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Il caso #Salvini #Isoardi scatena il web e solleva domande legittime.

“Posso pubblicare foto di altri su Facebook?” la risposta corretta è “dipende“.

Lui ha gli occhi chiusi lei scatta il selfie…lui lo sapeva?!

E’ lecito pubblicare foto di momenti intimi quando una storia è finita?
E’ plausibile che Salvini fosse ignaro dello scatto oppure lo sapeva convinto che fosse rimasto privato?.
Al di là del buon gusto nella pubblicazione e nel tentativo mal riuscito di far diventare aulica una foto di scadente qualità, per me Avvocato la domanda è:
Lui lo sapeva? Era consenziente? perché se non c’è un consenso è reato
L’errore che si commette
Spesso è quello di ritenere che il consenso a farsi fotografare contenga anche il permesso alla pubblicazione del relativo scatto. Nulla di più falso. Si può autorizzare una persona a scattare la foto, ma non è detto che ciò implichi anche assenso a farla apparire pubblicamente sui social, quali Instagram o Facebook, o altri!
Ed il fatto che chi appare nelle immagini abbia accettato di farsi scattare le foto in questione non ci autorizza a divulgarle attraverso la rete è necessario un duplice consenso:
1) per farsi fotografare;
2) per la pubblicazione;
La pubblicazione di immagini senza il relativo consenso dell’interessato è un trattamento illecito di dati personali, punito in base all’art. 167 Codice della Privacy. Per configurare il reato in questione è sufficiente divulgare una sola foto del volto di una persona, tramite Facebook, Youtube, Twitter e persino su WhatsApp.
La pena arriva fino a 2 anni di reclusione nel caso in cui dalla pubblicazione derivi, per sé o altri un profitto o l’altrui danno. Sufficiente , secondo la giurisprudenza, un semplice fastidio o un turbamento alla vittima per integrare il reato in questione.
Intervento di modifica
Il Decreto n. 101/2018.
Il trattamento illecito dei dati, per essere penalmente perseguibile deve essere caratterizzato dal dolo specifico, cioè chi pone in essere la condotta deve agire al fine di trarre per sé o per altri un profitto, ovvero per recare ad altri un pregiudizio, e comportare altresì la produzione di un nocumento.
Nel caso di specie si potrebbe sollevare il legittimo dubbio che la comunicazione di un post cosi inadeguato sia stato in realtà opportunamente studiato… per fini a noi sconosciuti!