovare compensazione con altri crediti di alcun genere essendo privilegiato rispetto agli altri.

Avv. Maria Luisa Missiaggia con la collaborazione di Ludovico Raffaelli

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