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Affido condiviso: no al paritetico, sì alla collocazione prevalente.

A sancirlo è un’Ordinanza della Cassazione, la n. 24937 del 7/10/2019, con cui si respinge la richiesta di un genitore che chiedeva, per la figlia, una sorta di piano di frequentazione paritetico in cui lo stesso avrebbe avuto due pernottamenti infrasettimanali nelle settimane in cui non aveva il weekend e due pomeriggi di cui uno con pernotto ed uno fino alla sera, mentre nelle altre settimane richiedeva la presenza della figlia con lui ogni pomeriggio fino alle 16 ad eccezione del weekend. Il regime che invece era stato stabilito in primo grado, era quello di 4 pernottamenti totali nell’arco dell’intero mese, regime che viene confermato anche dalla Suprema Corte che aderisce con le conclusioni già esposte in sede di Appello.

A giustificare la scelta della Corte, c’è la natura estremamente frammentaria ed articolata del modello di frequentazione proposto, che mal si sposerebbe con le esigenze di serenità e stabilità di cui ha bisogno una minore per ottenere la propria quotidianità. È infatti escluso che esista una proporzione matematica che permetta ad ogni genitore di trascorrere lo stesso identico tempo con i figli; il criterio che bisogna seguire in questi casi è quello di garantire che il genitore non collocatario abbia comunque un quantitativo di tempo accettabile, tale da assicurare una presenza che sia comunque significativa nella vita del figlio. È quindi necessario che il giudice trovi il giusto compromesso tra le esigenze del figlio e del genitore e che in questa maniere formuli il piano di frequentazione nell’interesse di entrambi.

Tutto questo non significa che il minore non possa trascorrere egual tempo con entrambi i genitori, ma, per concretizzarsi tale ipotesi, è necessario che ricorrano determinate condizioni:

  • stabilità e vicinanza di abitazioni;
  • non essere costretto a cambiare dimora ogni 2 giorni.

Importanti esempi di affidamento totalmente paritetico possono essere quelli delle settimane alternate tra i due genitori, affidamento paritetico che però i Tribunali sono spesso restii ad accordare. Il Tribunale di Roma è contrario per esempio. È bene dunque sottolineare che non è la quantità di tempo che un minore passa con il proprio genitore a determinarne la qualità ma come il tempo viene organizzato e quanto il costante cambiamento tra le due figure e soprattutto tra le dimore possa essere fonte di stress.

L’Avv. Maria Luisa Missiaggia sostiene: “Ritengo che un affidamento paritetico sia possibile solamente quando entrambe le figure genitoriali si dimostrano in grado di affrontare il proprio compito di genitore in una situazione continuativa e senza conflitto e quando tale affidamento non comporti il trasferimento del bambino da una abitazione all’altra lontane tra loro ogni due o tre giorni, così da essere sballottato tra i genitori senza trovare una stabilità. Tuttavia ogni caso è a sé e se  due genitori sono in grado di coordinarsi e di pensare prima di tutto al bene della prole, allora l’affidamento paritetico può essere un buon compromesso per garantire una adeguata bigenitorialità”.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia con la collaborazione di Ludovico Raffaelli

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