La moglie può conservare il cognome dell’ex marito dopo il divorzio?

La conservazione del cognome dell’altro coniuge, anche dopo il divorzio, è possibile. Ma debbono ricorrere circostanze eccezionali trattandosi di ipotesi straordinaria affidata alla decisione discrezionale del giudice di merito.

 

Il punto di partenza sul tema è l’art. 143 bis c.c. stabilisce che la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito.

Inoltre, in base a quanto disposto dall’art 5 della legge sul divorzio (L. 898/1970), in seguito allo scioglimento del rapporto coniugale, la donna perde il cognome che aveva aggiunto al suo con il matrimonio. Tuttavia, il giudice che pronuncia la sentenza di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito quando sussista un interesse meritevole di tutela suo o dei figli.

Tipica è la circostanza in cui l’ex marito è un professionista o un’artista affermato e ormai anche l’ex moglie è socialmente identificata con quel cognome. Ma tale caso può ritenersi meritevole di tutela?

Di tale aspetto si è occupata la Cassazione con un’ordinanza (Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 4 maggio – 26 ottobre 2015, n. 21706), con cui ha stabilito che non si può considerare meritevole di tutela la volontà di conservare un cognome famoso o, in virtù del quale, la donna ha goduto di alcuni benefici e privilegi sociali.

La meritevolezza dell’interesse, infatti, deve essere vista come un’eccezione alla regola, regola che stabilisce invece il principio opposto, ossia quello della coincidenza tra la denominazione e lo status.

Secondo il Tribunale di Milano (Trib. Milano sent. 5644/2009), l’interesse al mantenimento del cognome del coniuge dopo il divorzio risulta meritevole di tutela qualora riguardi la sfera del lavoro professionale, commerciale o artistico della moglie, oppure, ancora, in considerazione di profili di identificazione sociale e di vita di relazione meritevoli di tutela oltre che di particolari profili morali o considerazioni riguardanti la prole.

 

 

Cosa succede se la moglie è straniera?

Le situazioni da cui dipendono i cognomi e i nomi, ovvero i rapporti di famiglia che li determinano, sono valutati alla luce della legge dello Stato della cittadinanza secondo la Convenzione di Monaco, ratificata dall’Italia e che deve essere applicata anche per gli Stati non contraenti; così ha statuito la Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 23291/2015. La pronuncia trae origine dal caso di un cittadino italiano, il quale impugna la decisione della Corte d’Appello che, in riforma della sentenza resa in primo grado, aveva consentito alla moglie (di nazionalità svedese) di poter mantenere il cognome dell’ex coniuge.

La Corte di Cassazione ha stabilito, pertanto, che le norme cui fare riferimento per la fattispecie dedotta in giudizio, non sono solo quelle degli artt. 143 bis c.c. e l’art. 5, commi 2, 3, 4, della l. n. 898/1970, ma anche quelle contenute nella Convenzione di Monaco, resa esecutiva dall’Italia con la L. 950/1984. L’art. 1 della summenzionata Convenzione, destinata a prevalere sul diritto interno e sulle altre norme di diritto internazionale privato, stabilisce che i cognomi e i nomi di una persona devono essere determinati dalla legge dello Stato di cui il titolare è cittadino anche laddove costui appartenga ad uno Stato non contraente.

Inoltre, i giudici mettono in evidenza che la legge svedese consente al coniuge divorziato la facoltà unilaterale di mantenere il cognome del marito, poiché sostituito con il matrimonio al proprio nativo assumendo un carattere distintivo dell’identità personale. Il cognome della donna, nella fattispecie esaminata, è stato sostituito con il consenso del coniuge, diventando di fatto l’unico cognome della moglie e assumendo una funzione di carattere distintivo della propria identità personale a cui è necessario dare continuità.

 

Nel nostro ordinamento, invece, il cognome del marito integra ma non sostituisce quello della moglie, pertanto, solitamente la sua eliminazione non determina alcuna necessità di continuità in ordine alla prevalenza dei segni distintivi che compongono il nome.

Qui la sentenza a cui l’articolo fa riferimento sent.-cognome-ex

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e dell’Avv. Vanessa Bellucci