Non risponde penalmente l’ex marito che non versa il mantenimento se l’ex coniuge versa in buone condizioni economiche

Il fatto

Dopo la separazione, il Sig. X era stato condannato a versare alla ex coniuge, a titolo di contributo al mantenimento dei figli, tra cui uno minore, un assegno di modesto importo.

Lo stesso, tuttavia, non aveva mai provveduto in tal senso.

Il Tribunale di Taranto condannava l’uomo per il reato contemplato nell’articolo 570 del codice penale ovvero, per non avere ottemperato all’obbligo di corrispondere, a titolo di concorso nel mantenimento dei figli, l’assegno mensile di € 206,58 disposto con la sentenza di separazione passata in giudicato, così facendo mancare agli stessi i mezzi di sussistenza.

Il Sig. X impugnava la sentenza di primo grado, proponendo ricorso innanzi alla Corte di Appello di Lecce, Sez. Distaccata di Taranto, che, con sentenza del …….., confermava la pronuncia di primo grado.

Contro la doppia condanna di merito per violazione degli obblighi familiari, l’uomo presentava ricorso in Cassazione deducendo che la Corte di merito non avesse adeguatamente motivato la decisione in ordine alla capacità economica della Signora ed avesse illegittimamente respinto l’eccezione con cui si era denunciata l’impossibilità di ricondurre la condotta ascritta alla fattispecie di cui all’art. 570 c.p., comma 1.

Con la sentenza n. 36190 dell’08 ottobre 2010, la Cassazione accoglieva il ricorso del padre, annullando la condanna i con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

I Giudici di legittimità hanno annullato la doppia decisione di primo e secondo grado, smentendo, così, l’orientamento seguito finora con cui la stessa Corte aveva sempre ritenuto sussistente la responsabilità dei padri per violazione degli obblighi di assistenza anche in quei casi in cui la madre forniva un valido sostegno economico.

Le motivazioni della Suprema Corte

L’articolo 570 del codice penale (“violazione degli obblighi di assistenza familiare”) punisce chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai propri figli: è previsto fino ad un anno di reclusione, oltre ad una multa da 103 fino a 1024 euro.

In alcuni casi si applicano entrambe: quando il coniuge malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o dell’altro coniuge; oppure fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori o inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge (se la separazione legale non è colpa di quest’ultimo).

Non sarà responsabile del descritto reato l’ex marito che, tenuto in base alla sentenza di separazione all’obbligo di mantenimento dei figli, non versa l’assegno di mantenimento ai figli e alla ex coniuge, se quest’ultima disponga di capacità economiche sufficienti per la sussistenza.

Questo principio segna una svolta molto importante nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, che con sentenza n. 36190 del 2010 (sesta Sezione penale) ha stabilito che, se si verificano le predette condizioni, l’inadempienza dell’obbligato al mantenimento viene confinata all’ambito civilistico, scongiurando, così, la reclusione.

Secondo la Corte, il Tribunale adito, dando rilievo alla capacità economica della ex moglie affidataria dei figli, aveva, da un lato, escluso che la condotta omissiva contestata all’imputato avesse fatto mancare i mezzi di sussistenza alla ex moglie ed ai figli e aveva ritenuto, dall’altro, che la condotta stessa integrasse la fattispecie di cui al comma 1 dell’art. 570 c.p., per la quale aveva condannato il ricorrente, previa modificazione della rubrica.

In tal modo i giudici del merito sono incorsi nel duplice errore di omettere di pronunciare l’assoluzione del ricorrente per insussistenza del fatto, quale contestato al medesimo e al riqualificare la residua mera inadempienza civilistica, di per sé penalmente irrilevante, al pari del reato previsto e punito a sensi del primo comma dell’art. 570 c.p.

Si tratta di una sentenza che si discosta completamente dall’orientamento precedentemente seguito dagli Ermellini per il quale è soggetto a condanna l’obbligato al mantenimento dei minori, qualora si sottragga ai suoi doveri, a nulla rilevando le condizioni economiche del coniuge a cui sono affidati i figli.

Secondo i giudici, “l’unico comportamento penalmente rilevante” per chi è obbligato a versare l’assegno di mantenimento “in favore dell’altro coniuge dal quale viva separato, o dei figli minori od inabili a questi affidati” avviene solo se l’effetto pratico è quello di mettere sul lastrico l’ex coniuge e la prole, ossia “allorché l’omissione totale o parziale del versamento faccia mancare i mezzi di sussistenza ai beneficiari dell’assegno”.

Di conseguenza, viene assolto il genitore che nega l’assegno “qualora la capacità economica del coniuge affidatario, non indigente, sia sufficiente a garantirgli i mezzi di sussistenza”.

Siamo di fronte ad un mero inadempimento civilistico che non ha alcuna rilevanza dal punto di vista penale, come reato previsto e punito a sensi dell’art. 570 c.p., comma 1.

La Suprema corte esprime un principio significativo soprattutto se si considera che in una casistica molto ampia e in numerosissime sentenze di legittimità questo tipo di inadempimento viene punito penalmente anche se la madre o i nonni riescono a mantenere i minori.

Infatti, la stessa Cassazione ha più volte ribadito come il padre non possa sottrarsi agli obblighi di assistenza familiare nei confronti dei figli, solo perché questi sono aiutati economicamente da terzi.
Il principio
Ne consegue che non risponde del reato di cui al comma 1 dell’art. 570 c.p. il coniuge che non versa l’assegno di mantenimento ai figli, qualora la capacità economica del coniuge affidatario, non indigente, sia sufficiente a garantirgli i mezzi di sussistenza.

