Pamela Prati “Ho in affido due bimbi fantastici”.

Pamela Prati in una recente intervista a Chi ha confidato di aver deciso di prendere due bambini in affido con il suo attuale compagno Marco Caltagirone.

Ma che cos’è l’affidamento familiare?

L’Avv. Maria Luisa Missiaggia, titolare dello studio Legale Studiodonne risponde.

Spesso si fa confusione tra adozione e affidamento. Si tratta di due provvedimenti aventi natura e funzioni molto diverse.

Ma cerchiamo di capirne di più.

L’affidamento familiare (o temporaneo) è stato introdotto dalla legge n.184 del 1983 che ha disciplinato anche l’attuale adozione. La norma afferma che ogni bambino ha diritto a crescere in una famiglia. Nella propria, di origine, innanzitutto. E quando questo non è possibile:

  • in una famiglia adottiva, se si verifica una situazione di totale abbandono morale e materiale;
  • in una famiglia affidataria, in caso di impossibilità temporanea della famiglia di origine;
  • in una comunità di tipo familiare in attesa di una delle soluzioni di cui sopra.

L’adozione e l’affidamento sono due provvedimenti giuridici che hanno lo scopo di assistere il minore – in stato di abbandono nel primo caso e con difficoltà familiari nel secondo – nella crescita fisica, sociale e psichica. In particolare, mentre l’adozione consiste nel cambiamento dello stato giuridico del soggetto, che diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della coppia adottante, l’affidamento è solo temporaneo e non prevede un cambiamento nello stato giuridico del minore e dei suoi genitori.

Quando una famiglia attraversa un momento di difficoltà e non riesce a prendersi momentaneamente cura dei figli, nel caso di morte di uno o entrambi i genitori, per disgregazione del nucleo familiare (ed. separazione, carcerazione) i minori possono essere accolti per un periodo di tempo determinato in un’altra famiglia, la famiglia accogliente.

Simona Ventura, oltre ai due ragazzi avuti da Stefano Bettarini, ha adottato Caterina, figlia di una parente in difficoltà.

http://www.oggi.it/people/vip-e-star/2014/08/07/simona-ventura-caterina-ora-e-mia-figlia-ladozione-e-ufficiale/?refresh_ce-cp

L’idoneità dei genitori che desiderano prendere in affidamento un bambino in difficoltà viene valutata dal Tribunale dei minori: il loro compito sarà infatti estremamente importante e delicato, poiché oltre ad accudire il bambino offrendogli una situazione famigliare serena devono comunque assicurarsi che il piccolo continui a mantenere rapporti quanto più possibile positivi anche con la famiglia d’origine.

La famiglia affidataria deve aiutare il bambino a superare le difficoltà e non deve sentirsi, come a volte accade, la famiglia “buona” rispetto a quella d’origine. È solo la capacità di mettersi nei panni dell’altro che permette di evitare questo atteggiamento sbagliato.

È necessario che la famiglia affidataria sia unita e, se ci sono figli, anch’essi devono essere coinvolti. Bisogna essere preparati a entrare in rapporto con il bambino e con la sua storia individuale e familiare, cercando di comprendere e non di giudicare. È di fondamentale importanza infatti che gli adulti accettino il passato del minore che ha sicuramente formato una parte importante del suo “io” e che non è possibile annullare.

A differenza dell’adozione, il cosiddetto affido familiare è una misura a carattere temporaneo. Pur essendo un provvedimento temporaneo, l’affidamento familiare può avere caratteristiche diverse a seconda delle circostanze. In caso di problematiche familiari molto gravi, l’affido è a lungo termine e dura fino a due anni, ma può essere prorogato dal Tribunale per i minorenni se si ritiene che la sospensione dell’affidamento possa recare un danno al minore. In caso di difficoltà meno importanti, l’affido familiare può essere a medio termine (non oltre i 18 mesi) o a breve termine (6-8 mesi). Una forma particolare di affido familiare, attuata soprattutto a carattere preventivo, è l’affidamento a tempo parziale, che prevede che il bambino trascorra con i genitori affidatari solo alcune ore del giorno, i fine settimana, o eventualmente brevi vacanze. In questo caso, dunque, il minore non viene allontanato dalla propria casa, e l’affidatario svolge una funzione di sostegno alla famiglia di origine in difficoltà.

Bisogna vedere, a mio avviso, detto istituto come una valida risposta alternativa al ricovero in istituto.

In alcuni casi, infine, è possibile che l’affidamento si trasformi in adozione vera e propria, come è successo al calciatore Mario  Balotelli. Figlio di due immigrati ghanesi, troppo poveri per mantenerlo, il piccolo Mario a soli sue anni è stato dato in affido alla famiglia bresciana dei Balotelli. Si parla in questo caso di affido sine die, che termina comunque al raggiungimento della maggiore età, quando il ragazzo acquisisce la facoltà giuridica di poter decidere della sua vita.

https://lifebogger.com/it/mario-balotelli-infanzia-story-plus-untold-biografia-fatti/