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Abbandono del tetto coniugale e omosessualità: non sussiste l’addebito.

Abbandono del tetto coniugale e omosessualità: non sussiste l’addebito (Cassazione n 8713 del 29 aprile 2015)

Con l’espressione “abbandono del tetto coniugale”si intende l’allontanamento di un coniuge con o senza figli dalla casa familiare, mettendo fine alla coabitazione matrimoniale, uno degli obblighi previsti dal legislatore e che nasce dal vicolo matrimoniale.

Ed invero, il comportamento del coniuge che si allontana dal tetto coniugale, senza motivo, viene sanzionata dal codice civile con il cosiddetto “addebito”.

È bene ricordare che, uno dei doveri dei coniugi espressamente previsto dalla legge è quello di coabitare. Infatti, in caso di allontanamento del coniuge dalla residenza familiare senza una giusta causa si può chiedere, nei suoi confronti, l’addebito.

https://studiodonne.it/2018/06/14/abbandono-del-tetto-coniugale-lecito/

L’addebito comporta che:

  • chi viene dichiarato responsabile del comportamento contestato (ossia gli viene addebitata la rottura del matrimonio) non può più chiedere l’assegno di mantenimento se economicamente più debole (resta il diritto a ricevere gli alimenti in caso di situazione di grave indigenza);
  • non ha diritto di successione in caso di premorte dell’altro coniuge prima del divorzio.

Il coniuge a cui non è addebitata la separazione può chiedere all’altro il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subìti a seguito della violazione dei doveri matrimoniali: la pronuncia di addebito infatti può essere fonte di responsabilità.

Ci sono dei casi nei quali l’allontanamento viene considerato “legittimo”, perché si è in presenza di determinate situazioni.

Non è addebitabile la separazione al coniuge che abbandona il domicilio coniugale per l’intollerabilità della convivenza, che deve essere valutata anche da un punto di vista soggettivo come fatto psicologico prettamente individuale. L’asserita omosessualità , non cambierebbe la prospettiva poiché è maggiormente evidente l’intollerabilità della convivenza matrimoniale per una persona omosessuale”, situazione che esclude l’addebitabilità della separazione, ad opera dei giudici di Piazza Cavour con sentenza n 8713 del 29 aprile 2015.

Nel caso di specie la moglie scopriva di essere omosessuale e, per tali ragioni, si risolveva di abbandonare la casa coniugale data l’evidente impossibilità di continuare la convivenza con il marito.

Secondo la Corte di Cassazione i fatti che rendono intollerabile la convivenza, tali da giustificare il ricorso alla procedura di separazione, devono esser valutati non solo da un punto di vista oggettivo bensì soggettivo.

In presenza di una situazione d’intollerabilità ciascuno dei due coniugi può richiedere la separazione e, l’esercizio di tale diritto non può essere automaticamente ragione di addebito. È ovvio che, l’omosessualità di uno dei due coniugi rende evidente e palese l’impossibilità assoluta di mantenere il regime matrimoniale

Pertanto il relativo allontanamento alla dimora famigliare non potrà di certo essere considerato causa di addebito stante l’irrimediabile compromissione della vita matrimoniale.

N.B.: L’addebito può essere richiesto ed ottenuto solo se la coppia decide di separarsi in Tribunale facendosi l’un l’altro causa (cosiddetta «separazione giudiziale»). Di converso , se la coppia si mette d’accordo e raggiunge un’intesa con le condizioni sulla casa, assegno e mantenimento per figli se ce ne sono,  (cosiddetta «separazione consensuale»), l’addebito non potrà essere inserito nemmeno con l’accordo delle parti

  • Lo Studio Legale Missiaggia è specializzato in diritto di famiglia, cura separazioni e divorzi con ampia percentuale di definizione degli accordi, guida il cliente nell’intero iter stragiudiziale e giudiziale.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Maria Grazia Bomenuto