L’orientamento difforme

Con la sentenza in commento la Suprema Corte realizza un inversione di tendenza rispetto all’orientamento prevalentemente seguito fino ad oggi.

I Giudici di legittimità, infatti, avevano più volte affermato che l’intervento surrogatorio di terzi, non esclude lo stato di bisogno dei minori e, quindi, la configurabilità del reato di sottrazione agli obblighi di assistenza del predetto, a nulla rilevando l’eventuale convincimento contrario del soggetto inadempiente di non essere tenuto, in tale situazione, all’assolvimento del suo primario dovere, quale esigenza morale universalmente avvertita, traducendosi lo stesso convincimento in errore sulla legge penale, non determinato da ignoranza scusabile (art. 5 c.p.) di una norma.

Ex multis si può citare la sentenza del 2009 n. 2736, secondo cui “in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, lo stato di bisogno e l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori non vengono meno quando gli aventi diritto siano assistiti economicamente da terzi, anche in relazione alla percezione di eventuali elargizioni a carico della pubblica assistenza”.

La Suprema Corte, infatti, ha affermato che “l’intervento surrogatorio di terzi non esclude lo stato di bisogno dei minori e quindi la configurabilità del reato di sottrazione agli obblighi di assistenza del minore, a nulla rilevando l’eventuale convincimento contrario del soggetto inadempiente di non essere tenuto, in tale situazione, all’assolvimento del suo primario dovere, traducendosi lo stesso convincimento in errore sulla legge penale, non determinato da ignoranza scusabile (art. 5 c.p.) di una norma, che corrisponde a un’esigenza morale universalmente avvertita”.

Corte di Cassazione Sez. Sesta Pen. – Sent. del 08.10.2010, n. 36190

FATTO

Chiamato a rispondere del reato ex artt. 388-570 cpv. cp., per non avere ottemperato all’obbligo di corrispondere, a titolo di concorso nel mantenimento dei figli, fra cui uno minore, l’assegno mensile di € 206,58 disposto con sentenza di separazione passata in giudicato il 21.10.1999, così facendo mancare i mezzi di sussistenza, (…) ritenuto responsabile dal Tribunale di Taranto del reato di cui al comma 1 dell’art. 570 cp., così modificata la rubrica, essendosi ritenuto che l’accertata inadempienza dell’imputato al predetto obbligo civilistico non potesse integrare l‘ipotesi di cui al cpv. del cit art. 570 c.p., stante l’assenza delle condizioni di indigenza in capo alla ex moglie del (…) affidataria dei figli.

Adita dall’impugnazione del prevenuto, la Corte di Appello di Lecce, Sez. Dist. di Taranto, con sentenza del 12.02.2009, confermava la pronuncia di primo grado.

Propone ricorso per cassazione l’imputato a mezzo del difensore, deducendo che la Corte di merito non ha adeguatamente motivato in ordine alla capacità economica del (…) e ha illegittimamente respinto l’eccezione con cui si era denunciata l’impossibilità di ricondurre la condotta ascritta alla fattispecie di cui all’art. 570, comma 1,c.p.

DIRITTO
Il ricorso è fondato nei sensi di cui appresso.
Nella specie, invero, il Tribunale, dando rilievo alla capacità economica della ex moglie affidataria dei figli, ebbe, da un lato, ad escludere che la condotta omissiva contestata all’imputato avesse fatto loro mancare i mezzi di sussistenza, e ritenne, dall’altro, che la condotta stessa integrasse la fattispecie di cui al comma 1 dell’art. 570 c.p., per la quale condannò il prevenuto, previa modificazione della rubrica.

La decisione del primo giudice, non impugnata dal P.M., è stata confermata dalla Corte di appello.

E’ evidente che in tal modo i giudici di merito sono incorsi nel duplice errore di omettere di pronunciare l’assoluzione del (…) per insussistenza del fatto, così come contestatogli, e al riqualificare la (residua) mera inadempienza civilistica, di per sé penalmente irrilevante, come reato previsto e punito a sensi del primo comma dell’art. 570 c.p.

E’ noto, infatti, che nell’art. 570 c.p. sono previste due diverse ipotesi criminose, la prima (comma 1) relativa alla violazione degli obblighi di assistenza morale, la seconda (comma 2) relativa alla mancata assistenza materiale (v., fra le altre, Cass. 01.05.1973 e che l’unico comportamento penalmente rilevante del coniuge obbligato al versamento di un assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge dal quale viva separato, o dei figli minori od inabili a questi affidati, si realizza allorché l’omissione totale o parziale del versamento faccia mancare i mezzi di sussistenza ai beneficiaci dell’assegno (Cass. 21.11.1991)
Alla stregua di tanto, ed essendo mancata nella specie ogni impugnativa da parte del P.M.
non può che annullarsi senza rinvio la sentenza impugnata in ordine al reato di cui al comma 2 dell’art. 570 c.p, così sussiste riqualificata I’imputazione, perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Visti gli artt. 615 e 620 c.p.p., annulla senza rinvio la sentenza impugnata in ordine al reato di cui all’art. 570, secondo comma, c.p., così riqualificata l’imputazione, perché il fatto non sussiste.

Depositata in Cancelleria il 08.10.2010

CLICCA QUI PER UNA CONSULENZA 
su questo ed altri argomenti.

Chiama Ora