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NELLA SEPARAZIONE CON PIU’ FIGLI, FRATELLI E SORELLE RESTANO INSIEME.

A cura dell’Avv. Maria Luisa Missiaggia e della Dr.ssa Vanessa Bellucci.
Quando la crisi coniugale o di coppia coinvolge i figli minori, la legge riconosce agli stessi particolari tutele.
Primo fra tutti l’ormai noto principio della bigenitorialità introdotto con la legge 54/2006, che garantisce ai minori di mantenere rapporti equilibrati e continuativi con entrambi i genitori. Grazie a tale disposto normativo l’affidamento esclusivo ad un solo genitore è ormai divenuto un’eccezione, concessa dal giudice solo in gravi casi di inidoneità genitoriale.
Tuttavia, la complicata situazione sottesa alla crisi coniugale o di coppia in presenza di un solo figlio minore si aggrava inevitabilmente quando i minori diventano più di uno, in presenza quindi di fratelli o sorelle. Il giudice chiamato a pronunciare sull’affidamento della prole avrà il delicato compito di garantire sempre il superiore interesse dei minori. Dovrà decidere in primo luogo se entrambi i genitori siano idonei all’affidamento ed in secondo luogo, in caso di valutazione positiva, stabilire se fratelli e sorelle saranno collocati prevalentemente presso lo stesso genitore o se dovranno essere divisi.
Il giudice potrà aiutarsi disponendo l’ascolto del minore se questo sia ultradodicenne, o anche di età minore se dotato di capacità di discernimento. L’audizione suddetta è prevista ex art 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo per le procedure giudiziarie che lo riguardano e, dunque, in particolare per quelle relative al loro affidamento.
Il caso è quello preso in esame dalla Corte di appello di Bari.
Una famiglia con tre figli, due maschi prossimi alla maggiore età e una femmina di più tenera età, affronta le problematiche della separazione coniugale che vede tra le difficili decisioni spettanti al giudice quella di statuire in merito all’affidamento della prole.
Il Tribunale di Trani, con i provvedimenti provvisori ed urgenti del Presidente, aveva deciso di affidare in via esclusiva i figli maschi al padre e la femmina alla madre. Con ciò contravvenendo alla volontà della ragazza che, ascoltata dal giudice, aveva manifestato di voler restare insieme al padre ed ai due fratelli maggiori. Il padre, presentando immediato reclamo, ha richiesto che anche la terza figlia venisse affidata a lui. La Corte d’Appello di Bari con decreto del 16 dicembre 2016, in considerazione del desiderio espresso dalla minore e della necessità di preservarle tali punti di riferimento evitando ulteriori traumi alla stessa, ha deciso di affidare tutti i minori al padre in via esclusiva.
La decisione si fonda sul principio del supremo interesse della tutela del minore al fine di perseverare la continuità delle relazioni familiari attraverso il mantenimento della trama familiare. L’affidamento esclusivo ad un solo genitore, tuttavia, non dovrà comportare il sacrificio del diritto alla bigenitorialità che deve essere inteso come una stabile presenza affettivo relazionale di entrambi i genitori nella vita dei figli.
Emerge molto chiaramente che l’audizione del minore assume un ruolo chiave nella scelta di affidamento della prole compiuta dal giudice, che adotterà la scelta più giusta nell’interesse del minore riconoscendo le esigenze affettive di quest’ultimo.